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Non solo un banchiere

Alfredo Gysi: alle sue spalle, un'opera dell'artista britannico Liam Gillick

Alfredo Gysi: alle sue spalle, un'opera dell'artista britannico Liam Gillick

Alfredo Gysi è il presidente della direzione generale della BSI e dell'Associazione banche estere in Svizzera, ma pure matematico, uomo di cultura ed ex svizzero all'estero. Ritratto in occasione della fine dello scudo fiscale italiano.

Di questi tempi, si parla spesso e diffusamente di piazza finanziaria, segreto bancario, evasione fiscale, scudi e rimpatri. Swissinfo.ch ha incontrato una persona che si confronta quotidianamente con questi temi.

swissinfo.ch: Come si diventa "uomini di finanza"?

Alfredo Gysi: Il mio è un percorso piuttosto atipico. Sono partito dallo studio della matematica, scelto per passione, senza particolari valutazioni in merito agli sbocchi professionali.

Al termine dell'università avevo due offerte di lavoro, una nell'ambito della ricerca, l'altra nell'informatica, che a quel tempo – anni Settanta – cominciava a prendere piede. Optai per la seconda, e ciò mi portò al settore bancario.

Vinsi infatti una borsa di studio presso la Banca commerciale italiana (Comit), la quale mi consentì di lavorare per un anno in tutti i settori dell'istituto, per conoscerne l'attività e le specificità. Dopo due anni trascorsi nel settore informatico della Comit, a quell’epoca uno dei più avanzati al mondo, mi sono trasferito alla Banca della Svizzera Italiana, in Ticino, dove si è svolta tutta la mia carriera.

Erano gli anni di grande sviluppo dell'informatica: ridisegnandone la struttura, ho accompagnato tutti i grandi progetti di cambiamento dell'istituto. Queste esperienze mi hanno permesso di fare il salto dall’informatica alla finanza assumendo via via la responsabilità dell’organizzazione, della rete delle filiali e, infine, la presidenza della Direzione generale.

swissinfo.ch: Lei è appassionato di musica e arti visive. In che modo questi interessi si integrano nella sua professione?

A. G.: L'origine di queste mie passioni va ricondotta soprattutto alla matematica, che per molteplici aspetti è assai vicina alla filosofia, ma anche alla musica. Inoltre l’ambiente famigliare – mia madre era viennese – ha favorito la grande passione per la musica, di cui sono un consumatore onnivoro… anche se non avevo il talento sufficiente per farne una professione!

Queste mie passioni hanno poi finito per influenzare le scelte dell'istituto di cui sono presidente da 16 anni, il quale ha costruito la propria immagine e comunicazione sulla musica e sull’arte. Come banca orientata alla clientela privata, abbiamo scelto di comunicare con i nostri clienti condividendo con loro passioni ed emozioni, quali quelle che musica e arte possono trasmettere.

swissinfo.ch: Quale è stata la sua esperienza di svizzero all'estero?

A. G.: Ho frequentato la Scuola svizzera di Milano, una tradizione di famiglia avviata da mio nonno che ne fu uno dei fondatori e proseguita da mio padre che vi studiò. Un’esperienza che mi ha fornito tra l'altro competenze linguistiche preziosissime. Sono poi tornato in Svizzera – ad Aarau – per il liceo, prima di rientrare in Italia, dove ho svolto i miei studi universitari.

In seguito, sono tornato alla Scuola Svizzera di Milano quale insegnante di matematica e fisica. Il cordone ombelicale con la Confederazione è quindi sempre stato ben saldo anche negli anni trascorsi a Milano. A 27 anni sono poi giunto a Lugano in BSI, da cui – essendo fedele per natura – non mi sono più spostato.

Nella mia vita mi sono sempre trovato a essere uno "straniero": a Milano ero considerato uno svizzero, mentre ad Aarau ero un italiano, anche perché non parlavo lo svizzerotedesco, ma il buon tedesco imparato da mia mamma.

