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Le banche continuano a frenare i crediti

Le banche concedono meno crediti e vogliono più garanzie, una situazione difficile per molte PMI.

(Keystone)

Soffia un venticello di ripresa economica sulla Svizzera, ma le banche non danno l’impressione di voler sostenere gli investimenti con l’aumento dei crediti.

A soffrirne sono le piccole e medie imprese del paese, soprattutto quelle che vorrebbero realizzare dei progetti innovativi.

Lo stato di salute dell’economia svizzera sta migliorando, ma le banche non sembrano intenzionate ad aprire i cordoni della borsa: i limiti di credito, abbassati di quasi 90 di miliardi di franchi dal 1997, restano dove sono.

Stando ad una statistica della Banca nazionale, nel 2003 il limite totale dei crediti è stato diminuito di 4 miliardi di franchi. Dall’inizio dell’anno il loro livello è stagnante. In aprile, le aziende potevano contare su crediti per 301 miliardi di franchi.

Alle piccole e medie imprese (PMI), che rappresentano il 99,7% delle imprese svizzere e impiegano i due terzi dei lavoratori, vanno 252 miliardi, vale a dire l’85% del totale.

Meno rischi per le banche

Il problema è che proprio nel momento in cui si concretizza una ripresa economica in Svizzera, all’orizzonte non si profila nessun aumento dei crediti e quindi delle possibilità per le aziende di fare degli investimenti. Le banche si sono scottate negli anni Novanta, concedendo dei prestiti a delle imprese poco affidabili, e vogliono evitare ora di commettere gli stessi sbagli.

All’epoca, la Commissione federale delle banche aveva dovuto prendere in esame più di 42 miliardi d’investimenti. In seguito a questo episodio, le banche si sono messe ad esaminare scrupolosamente la solvibilità dei loro clienti.

«Negli ultimi tempi, le banche hanno standardizzato le loro procedure», ha spiegato Urs Roth, presidente dell’Associazione svizzera dei banchieri nel corso di un incontro con i giornalisti. «Ormai tengono conto delle categorie a rischio».

Vita difficile per le piccole e medie imprese

Diversi ambienti economici criticano questo modo di fare, giudicato troppo restrittivo. «Le società che mantengono fede ai loro obblighi finanziari non devono farsi nessuna preoccupazione», ha tuttavia dichiarato Peter Neuhaus, segretario della Fondazione PMI e membro della direzione dell’Unione sindacale svizzera.

La situazione si fa più difficile per chi vuole creare un’azienda, per i giovani imprenditori e per le aziende molto piccole, che «hanno delle difficoltà» a trovare dei fondi. Per Peter Neuhaus, «le loro richieste alle banche si basano spesso su una documentazione carente».

Inoltre, molte società possono fare capo solo in modo insufficiente a dei fondi propri. Sostanzialmente i problemi restano due: «Da un lato le condizioni economiche restano generalmente difficili per le PMI, dall’altro la ripresa nascente può essere minata da un’esitazione eccessiva nell’offerta di crediti».

Penuria sì o no?

L’associazione padronale economiesuisse è meno allarmista. Il suo presidente, Rudolf Walser, non constata una penuria di crediti, anche se «per certi casi isolati», delle lacune nell’offerta non sono escluse.

Anche le banche respingono le accuse di essere troppo avare. Thomas Sutter, portavoce dell’Associazione svizzera dei banchieri, ritiene che «la stagnazione dei limiti di credito non dovrebbe essere considerata come il segno di una politica restrittiva delle banche».

Stando agli ultimi dati trimestrali pubblicati dalla Banca nazionale, le domande di prestito delle aziende non sarebbero aumentate che di poco. In aprile le necessità ammontavano a 211 miliardi su un limite massimo di credito di 301 miliardi. Per le PMI la somma era di 191 miliardi sui 252 possibili.

swissinfo e agenzie

Fatti e cifre

306'000 piccole e medie imprese (PMI) in Svizzera
L’88% delle PMI è rappresentato da “microditte” con meno di 10 impiegati
301 miliardi di franchi: limite massimo dei crediti concessi dalle banche svizzere (86 miliardi in meno rispetto al 1997)
252 miliardi riservati alle PMI

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In breve

Il 99,7% delle aziende svizzere è rappresentato da piccole e medie imprese. Un’impresa è definita «micro» se ha da uno a nove impiegati, piccola da 10 a 49 impiegati, media da 50 a 249 impiegati. Le PMI impiegano i due terzi dei lavoratori svizzeri.

Negli ultimi anni, il mercato dei crediti, controllato al 45% da UBS e Credit Suisse, è regredito. Sono diminuiti i fondi messi a disposizione, anche se va aggiunto che non vengono mai sfruttati al 100%.

A risentire maggiormente della situazione sono le PMI che generalmente non necessitano milioni ma cifre tra i 50'000 e i 200'000 franchi. Per le banche si tratta di importi poco interessanti, che danno dei profitti solo se si dispone di un sistema efficace di valutazione dei rischi.

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