Multe in Italia, procedure d'incasso illegittime

Una multa a Milano? Meglio comunque pagarla Matthias Lüdecke

La pratica adottata da alcune città italiane per riscuotere le multe inflitte ad automobilisti elvetici è illegale. La Svizzera è intervenuta presso il Ministero della giustizia italiano per far cessare questa prassi.

Questo contenuto è stato pubblicato il 01 aprile 2009 - 17:54

Far capo a una società privata con sede nella Confederazione per incassare le contravvenzioni inflitte agli automobilisti con targhe elvetiche violerebbe l'articolo 271 del Codice penale, che vieta di "compiere sul territorio svizzero per conto di uno Stato estero atti che spettano ai poteri pubblici".

Stando a quanto si è appreso mercoledì, l'Ufficio federale di giustizia (UFG) è intervenuto la settimana scorsa presso il Ministero della giustizia italiano e le autorità di polizia di Torino, Milano, Arezzo, Piombino e Donoratico.

Nella sua lettera, l'UFG sottolinea che non esiste un accordo tra Roma e Berna per la trasmissione di documenti amministrativi, categoria alla quale appartengono appunto le multe.

L'incasso di somme da parte di società private non è quindi conforme alla legge, anche se queste agiscono su mandato della autorità di polizia.

L'UFG chiede alle autorità italiane di porre fine immediatamente a questa pratica.

Milano, ad esempio, ha incaricato una delle più grandi società d'incasso europee, la Park Trade Europe con sede in Svezia, di riscuotere le multe comminate ad automobilisti stranieri e rimaste impagate. Per la Svizzera, la Park Trade Europe ha trasmesso l'incarico alla C&S Credit Management di Küsnacht, nel canton Zurigo, come confermato dalla stessa società.

20'000 multe

Nel corso degli ultimi mesi, diverse migliaia di contravvenzioni emesse dai poliziotti milanesi sono state inviate agli automobilisti svizzeri, in particolare ticinesi. In un articolo pubblicato due settimane fa, il quotidiano ticinese La Regione aveva parlato di 20'000 multe da riscuotere in mano alla C&S Credit Management.

Dalla testimonianza di un 'multato' pubblicata nello stesso articolo erano anche venute alla luce numerose incongruenze, come ad esempio un'infrazione commessa con un'auto non sua ma con la stessa targa...

Dalla fine del 2007, l'UFG ha ricevuto una mezza dozzina di lettere di persone che avevano ricevuto richieste di riscossione da parte di società private su incarico della autorità italiane.

Ciò aveva spinto l'UFG a intervenire una prima volta nell'autunno del 2008 presso il Ministero della giustizia italiano. Quest'ultimo aveva quindi comunicato alle autorità di polizia che la pratica non è contemplata dal protocollo addizionale alla Convenzione europea in materia di assistenza giudiziaria in materia penale. Inoltre, in Italia la violazione delle regole della circolazione è un'infrazione d'ordine amministrativo e non penale.

Non solo l'Italia


L'UFG consiglia comunque agli automobilisti che si vedono infliggere una multa all'estero di pagarla. Nel caso di un secondo viaggio nel paese in questione, se dovessero venire fermati dalla polizia rischierebbero sanzioni più pesanti.

Le città italiane non sono le sole a ricorrere a questa pratica. Londra e alcune città olandesi, norvegesi e svedesi hanno adottato la stessa prassi, ha indicato l'Ufficio federale di polizia.

Ciò è possibile solo se esiste un accordo di diritto pubblico tra i due paesi. Simili disposizioni figurano negli accordi di polizia conclusi con la Francia e la Germania, ma non sono ancora in vigore.

swissinfo e agenzie

Automobilisti italiani sanzionati

Dall'inizio del 2009, la polizia ticinese e quelle degli altri cantoni elvetici possono accedere direttamente ai dati della Motorizzazione italiana.

In tal modo, possono essere identificati e puniti anche gli autori delle contravvenzioni segnalate dopo il 1° dicembre 2008, ma sospese provvisoriamente a causa dell'eccessivo onere amministrativo.

In base al rapporto 2007 del Centro comune di cooperazione di polizia e doganale di Chiasso, i guidatori italiani che hanno commesso reati stradali nella Confederazione erano oltre 95'000.

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