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Mozione del senatore Filippo Lombardi Servizi bancari: soluzione in vista per gli svizzeri all’estero

UBS

Dopo anni di battaglie, giungono ora i primi risultati degli sforzi compiuti dall'OSE per costringere le banche svizzere ad aprire i loro servizi finanziari ai quasi 800 mila connazionali residenti all'estero.

(Keystone)

La Camera del popolo ha respinto la mozione del senatore ticinese Filippo Lombardi, che voleva imporre alle grandi banche di garantire un conto agli svizzeri all’estero. La mozione ha però avuto effetto come strumento di pressione: un compromesso sembra infatti in vista con le banche per permettere anche ai connazionali espatriati di usufruire dei loro servizi. 

Approvata nel settembre scorso dalla Camera dei Cantoni, la proposta di Filippo Lombardi mirava a trovare una soluzione per soddisfare una delle rivendicazioni prioritarie degli svizzeri residenti all’estero: poter accedere di nuovo e a condizioni non discriminanti ai servizi delle banche elvetiche. In seguito alle prescrizioni adottate nell’ultimo decennio a livello internazionale per lottare contro l’evasione fiscale, anche gli istituti finanziari svizzeri hanno imposto severe prescrizioni nelle relazioni con la clientela all’estero.

“Too big to fail” 

Regolamentazioni “Too big to fail” sono state introdotte a livello internazionale in seguito alla crisi finanziaria scoppiata 10 anni fa, che ha costretto diversi governi a intervenire per salvare alcune grandi banche considerate troppo grandi per fallire. 

È stato il caso anche in Svizzera: nel 2008, dopo essersi ritrovata a secco di liquidità, l’UBS ha potuto evitare il fallimento soltanto grazie ad aiuti finanziari miliardari della Confederazione e della Banca nazionale svizzera (BNS). Una bancarotta del più importante istituto finanziario svizzero avrebbe rischiato di danneggiare gravemente l’intera economia nazionale. 

Le banche considerate d’importanza sistemica devono quindi sottostare a prescrizioni speciali, riguardo ad esempio all’entità delle loro riserve finanziarie. In Svizzera, la BNS ha decretato che cinque istituti rientrano in questa categoria: UBS e Credit Suisse dal 2012, Banca cantonale di Zurigo (2013), Raiffeisen (2014) e Postfinance (2015).

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Vittime di queste prescrizioni sono stati moltissimi connazionali espatriati, ai quali sono stati chiusi i conti in Svizzera o sono state offerte condizioni estremamente penalizzanti. Con la sua mozione, Lombardi chiedeva quindi al governo di fare in modo affinché i membri della Quinta Svizzera potessero accedere perlomeno ai servizi delle “banche di rilevanza sistemica”, ossia dei cinque istituti finanziari considerati troppo grandi per fallire ("too big to fail"). 

“Queste banche godono implicitamente di una garanzia statale, ossia di poter contare su aiuti dello Stato in caso di gravi difficoltà finanziarie. Quale contropartita, dovrebbero quindi permettere a tutti gli svizzeri all’estero di intrattenere relazioni bancarie alle condizioni usuali di mercato”, aveva spiegato il senatore del Partito popolare democratico (PPD), vice presidente dell’Organizzazione degli svizzeri all’estero (OSE), presentando la sua proposta. 

“Buon effetto” 

Approdata mercoledì sui banchi della Camera del popolo, la mozione Lombardi è stata respinta con 132 voti contrari, 48 favorevoli e 4 astensioni. Questa volta non si tratterebbe però di una brutta notizia per gli svizzeri all’estero. Vi è infatti una “good news”, ha indicato Roland Rino Büchel, deputato dell’Unione democratica di centro (UDC), in apertura del dibattito: “La mozione ha già avuto un effetto, anzi un buon effetto”. 

Negli ultimi mesi le banche interessate si sono incontrate a tre riprese con Filippo Lombardi e gli altri rappresentanti dell’OSE. Ed è stata raggiunta una prima intesa. Innanzitutto le banche forniranno informazioni precise e specifiche agli svizzeri all’estero sulle condizioni vigenti per accedere ai loro servizi finanziari, ossia a livello di regolamentazioni, spese, tasse, ecc. Queste informazioni saranno pubblicate sui siti del Dipartimento degli affari esteri, dei consolati e dell’OSE. La commissione competente della Camera del popolo ha approvato una mozione in cui chiede al governo di vegliare, affinché le cinque banche di rilevanza sistemica rispettino questa intesa. 

Il senatore ticinese Filippo Lombardi, vice presidente dell'OSE.

(Keystone)

Inoltre, è già stato concluso un accordo con un’importante banca cantonale, disposta ad offrire prestazioni agli svizzeri all’estero considerate accettabili dalla stessa OSE. Prendendo atto di questi progressi, la maggioranza della Camera ha quindi deciso di poter “archiviare” la mozione Lombardi. Ciò non significa però una rinuncia alle pressioni nei confronti delle cinque banche, ha avvertito Büchel.

A favore del mantenimento della mozione si è schierato invece il deputato socialista Carlo Sommaruga, per il quale la decisione della maggioranza equivale ad un “tradimento” degli svizzeri all’estero, che da anni “si lamentano di essere abbandonati dalle banche elvetiche: chiusura di conti, impossibilità di mantenere un credito ipotecario per una seconda casa in Svizzera o di deporre denaro su un conto per i figli che vengono a studiare in Svizzera”. Secondo Sommaruga, la soluzione proposta non basterà per costringere le banche a compiere passi concreti.  

OSE soddisfatta

Compromesso che appare invece sufficiente agli occhi di Filippo Lombardi: “Lo scopo di una mozione non è sempre di essere accettata, bensì di fare pressione e ottenere qualcosa. E abbiamo ottenuto ciò che volevamo, perché, dopo anni di discussioni a vuoto, le banche di rilevanza sistemica si sono già impegnate a creare un verso sistema d’informazione sui loro servizi nei diversi paesi per gli svizzeri all’estero. Un sistema che dovrebbe venir controllato e codificato dalla Confederazione. Resteremo in ogni caso vigili e, se nel giro di qualche anno non vi saranno progressi sostanziali, torneremo sicuramente con una mozione più vincolante che chiederà un intervento statale”. 

Una visione condivisa da Ariane Rustichelli, direttrice dell’OSE: “Nell’agosto dell’anno scorso abbiamo lanciato una strategia basata su tre assi: le banche di rilevanza sistemica, le banche cantonali e Postfinance. Con la mozione Lombardi siamo riusciti a porre una pressione politica sulle banche di rilevanza sistemica, a spingerle a prendere contatto con noi e a discutere di miglioramenti per gli svizzeri all’estero. Quanto deciso oggi dal Consiglio nazionale rappresenta per noi una soluzione pragmatica che va nella giusta direzione”. 

“Per quanto riguarda le banche cantonali siamo riusciti a trovare un accordo con un istituto, di cui non possiamo ancora fare il nome, che intende offrire servizi per i connazionali all’estero – tra cui conti bancari, crediti ipotecari, carte di credito – a condizioni che ci sembrano ragionevoli. Infine è ancora pendente una mozione che chiede al governo di consentire agli svizzeri all’estero di accedere ai servizi di Postfinance. Questa mozione è già stata approvata a stragrande maggioranza dal Consiglio nazionale e servirà a mantenere la pressione anche sulle altre banche”.

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