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Le opere d'arte antiche non sono in vendita

Alcuni dei pezzi rubati al Museo nazionale iracheno sono stati restituiti Keystone Archive

Esperti svizzeri, britannici e iracheni si incontrano a Ginevra per unirsi contro il commercio illegale d’opere d’arte antiche.

Questo contenuto è stato pubblicato il 05 febbraio 2004 - 08:27

L’obiettivo, durante l’incontro di giovedì e venerdì denominato «Not for sale», è quello di rinforzare la collaborazione e scambiarsi informazioni.

«È importante che i due paesi abbiano accettato di ratificare le convenzioni internazionali esistenti, mostrando la loro determinazione nella lotta al saccheggio dei tesori della storia», afferma Pierre Lalive, co-presidente della conferenza, a swissinfo.

«Il traffico illecito di opere d’arte assomiglia molto a quello degli stupefacenti», aggiunge Lalive. «Se non ci fossero degli acquirenti non ci sarebbe nemmeno l’offerta. La via più efficace passa attraverso migliori strumenti legali che combattano il mercato».

Impegno comune

Circa 150 persone, fra cui anche funzionari doganali e ufficiali dell’Interpol, partecipano all’appuntamento organizzato dal Centro «Art-Law» di Ginevra, l’ambasciata britannica a Berna e il British Council in Svizzera.

Si attendono anche gli esperti dell’Unesco svizzera e numerosi tecnici e esperti provenienti da musei e istituzioni.

Andrea Raschèr dell’Ufficio federale della cultura, afferma che il traguardo della conferenza è quello di favorire una presa di coscienza a livello pubblico e politico sul tema.

«Si tratta di un problema internazione e può venir risolto solo con misure concertate a livello internazionale», aggiunge Raschèr. «Governi e cittadini hanno il compito legale e morale di preservare l’eredità culturale dell’umanità per dare al nostro passato un futuro migliore».

Pessima reputazione

Negli anni, l’immagine della Svizzera in questo settore è stata appannata dalla reticenza dimostrata verso la ratifica della Convenzione dell’Unesco, varata a livello internazionale nel 1970, sul trasferimento dei beni culturali.

Ma anche la Gran Bretagna ha avuto per anni un’analoga falla legislativa che ne ha fatto uno dei principali centri al mondo per il commercio illegale di opere d’arte. Secondo l’Interpol e l’Unesco, questo settore del commercio illecito è superato per importanza solo da quello delle armi e della droga.

Raschèr fa inoltre notare che la Svizzera e l’Inghilterra sono fra le prime cinque piazze mondiali per lo scambio d’antichità. Dopo aver tentennato per molti anni, i due paesi hanno introdotto nuovi strumenti legali che non permettono di trattare i beni artistici e culturali alla stregua di merce comune.

Gli esperti sperano ora che i nuovi strumenti rendano più difficile il commercio di beni rubati.

Andrea Raschèr illustra i deficit del passato: «In precedenza, una bicicletta rubata aveva la stessa priorità di un quadro rubato in una pinacoteca russa; importare delle statue dell’antica Grecia necessitava delle stesse procedure richieste per l’importazione di pomodori».

«Ma la nuova Legge sul trasferimento dei beni culturali corrisponde ormai agli standard minimi richiesti dalle convenzioni internazionali», aggiunge ancora Raschèr.

Pressione pubblica

Secondo l’archeologa Cornelia Isler-Kerényj, rappresentante della commissione svizzera dell’Unesco, la recente guerra in Iraq ha aumentato la pressione sulla politica internazionale.

La specialista ritiene che l’indignazione pubblica, provocata dalla diffusione di eloquenti immagini dei saccheggi al Museo nazionale in aprile, mette sotto pressione le autorità nazionali.

«Paradossalmente, i tragici episodi iracheni hanno rimesso in moto un processo che non voleva concludersi. In precedenza, i dibattiti parlamentari sono stati rimandati più volte», afferma l’archeologa a swissinfo.

«Quindici anni fa, su questi temi non c’era una sensibilità nell’opinione pubblica, ma oggi molte persone sostengono il varo della legge e il suo effetto sarà chiaramente maggiore», aggiunge la Isler-Kerényj.

Lalive ritiene che sia ancora troppo presto per valutare l’effetto delle nuove norme legali, ma ammette che la pressione pubblica è diventata uno strumento importante per combattere il mercato nero delle opere d’arte.

«È molto difficile prevedere l’impatto che ogni misura legislativa ha nella vita reale… Ma più la popolazione è informata, più le probabilità che la lotta abbia successo aumentano».

swissinfo, Anna Nelson, Ginevra
(traduzione: swissinfo, Daniele Papacella)

In breve

Il traffico dei beni culturali è, dopo la droga e le armi, il terzo settore per importanza del mercato nero internazionale.

La Svizzera e la Gran Bretagna primeggiano fra le prime cinque piazze internazionali per il mercato dell’arte. Il bilancio ufficiale del settore è di 1,5 miliardi di franchi l’anno solo in Svizzera.

I due paesi hanno introdotto recentemente delle nuove misure legali per combattere il mercato illegale.

Ambedue hanno appena firmato la Convenzione internazionale dell’Unesco del 1970 sul trasferimento dei beni culturali.

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