Le (in)certezze dei progetti e-banking

Nonostante l'abbandono della e-banca di Vontobel, molti istituti continuano a credere nelle potenzialità del settore online. Keystone Archive

Diffusasi presso il grande pubblico negli ultimi 3 anni, l'offerta di prestazioni bancarie online rimane tuttora uno dei fattori di sviluppo sui quali puntano molti istituti di credito. Il fallimento, la scorsa settimana, dell'ambizioso progetto del gruppo Vontobel ha portato l'attenzione sulle incognite dell'online, sugli importanti investimenti finanziari che necessita e sulle spesso sottovalutate esigenze tecniche. Ciò nonostante non mancano ulteriori piani innovativi, tra i quali "vere" banche elettroniche.

Questo contenuto è stato pubblicato il 06 marzo 2001 - 10:05

L'online continua ad essere fonte di rosee aspettative. La comodità garantita dal poter disporre dei servizi bancari 24 ore su 24 è effettivamente piuttosto allettante. Inoltre non è da sottovalutare l'aspetto economico: in effetti le operazioni di borsa o gli ordini di pagamento effettuati tramite internet sono molto più convenienti rispetto al tradizionale ricorso allo sportello o al consulente bancario.

D'altra parte, almeno a breve termine e per la clientela privata, sono da tenere in considerazione i limiti dovuti all'effettiva diffusione del web tra la gente: secondo gli ultimi dati pubblicati dall'Ufficio federale di statistica, un terzo della popolazione svizzera naviga regolarmente in Internet. Ciò significa che i restanti due terzi non sono da considerare un target per i servizi bancari online. Come ha indicato a swissinfo Raffaele Sciarini, responsabile dell'e-banking di UBS, molti potenziali utilizzatori hanno inoltre delle "barriere psicologiche" nei confronti della rete o dei timori che provengono da virus o hackers.

Tutti gli istituti di credito dispongono oggi di un sito web e molti offrono un servizio online. La maggior parte di essi, tra cui le grandi banche come UBS e Credit Suisse, hanno optato per un e-banking incorporato nelle proprie attività generali. In questi casi, la strategia internet non fa che ampliare i canali di comunicazione e di distribuzione con la quale la banca si rivolge ai suoi clienti.

Non tutte le banche dispongono però al loro interno delle necessarie facoltà, soprattutto tecniche, per gestire un servizio online confacente alle aspettative della clientela. E così, ad esempio, il gruppo Vontobel aveva lanciato nel 2000 la proposta "y-o-u" che avrebbe dovuto dar vita alla prima E-bank vera e propria. Per farlo si era rivolta ad un centinaio di collaboratori esterni e aveva coinvolto nell'affare diversi partners commerciali. Risultato: Vontobel ha abbandonato il progetto a poche settimane dalla sua messa in servizio operativo. Stando alle dichiarazioni di Walter Kaiser, responsabile delle finanze del gruppo zurighese, il progetto non avrebbe mai ottenuto i proventi sperati. L'essersene resi conto un po' tardi è costato a Vontobel la bellezza di 151 milioni di franchi svizzeri.

Nonostante questo fallimento, non mancano gli istituti pronti a lanciarsi nell'avventura online. Banca della Svizzera italiana (BSI), Julius Bär, Postfinance in collaborazione con la Banca cantonale vodese, Rentenanstalt e Swissquote possiedono già, come ci ha confermato Daniel Züberbühler, direttore della Commissione federale delle banche, il nulla osta da parte delle autorità federali per l'avvio di simili progetti.

Emilio Casagrande, chief officier di BSI Online, contattato da swissinfo sottolinea innanzitutto come le cifre che contraddistinguono il progetto da lui diretto non sono nemmeno paragonabili con quelle pubblicate a proposito di Vontobel. Il responsabile del progetto BSI rileva come molte banche, dietro la facciata distributiva sul web, hanno mantenuto un funzionamento di tipo tradizionale, per cui l'ordine del cliente immesso tramite internet viene gestito dall'istituto esattamente come vengono gestite le transazioni allo sportello o quelle telefoniche.

"La nostra scommessa invece è stata quella di cogliere l'opportunità per ricostruire non solo il momento distributivo ma tutta la struttura. Abbiamo ricostruito un ente che funziona al 98 % in elettronico" sottolinea Casagrande. Una banca composta principalmente da bit e byte che, stando alle previsioni dei suoi promotori, dovrebbe permettere importanti risparmi. Questo progetto, così come ad esempio quello della Julius Bär, diverrà operativo nella primavera 2001.

Il settore bancario è sicuramente di fronte ad un bivio. L'evoluzione naturale sembrerebbe condurre verso la ricerca di una continua ottimizzazione del servizio e una conseguente diminuzione dei costi delle transazioni. Ed in questo senso la banca elettronica ha le carte in regola per determinare un nuovo standard per tutti gli istituti bancari. D'altra parte vi è da una clientela da abituare alle nuove tecnologie. Se ciò sarà effettuato in breve, medio o lungo termine è oggi difficile da dire.

Dunque il caso Vontobel come modello? Non sembra il caso, anche se investimenti imponenti sembrano, al momento, sproporzionati e difficilmente recuperabili.

Marzio Pescia

Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: community-feedback@swissinfo.ch

Condividi questo articolo