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Luce verde di Berna al miliardo per la coesione

La competenza su come ripartire il miliardo rimane nelle mani della Svizzera

(Keystone)

Il governo ha approvato le modalità della ripartizione del miliardo di franchi che la Svizzera verserà quale contributo per la coesione dell'Unione Europea.

La ministra degli esteri elvetica Micheline Calmy-Rey ratificherà il documento lunedì a Bruxelles. Ad approfittare maggiormente del contributo elvetico, che durerà cinque anni, è la Polonia.

Il Memorandum di intesa sul sostegno finanziario svizzero ai dieci nuovi membri dell'Unione Europea – un miliardo di franchi su cinque anni – è stato approvato mercoledì dal governo elvetico.

Il documento sarà sottoscritto lunedì a Bruxelles dalla consigliera federale Micheline Calmy-Rey, dalla ministra degli esteri austriaca Ursula Plassnik – l'Austria occupa la presidenza di turno dell'UE – e dalla commissaria europea per le relazioni esterne, Benita Ferrero-Waldner.

L'Unione Europea aveva appianato le ultime divergenze ad inizio febbraio. Le discussioni erano rimaste a lungo bloccate: Bruxelles voleva infatti destinare parte del miliardo anche agli Stati più poveri dell'Europa dei 15, mentre la Svizzera chiedeva che l'aiuto andasse unicamente ai 10 nuovi membri.

Alla Polonia l'importo maggiore

Il sostegno finanziario verrà fornito sotto forma di programmi e progetti concreti, scelti congiuntamente da Berna e dai paesi che ne beneficeranno, nei campi di infrastrutture e ambiente, della promozione del settore privato, dello sviluppo umano e sociale, della sicurezza, e della riforme.

A fissare la chiave di ripartizione della somma – ha ricordato il ministro dell'economia Joseph Deiss – è stata l'Unione Europea.

La parte del leone la farà la Polonia, con 489 milioni di franchi, seguita dall'Ungheria con 130 e dalla Repubblica Ceca, con 110.

Tramite questo contributo solidale della Svizzera alla riduzione delle disparità economiche e sociali nell'UE allargata, il Consiglio federale «riconosce l'elevata importanza anche per il nostro Paese dell'ultimo allargamento, in relazione alla sicurezza e alla prosperità europee», ha detto ancora Deiss.

Ridurre le disparità

Benché nei nuovi Stati dell'UE siano avvenuti profondi cambiamenti dalla fine della Guerra fredda, «molti di essi presentano ancora un notevole ritardo rispetto agli Stati dell'Europa occidentale», secondo il Consiglio federale. Da qui la decisione di contribuire con un miliardo di franchi per ridurre le disparità.

Per quanto concerne le procedure interne elvetiche, il prossimo passo del governo svizzero sarà di stipulare accordi quadro bilaterali con i dieci Stati partner in vista dell'erogazione del contributo svizzero. Prima che ciò possa avvenire, il Parlamento dovrà però approvare la nuova legge federale sulla cooperazione con i paesi dell'Europa dell'Est. In marzo, la legge sarà sottoposta al Consiglio nazionale, mentre il Consiglio degli Stati l'aveva già approvata all'unanimità lo scorso dicembre.

Il miliardo di franchi verrà verosimilmente attinto dai budget dei Dipartimenti dell'economia e degli affari esteri. In nessun caso però questa somma andrà a scapito dell'aiuto alla cooperazione e allo sviluppo, ha voluto rassicurare Joseph Deiss. A più riprese, infatti, le organizzazioni di aiuto allo sviluppo avevano espresso timori in tal senso.

swissinfo e agenzie

Fatti e cifre

Chiave di ripartizione del miliardo di franchi che la Svizzera verserà quale contributo alla coesione (somme arrotondate al milione):
Polonia 489 milioni
Ungheria 131
Cechia 110
Lituania 71
Slovacchia 67
Lettonia 60
Estonia 40
Slovenia 22
Cipro 6
Malta 3
Due milioni di franchi saranno a disposizione per progetti prioritari

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In breve

Considerando che dell'allargamento ad Est dell'Unione Europea avrebbe beneficiato anche l'economia elvetica, nel maggio 2003 Bruxelles ha chiesto a Berna di contribuire finanziariamente all'estensione.

Un anno dopo, al termine delle trattative per il secondo pacchetto di accordi bilaterali con l'UE, la Confederazione ha accolto la richiesta promettendo un miliardo di franchi su 5 anni.

In un memorandum, i due partner hanno stabilito che il miliardo non sarebbe stato versato nel Fondo di coesione dell'UE – destinato a livellare il grado di sviluppo di tutti i paesi dell'Unione – ma esclusivamente agli ultimi 10 arrivati.

Inoltre, è stato deciso che l'aiuto elvetico sarebbe stato fornito in modo autonomo da Berna, nel quadro degli accordi stabiliti con i Paesi beneficiari.

Questa chiave di distribuzione non piaceva a Spagna, Portogallo e Grecia, che la ritenevano discriminatoria.

Gli ambasciatori dei 25 Stati dell'UE hanno accettato questa proposta l'8 febbraio scorso.

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