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L'unità sindacale sembra ancora lontana

(Keystone Archive)

La Confederazione dei sindacati cristiani svizzeri e la Federazione delle società svizzere degli impiegati preparano una fusione. All'orizzonte si profila un possibile contrappeso moderato all'Unione sindacale svizzera.

Prosegue nel mondo sindacale svizzero il processo di ristrutturazione avviatosi negli anni '90 e che aveva portato alla nascita, tra gli altri, del Sindacato edilizia e industria (Sei), di Comedia (stampa e media), Unia (settore terziario), della casa sindacale comune di Sei e Federazione lavoratori metalmeccanici e orologieri (Flmo) e, nell'area cristiano sociale, del sindacato interprofessionale Syna.

Reagendo ai profondi mutamenti nel mondo del lavoro, alla perdita d'iscritti, alla crescita di ampi settori di lavoro non organizzato, i sindacati hanno dato avvio nel decennio scorso - "per la prima volta dopo la seconda guerra mondiale" come scrive il politologo losannese André Mach (in "Gewerkschaften in der Schweiz", Zurigo 2001) - ad un ampio movimento di concentrazione.

Ora il processo tocca due delle tre confederazioni sindacali, la Confederazione dei sindacati cristiani svizzeri (Csc) e la Federazione delle società svizzere degli impiegati (Fsi). E sembra andare verso la costituzione di un contrappeso moderato all'Unione sindacale svizzera (Uss), tradizionalmente vicina al Partito socialista.

Una divisione con radici storiche

Nata nel 1907 con il nome di Unione dei sindacati cristiano-sociali, la Csc si configura fin dall'inizio come alternativa moderata all'USS (nata nel 1880), da cui la divide durante la prima guerra mondiale in particolare l'atteggiamento verso lo sciopero, dai cristiano-sociali considerato strumento a cui ricorrere solo in casi eccezionali.

Dopo la seconda guerra mondiale molte differenze si sono tuttavia smussate, come nota lo storico Bernard Degen, tanto che entrambi i sindacati aderiscono alla Confederazione sindacale europea e collaborano nel 1971 al lancio di un'iniziativa per il coinvolgimento dei lavoratori nella gestione delle aziende.

La Fsi, sorta nel 1918 dall'unione fra varie organizzazioni degli impiegati, si è rivolta sin dall'inizio ad una categoria distinta di salariati. Nel 1998 ha aderito anch'essa alla Confederazione sindacale europea.

Iscritti in calo

Comune alle tre confederazioni è il calo del numero d'iscritti, che indica la crescente difficoltà soprattutto dei tradizionali sindacati industriali Uss e, in misura minore, Csc - nell'organizzare i lavoratori di nuovi settori, in particolare nel terziario. Superato il massimo storico di iscritti nel 1976 (475'000) l'Uss ha continuato a perdere membri durante gli anni '80 e '90, per giungere all'attuale cifra di circa 380'000 iscritti.

Sul piano europeo l'Uss, che è la confederazione di riferimento per il 50% circa dei lavoratori organizzati, supera percentualmente solo le confederazioni dei paesi in cui le divisioni nel mondo sindacale sono particolarmente marcate, come l'Italia (dove la Cgil raggruppa circa il 45% dei lavoratori organizzati) o la Francia (Cgt, 27%).

Dal canto suo la Csc conta oggi, secondo i dati forniti dal sindacato stesso, circa 100'000 iscritti. La Fsi, indebolita nel 2000 dalla secessione della Società degli impiegati di commercio (Sic), ha ancora circa 95'000 iscritti.

Fusione nel 2003

La nuova confederazione che dovrebbe sorgere dalla fusione tra Csc e Fsi potrebbe vedere la luce all'inizio del 2003. Entro maggio di quest'anno sarà preparato un accordo di cooperazione, come hanno confermato all'ats Hans Fasel, presidente della Csc e Vital G. Stutz, presidente Fsi. In seguito, ed entro fine anno, dovranno essere preparati gli statuti della nuova confederazione. Poi toccherà ai membri dei due sindacati dire l'ultima parola.

La nuova confederazione non si considera concorrente dell'Uss, ha precisato qualche settimana fa Fasel al settimanale SonntagsZeitung. Non c'è dubbio tuttavia che miri a rappresentare un'alternativa all'Uss, il cui referente politico rimane il Partito socialista. Secondo Stutz, l'area di riferimento per la futura confederazione dovrebbe essere piuttosto quella democristiana e radicale e, perché no, democratica di centro.

Da parte sua il segretario dell'Uss Serge Gaillard ha espresso all'ats il suo rammarico per il mancato esame dell'eventualità di una confederazione tra Uss, Csc e Fsi. Ma per Vital Stutz, "sebbene una confederazione a tre non sia da escludere, i tempi non sono ancora maturi."

Andrea Tognina


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