Giunto in Ticino, dove all'epoca non avevo legami, percepii questa stessa sensazione, essendo considerato italiano poiché non mi sapevo esprimere in dialetto. Un aneddoto: a fine anni Ottanta, in occasione di un'intervista televisiva, qualcuno in banca fece notare che poteva apparire inopportuna la mia presenza in televisione a rappresentare una banca di Lugano poiché il mio accento era più italiano che ticinese… [ride].

swissinfo.ch: A suo parere, l'immagine della Confederazione all'estero è peggiorata nel corso degli ultimi anni, pensando per esempio ai problemi legati a Swissair e a UBS?

A. G.: I due casi in questione pesano certamente come macigni sull'orgoglio elvetico; spostandosi all'estero, però, la loro rilevanza sull'immagine del paese è probabilmente meno marcata.

Fondamentalmente, ritengo che la Svizzera paghi lo scotto di essere una realtà molto particolare. Abbiamo coltivato e difeso con giustificato orgoglio la nostra diversità: siamo infatti un paese che a partire dal dopoguerra ha avuto una crescita economica notevole – superiore a quella degli altri paesi europei – mantenendo nel contempo un buon equilibrio sociale, praticamente senza problemi di corruzione, con un federalismo funzionante e una classe politica onesta e animata da idealismo.

Ciò ha delle conseguenze: per esempio ci ha allontanato dai processi di aggregazione e di convergenza, come la nascita dell'Unione europea. In un certo senso – mentre le relazioni nel resto del mondo sono profondamente mutate – la nostra posizione è rimasta quella di vent'anni or sono, ai tempi della guerra fredda.

A questo va aggiunta l’invidia per quanto è riuscito a fare un paese piccolo in settori diversi come la finanza, l'alimentare, la farmaceutica e l'industria. Inoltre anche noi abbiamo talvolta un'attitudine che viene percepita come arrogante, proprio perché siamo convinti della bontà del nostro modello e tendiamo a ribadirlo, auspicando che altri lo adottino. Tutto questo pesa sulla percezione che di noi hanno i paesi europei e limitrofi in particolare.

swissinfo.ch: Il segreto bancario è sotto tiro. Quali sviluppi prevede da questo punto di vista?

A. G.: Il termine "segreto bancario" è all'origine di molta confusione. Esso è costituito da due elementi distinti: il primo è la protezione della sfera privata, un diritto che spetta a ogni individuo e che costituisce un valore fondamentale della cultura elvetica, non solo della piazza finanziaria.

Il secondo è rappresentato dall'insieme di leggi, norme e accordi internazionali sviluppati dalla Confederazione nel corso degli anni per impedire che si abusasse della protezione della sfera privata a fini illeciti.

In tutti questi anni la Svizzera è stata capace di adeguare le modalità della cooperazione internazionale includendo, di volta in volta, reati recepiti dall’evoluzione del diritto internazionale quali l’insider trading, il riciclaggio di denaro e così via. Oggigiorno, il tema è quello dell’evasione fiscale.

Serve quindi una soluzione che consenta di continuare a tutelare la sfera privata, bloccando però più efficacemente gli abusi in materia fiscale. In quest'ottica, lo scorso anno la Svizzera si è adeguata agli standard OCSE di assistenza amministrativa in materia fiscale, standard che regolano a livello internazionale la lotta all’evasione fiscale.

Va in questo senso anche la recente proposta di un’imposta sostitutiva alla fonte che consenta ai paesi dell'Unione europea di incassare il gettito fiscale relativo ai patrimoni depositati in Svizzera, mantenendo tuttavia intatta la protezione della sfera privata.

swissinfo.ch: Spesso – per esempio in merito al recente scudo fiscale italiano – si ripete che la piazza finanziaria elvetica ha comunque preziose competenze da offrire che vanno oltre il segreto bancario. Che cosa si intende?

