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Libero scambio: l'Europa invece degli Stati Uniti

Gli agricoltori svizzeri possono tirare (per ora) un sospiro di sollievo

(Keystone)

Dopo i dubbi attorno ai negoziati con gli USA, Berna intende esaminare l'opzione di un nuovo accordo di libero scambio nel settore agricolo con l'Europa.

I ministri elvetici dell'economia e degli affari esteri sono stati incaricati di preparare un rapporto con i pro e i contro di un tale accordo con l'Unione europea.

La stampa svizzera è unanime: il progetto per un accordo di libero scambio con gli Stati Uniti si è arenato e le chances di successo sono deboli.

Dopo la divergenza in ambito agricolo emerso tra Svizzera e Stati Uniti, il governo elvetico ha così deciso di volgere nuovamente lo sguardo verso l'Unione europea (Ue).

Il Consiglio federale ha chiesto al Dipartimento federale dell'economia e a quello degli affari esteri di redigere un rapporto sui vantaggi e gli inconvenienti di una tale intesa con l'Ue, il principale mercato per le esportazioni svizzere. Già nel 1999, nel quadro degli Accordi bilaterali I, Berna e Bruxelles avevano concluso un trattato in campo agricolo.

La cooperazione con l'Ue nel campo dell'agricoltura – ha dichiarato il ministro dell'economia Joseph Deiss – è già ad un livello avanzato. Attualmente, il 50-60% degli scambi commerciali con i maggiori importatori di prodotti svizzeri è stato liberalizzato.

Arenati sull'agricoltura

«Agli americani abbiamo proposto di suddividere i prodotti agricoli in quattro categorie, da quelli meno sensibili a quelli che lo sono di più», ha detto mercoledì Deiss, aggiungendo che «Washington vuole però concludere un accordo globale».

Per il consigliere federale si tratta ad ogni modo di un problema più di metodo che di sostanza: nulla impedisce infatti che all'interno dell'intesa globale vengano fissate condizioni particolari per l'agricoltura.

Circa gli altri settori (servizi, investimenti, mercati pubblici), Deiss ha precisato che non vi sono ostacoli insormontabili.

Contattato da swissinfo, Martin Naville, direttore della Camera di commercio USA-Svizzera, si dice speranzoso: secondo lui, le due parti riusciranno ad appianare le divergenze. «È comunque più una speranza che una certezza».

«Speriamo che i settori che producono ricchezza, responsabili del 99% del Prodotto interno lordo, abbiano un peso maggiore rispetto all'agricoltura (restante 1%), la quale costa parecchi soldi», ha aggiunto.

Bene per l'economia, male per gli agricoltori

L'accordo di libero scambio con Washington - le cui trattative erano iniziate nel settembre 2005 - si tradurrebbe con l'abolizione dei dazi doganali sui prodotti industriali e, considerando gli altri Paesi europei, offrirebbe alla Svizzera un accesso preferenziale al mercato statunitense.

Se a trarne vantaggio sarebbero soprattutto l'industria orologiera, farmaceutica, chimica e i servizi - per cui si parla di un risparmio globale di 500 milioni di franchi l'anno - gli agricoltori svizzeri sarebbero invece i maggiori perdenti, non potendo competere con l'agricoltura estensiva dei colleghi americani.

Berna vorrebbe proteggerli, con misure ad hoc, ma Washington non ci sente.

Accordarsi entro il 2007

Per tentare di rilanciare il dialogo con gli USA, Joseph Deiss incontrerà il delegato al commercio statunitense Robert Portmann durante il Forum economico di Davos (25-29 gennaio).

A seconda dell'esito dell'incontro, il consigliere federale esporrà le proprie raccomandazioni al governo a inizio febbraio. Solo allora l'esecutivo svizzero deciderà se avviare le trattative.

Se le condizioni poste dalla Confederazione saranno rispettate, i negoziati dovranno concludersi entro il giugno 2007. Dopo quella data, la Svizzera non potrà più approfittare delle procedure accelerate concesse dal Congresso americano al presidente George W. Bush.

Reazioni contrastanti

La notizia del mancato avvio dei negoziati con gli Stati Uniti ha suscitato reazioni contrastanti.

I socialisti, affiancati dalle associazioni dei consumatori e da quelle dei piccoli contadini, hanno espresso soddisfazione. Per loro, le difficoltà incontrate durante i colloqui preliminari non sono affatto sorprendenti.

Ad esempio, per quanto riguarda l'obbligo di dichiarazione per i prodotti contenenti organismi geneticamente modificati, per le carni con ormoni e sul prezzo dei medicamenti, il partito ha sempre ammonito che vi sarebbero stati problemi.

L'associazione dei piccoli contadini è addirittura dell'avviso che il libero scambio con gli USA è incompatibile con la Costituzione.

I democristiani (Partito popolare democratico) si sono invece detti delusi parlando di «un passo indietro».

Delusi pure i rappresentanti dell'economia svizzera, che criticano l'approccio «esitante» del governo. «Questa è una grande opportunità che non dobbiamo lasciarci scappare», ha sottolineato Thomas Pletscher di economiesuisse.

Restano fiduciosi i democentristi (Unione democratica di centro), per i quali il consiglio federale deve ora negoziare in modo «spietato» e tentare di ottenere il massimo per la Svizzera.

swissinfo e agenzie

Fatti e cifre

Nel 2004, le esportazioni di beni e servizi svizzeri verso gli Stati Uniti hanno totalizzato 14,2 miliardi di franchi.
Il mercato USA assorbe il 10% delle esportazioni elvetiche ed è il secondo sbocco commerciale dopo la Germania (20,6%).
Sempre nel 2004, le importazioni dagli Stati Uniti in Svizzera hanno raggiunto il valore di 5,7 miliardi di dollari.

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