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Lukas Mühlemann lascia il CdA del Credit Suisse Group

Lukas Mühlemann ha annunciato la sua partenza dal Consiglio di amministrazione dell'Istituto bancario

(Keystone Archive)

Il banchiere rinuncerà alla carica di presidente del CdA l'anno prossimo. Il Credit Suisse Group prevede tempi difficili per l'immediato futuro.

Lukas Mühlemann si dimetterà nel 2003 dalla presidenza del consiglio di amministrazione del Credit Suisse Group, in occasione dell'assemblea generale, ma manterrà la carica di presidente della direzione (CEO). Lo ha annunciato mercoledì un comunicato del CSG, che si aspetta peraltro "una leggera perdita d'esercizio" per il secondo trimestre di quest'anno.

Thomas Wellauer, direttore di Credit Suisse Financial Services, lascerà dal canto suo la banca alla fine di settembre e sarà sostituito da Oswald Grübel.

Il CSG spiega l'abbandono del doppio mandato del 52enne Mühlemann con l'attuale "ambiente difficile" che esige "la sua piena attenzione in qualità di CEO". Un comitato composto degli amministratori Daniel Vasella, "patron" della Novartis, Walter Kienlholz, presidente di Swiss Re, e Marc-Henri Chaudet, è incaricato di trovare un nuovo presidente.

Titolo del CS Group sale e poi scende

Le azioni del Credit Suisse Group hanno aperto con un lieve rialzo giovedì, dopo le notizie sulla rinuncia di Lukas Mühlemann alla carica di presidente del consiglio di amministrazione (Cda) nel 2003 e sulla sostituzione di Thomas Wellauer a capo del Credit Suisse Financial Services.

Subito dopo l'apertura, l'azione del gruppo bancario segnava una progressione dell'1,2 per cento, in linea con gli altri valori finanziari (UBS: +1,3 per cento). Gli operatori sono prudenti: in preborsa il titolo aveva perso circa un punto percentuale. "La rinuncia di Mühlemann è un fattore, l'avvertimento sugli utili un altro", osserva un operatore.

Alle 10.00 il titolo CSG era in perdita dell'1,7 per cento, mentre l'indice SMI guadagnava l'1,33 per cento. L'UBS segnava un rialzo di un punto percentuale.

La sorpresa non è stata tanto la rinuncia di Mühlemann al doppio mandato, quanto le dimissioni di Thomas Wellauer. In precedenza Wellauer era presidente della direzione della compagnia assicurativa Winterthur, indicano gli operatori che si pongono interrogativi sulla strategia futura della banca. Il successore di Wellauer, Oswald Grübel, va collocato piuttosto fra i contrari alle tendenze verso la bancassicurazione, ha rilevato un operatore.

A proposito di Mühlemann, il mercato specula sulle sue dimissioni anche dalla carica di presidente della direzione, è stato indicato tracciando paralleli con la Zurigo. Rolf Hüppi, ex presidente del Cda del gruppo finanziario-assicurativo prima si era dimesso dalle responsabilità operative e successivamente dalla presidenza del Cda.

Troppi problemi negli ultimi mesi

Lukas Mühlemann ha accumulato smacchi e critiche negli ultimi mesi. Oltre ai rimproveri per il suo doppio mandato, i seri problmemi del Credit Suisse First Boston (CSFB), la vicenda Swissair e la caduta della redditività del gruppo hanno offuscato la sua immagine.

Il vento contrario ha cominciato a soffiare nella primavera 2001, nell'ambito del dibattito sul governo d'impresa che postula una separazione dei compiti di presidente della direzione e presidente del consiglio d'amministrazione.

Mühlemann, che cumula i due mandati nel Credit Suisse Group (CSG) dal 2000 - cosa in linea di principio illegale in una banca svizzera, ma il CSG ha ottenuto una deroga in quanto gruppo finanziario - respinge senza grande difficoltà gli attacchi della fondazione Ethos durante l'assemblea generale che avalla la sua nomina. Ma la polemica è lanciata e non cesserà più.

Attaccato su più fronti

Parallelamente, Lukas Mühlemann è trascinato nel vortice del naufragio di SAirGroup, nel cui consiglio d'amministrazione sedeva. L'esito delle denunce presentate contro i vecchi responsabili del gruppo e delle pretese civili che potrebbero essere avanzate rimane incerto, ma l'ex capo della McKinsey Svizzera è investito in pieno dalle accuse.

Oltre Atlantico è il Credit Suisse First Boston (CSFB) ad essere nell'occhio del ciclone. Le autorita borsistiche americane lo sospettano di aver privilegieto certi clienti al momento di entrate in borsa, in cambio di commissioni esagerate. La banca respinge le accuse, ma deve ugualmente passare alla cassa: all'inizio di quest'anno, il CSFB versa 100 milioni di dollari per mettere fine all'inchiesta, nell'ambito di un "regolamento amichevole" con le autorità borsistiche USA.

La banca d'affari è inoltre duramente colpita dal crollo delle borse, che sopraggiunge mentre deve ancora digerire l'integrazione dell'istituto americano Donaldson, Lufkin & Jenrette (DLJ). In ottobre, il CSFB annuncia la soppressione di 2000 impieghi, ai quali se ne aggiungono altri 800 nell'ambito della ristrutturazione mirante ad economizzare un miliardo di dollari.

Il CSFB è inoltre implicato in una vicenda di intesa sui prezzi in India, che gli vale il bando imposto alla filiale indiana per due anni, a partire dal 18 aprile 2001.

CS contro UBS

Il paragone delle performances del CSG e dell'UBS porta pure acqua al mulino dei detrattori di Mühlemann. Nel 2001, il CSG subisce un crollo dell'utile netto del 73 per cento, a 1,6 miliardi di franchi, mentre l'UBS subisce «soltanto» una diminuzione del 36 per cento, a 4,97 miliardi.

Le cifre del primo trimestre 2002 confermano la tendenza. E gli investitori non si sbagliano: dall'inizio dell'anno, l'azione del CSG ha perso circa il 32 per cento, a fronte del -11 per cento del grande rivale.

Sul fronte delle assicurazioni, la strategia di Mühlemann è messa a dura prova dalle difficoltà della Winterthur, rilevata alla fine del 1997. Il 20 giugno scorso, il CSG annunciava l'iniezione dei 1,7 miliardi di franchi per risollevare la filiale.

Winterthur e giustizia argentina

Il Credit Suisse non sembra aver la mano molto felice neppure rilevando l'8 per cento dell'assicuratore vita Rentenanstalt/Swiss Life durante l'estate 2000. La partecipazione lo ha costretto a procedere ad ammortamenti per parecchie centinaia di milioni di franchi.

In questo contesto tormentato, l'inchiesta annunciata all'inizio del 2002 dalla giustizia argentina contro il Banco General de Negocios (BGN), i cui dirigenti José e Carlos Rohm sono accusati di fuga di capitali e di
riciclaggio, non ha migliorato la situazione di Mühlemann, presidente della direzione della seconda banca svizzera dal 1997 e consigliere d'amministrazione dal 1998.

swissinfo e agenzie


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