A. G.: I vantaggi competitivi sono molteplici. Il primo è dato dal sistema-paese stesso: la Svizzera è uno Stato democratico, affidabile, che garantisce la certezza del diritto e che tutela la sfera privata.

Secondariamente, il sistema bancario elvetico ha sviluppato competenze che non si trovano altrove, in particolare l'orientamento al cliente e non al prodotto. Il nostro modello di business è infatti costruito intorno ai bisogni del cliente e non alla distribuzione di prodotti.

Non a caso, molti grandi gruppi esteri hanno creato proprio in Svizzera il loro centro di competenze per la gestione patrimoniale privata.

In terzo luogo, vi è l'aspetto internazionale: da sempre, nella Confederazione vi è l'abitudine a operare con i mercati di tutto il mondo senza alcuna restrizione di sorta. Inoltre, non vanno dimenticate l'efficienza operativa e la qualità dei servizi.

Il personale che opera sulla nostra piazza finanziaria è poi estremamente ben formato e orientato a operare in un ambiente internazionale.

Separando la protezione della sfera privata dal tema dell’evasione fiscale, in futuro risulteremo non attrattivi per chi cerca di eludere il fisco, ma resteremo certamente la piazza preferita da chi desidera il miglior servizio possibile.

Andrea Clementi, Lugano, swissinfo.ch

Alfredo Gysi

Nato nel 1948, ha studiato in Svizzera e in Italia, laureandosi all’Università Statale di Milano in scienze matematiche. Dal 1994 é presidente della direzione generale di BSI SA, istituto bancario del gruppo Generali con sede a Lugano attivo in tutto il mondo nel private wealth management.

Alfredo Gysi è inoltre presidente dell’Associazione delle banche estere in Svizzera, membro del consiglio di amministrazione dell’Associazione svizzera dei banchieri nonché del comitato dell’Associazione bancaria ticinese.

Presiede il Consiglio di fondazione per le facoltà di Lugano dell'Università della Svizzera Italiana ed è membro del Consiglio dell'Università della Svizzera Italiana e del Consiglio di fondazione dello Swiss Finance Institute.

Appassionato d'arte e di musica, è vicepresidente della Fondazione dell’Orchestra della Svizzera Italiana e membro della Fondazione Lugano Festival. Presiede il Consiglio di fondazione della BSI Art Foundation; è membro della BSI Architectural Foundation, della BSI Gamma Foundation e della Fondazione del Centenario di BSI.

Alfredo Gysi è sposato e padre di 3 figli.

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Il segreto bancario «made in Switzerland»

«Il segreto bancario è l'obbligo di discrezione cui sottostanno le banche al fine di garantire gli affari dei loro clienti o di terzi», scrive il Dipartimento federale delle finanze sul suo sito internet.

Anche in Svizzera, la legislazione impone però al segreto una serie di limiti: «Per ordine di un'autorità giudiziaria esso può essere levato anche contro il volere del cliente».

Contrariamente ad altri paesi, la Confederazione fa una distinzione tra evasione e frode fiscale. Questi due reati sono punibili, ma solo la frode è passibile di procedimenti penali in Svizzera.

«Colui che omette, intenzionalmente o meno, di dichiarare i redditi imponibili si rende colpevole di evasione fiscale». Per questa sottrazione d'imposta, il cliente non rischia la prigione, come accade in Francia o in Germania, ma può essere condannato a una multa che può risultare più cara dell'importo sottratto.

Se un contribuente tenta di ingannare le autorità fiscali falsificando per esempio bilanci o libri contabili, commette frode fiscale. Questa truffa può essere perseguita penalmente. È in questo ambito che il segreto bancario può essere levato per ordine di un'autorità giudiziaria.

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Associazione banche estere

L'Associazione delle banche estere in Svizzera è stata fondata nel 1972 da banche svizzere con azionista di maggioranza straniero e da succursali di banche estere.

Oggigiorno, con oltre 140 membri, è la più grande associazione bancaria in Svizzera all’interno dell'Associazione svizzera dei banchieri.

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