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Niente Svizzera ai colloqui sul Medio Oriente negli USA

La conferenza si svolge nell'edificio dell'accademia navale statunitense

Su invito degli Stati Uniti, le delegazioni di 50 Stati e diverse organizzazioni sono giunte martedì ad Annapolis per discutere del conflitto in Medio Oriente. L'incontro dovrebbe rilanciare il processo di pace.

La Svizzera non è stata invitata. Una scelta che gli osservatori attribuiscono anche alla politica estera elvetica.

La conferenza di Annapolis è stata organizzata nella speranza che israeliani e palestinesi rilancino i negoziati per una soluzione permanente del conflitto mediorientale, bloccati da ormai sette anni. Le speranze riguardo un successo dei colloqui sono tuttavia molto deboli.

Il primo ministro israeliano Ehud Olmert e il presidente palestinese Mahmud Abbas appaiono piuttosto indeboliti sulla scena politica dei loro paesi. La maggior parte degli osservatori sono quindi piuttosto scettici riguardo le probabilità che i due riescano a giungere a compromessi nell'ambito della conferenza.

Oltre agli israeliani e ai palestinesi (senza tuttavia i rappresentanti del governo di Hamas a Gaza), ad Annapolis sono attesi i membri del Consiglio di sicurezza dell'ONU, i delegati di diversi Stati della Lega araba, della Conferenza delle organizzazioni islamiche, dell'Unione europea, e della Norvegia. L'Iran non vi partecipa. La Svizzera nemmeno: non è stata invitata.

La Svizzera ufficiale saluta la Conferenza

Per stabilire la lista dei partecipanti alla conferenza, Washington ha privilegiato gli Stati della regione Medio orientale e coloro che fanno parte del Quartetto internazionale dei negoziatori di pace nel Vicino Oriente.

A Berna, le autorità federali sperano che l'incontro possa "rimettere in carreggiata il processo di pace". La Svizzera sostiene l'iniziativa, afferma Lars Knuchel, portavoce del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE).

Anche in passato il DFAE ha sempre sostenuto le diverse iniziative di pace in Medio Oriente. Alla fine del 2003, la Confederazione ha ad esempio svolto un ruolo fondamentale nell'eleborazione dell'Iniziativa di Ginevra, un piano di pace alternativo pubblicato a titolo privato da personalità palestinesi e israeliane.

"Il processo di pace attuale ad Annapolis costituisce un nuovo avvio di trattative a livello ufficiale", aggiunge Knuchel. Stando al portavoce del DFAE, le delegazioni israeliana e palestinese nelle ultime settimane si sono "intrattenute intensamente con personalità che hanno partecipato all'elaborazione dell'Iniziativa di Ginevra" allo scopo di sfruttare il più possibile le esperienze fatte allora per l'attuale processo.

Intervento elvetico informale

A margine della conferenza, swissinfo ha chiesto ad alcuni esperti il motivo per il quale la Svizzera non è stata invitata nel Maryland.

Asni Abidi, direttore del Cermam, un centro di ricerca e di studio sul mondo arabo a Ginevra, ritiene che la diplomazia elvetica non sia abbastanza presente nella regione per giustificare un invito alla conferenza: "L'incontro è volto a stabilire e suddividere i ruoli rispettivi, e il ruolo della Svizzera è troppo limitato", afferma.

Un'altra ragione dell'esclusione elvetica, sempre secondo Abidi, è il fatto che Annapolis è una conferenza ufficiale, mentre la Svizzera è implicata nella regione in conflitto soprattutto a livello informale, ad esempio nell'ambito del dialogo interlibanese.

"Da alcuni anni la Svizzera segue una sua via: quella di una diplomazia discreta, che rivolge una particolare attenzione all'aiuto umanitario", aggiunge.

Diversi fattori

L'ex diplomatico elvetico e profondo conoscitore del Medio Oriente Yves Besson ritiene che la scelta degli USA di non invitare la Svizzera sia dovuta a diversi fattori. Ad esempio al fatto che la diplomazia svizzera persegue in parte una propria politica nella regione, in particolare nei rapporti con Iran, Siria e nei confronti del conflitto palestinese. Una politica che Washington e Israele considerano spesso in modo piuttosto scettico.

Anche le proposte elvetiche sulla questione nucleare in Iran potrebbero non essere state viste di buon occhio. Un'altra ragione potrebbe essere legata ai tentativi della Svizzera di intavolare negoziati fra Siria e Israele.

Inoltre, l'Iniziativa di Ginevra non è recepita con particolare entusiasmo dai principali attori del conflitto. Infine, la politica di Berna nei confronti di Hamas potrebbe avere avuto il suo peso nella scelta statunitense.

Fondamentalmente, la Svizzera ha adottato una strategia diplomatica interessante e razionale, sostiene Besson. Ma verosimilmente lo Stato è troppo piccolo per farsi valere. In questo ambito il peso della Svizzera è troppo marginale.

"È la sfortuna di coloro che hanno ragione troppo presto", conclude l'esperto.

swissinfo, Isla Bakhat e Rita Emch
traduzione, Anna Passera

In breve

La conferenza di Annapolis è il primo incontro che gli Stati Uniti organizzano per discutere del conflitto in Medio Oriente da quando George W. Bush è alla presidenza.

Negli ultimi mesi, la ministra degli esteri statunitense Condoleezza Rice ha effettuato oltre una mezza dozzina di viaggi in Medio Oriente allo scopo di riavviare i negoziati di pace, bloccati da anni.

All'alba della conferenza, il presidente americano Bush ha chiesto a tutte le parti del conflitto di mostrarsi disposte a fare concessioni e a trovare compromessi.

Bush ha ricevuto separatamente alla Casa Bianca il capo di governo israeliano Ehud Olmert e il presidente palestinese Mahmud Abbas. Entrambi si sono detti ottimisti riguardo le possibilità di dare vita ad un nuovo processo di pace.

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Questioni calde

Fra le questioni conflittuali si annoverano le future frontiere dello Stato palestinese, lo statuto di Gerusalemme e il diritto di rimpatrio dei rifugiati palestinesi.

Gli stessi punti sono stati trattati nell'Iniziativa di Ginevra. Si tratta di un piano di pace fra privati, che non è mai stato adottato sul piano internazionale.

L'iniziativa propone fra l'altro un ritiro di Israele entro le frontiere del 1967 e un controllo comune della città di Gerusalemme.

Dal canto loro, i palestinesi dovrebbero rinunciare al rimpatrio dei 3,8 milioni di rifugiati.

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