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Ogm e Terzo Mondo: un bene o un male?

Il mais è una delle colture transgeniche più diffuse nel mondo (foto: CENU)

Non è chiaro se l'ingegneria genetica sia utile per il Terzo Mondo o no. Per alcuni permette di lottare contro la fame, ma restano gli effetti dannosi, come i monopoli e le monoculture.

La Commissione federale d'etica per la biotecnologia nel settore non umano ha approfondito il tema, ma non dà una risposta univoca.

La CENU, la commissione federale d'etica per la biotecnologia nel settore non umano, ha appena pubblicato un opuscolo sugli Ogm nel Terzo Mondo. La commissione, il cui compito specifico è proprio quello di fornire consulenze sugli aspetti etici dell’ingegneria genetica, raccomanda un allargamento del dibattito su questo tema, per abbracciare questioni che non siano puramente tecniche.

Il parlamento svizzero dovrà in futuro discutere una revisione della legge sui brevetti riguardanti gli Ogm. Ma anche la principale agenzia svizzera di aiuto allo sviluppo (DSC), impegnata in diversi progetti nel Terzo Mondo, può trarre vantaggio da questo studio.

Esso arriva in risposta ad un rapporto pubblicato in giugno dalla FAO, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura, in cui si parla degli effetti positivi degli Ogm.

La CENU giudica all'unanimità «una semplificazione della realtà» «l'idea secondo cui l'ingegneria genetica potrebbe notevolmente migliorare la sicurezza alimentare». Una risposta certa non è possibile.

Il problema non è tanto quello di una offerta insufficiente di cibo, ma quello dell'accesso all'alimentazione. Non è dunque solo un problema tecnico, fa notare la commissione, ma anche politico e socioeconomico.

Sono quattro gli aspetti considerati dalla commissione e illustrati giovedì a Berna in un dibattito pubblico: il diritto ad un'alimentazione sufficiente e sana; il diritto di scelta del proprio nutrimento; la protezione della biodiversità; il mantenimento della pace sociale.

Sicurezza alimentare

Oggi il 46 per cento dell'umanità vive sotto la soglia di povertà di 2 dollari al giorno fissata dalla Banca mondiale. Più di 1,2 miliardi di persone non va neppure oltre il dollaro quotidiano e, secondo la FAO, 842 milioni soffrono attualmente di malnutrizione.

Il «principio essenziale» della dignità umana - sottolinea la CENU - implica il diritto individuale e sociale all'autodeterminazione, anche su ciò che si mangia. «La sovranità alimentare deve essere rispettata anche se le possibilità di procurarsi il cibo sono fortemente ridotte», aggiunge la commissione, accennando ai recenti conflitti causati dalla distribuzione di alimenti transgenici in Zimbabwe, Zambia, Angola e Sudan.

«È importante determinare se il ricorso a prodotti geneticamente modificati favorisca la sovranità di questi paesi, o, al contrario, la restringa o addirittura l'annulli», aggiunge la CENU.

Monopoli ingiustificati

Nel rapporto vengono anche denunciati i «monopoli ingiustificati». Attualmente sei multinazionali controllano il 98 per cento del mercato delle piante transgeniche e oltre il 90 per cento delle sementi 'trans' vengono dalla sola Monsanto!

Anche la preservazione della biodiversità - afferma la commissione - costituisce un «dovere etico»: «le generazioni future hanno diritto a condizioni di vita comparabili alle nostre».

La CENU non è unanime però nel giudicare se l'ingegneria genetica abbia un'influenza positiva o negativa a questo riguardo. La maggioranza propende tuttavia per la negativa, rilevando ancora una volta il problema dei monopoli e il rischio di favorire le monoculture.

La CENU propone una serie di raccomandazioni. In particolare: divieto di disseminazione di organismi geneticamente modificati (Ogm) nei centri d'origine delle piante da coltura, protezione dell'agrobiodiversità con progetti di commercio equo e con microcrediti ai piccoli coltivatori, incoraggiamento della libera circolazione delle risorse genetiche nell'ambito della coltura e della ricerca.

Pace sociale

Un ulteriore elemento da considerare è quello della pace sociale, afferma la CENU, rilevando come anche nei paesi del Terzo Mondo le opinioni divergano sull'impiego di Ogm nell'agricoltura e come non siano mancate finora le forme di opposizione radicali, per esempio in India e in Indonesia.

Affinché nel dibattito sugli Ogm sia preservata la pace sociale, la commissione auspica una «informazione dettagliata ed equa» della popolazione, che presenti svantaggi e inconvenienti facendo ricorso a fonti multiple.

La CENU rammenta che in molti paesi l'agricoltura non è soltanto economia del suolo, ma una «vera cultura, ancorata in rappresentazioni del mondo religiose, mitiche e culturali».

Le innovazioni tecnologiche devono tenerne conto e si deve cercare il dialogo con le comunità religiose, se si vogliono evitare tensioni suscettibili di mettere in pericolo la pace sociale.

swissinfo e agenzie

Fatti e cifre

Nel 2003 sono stati coltivati più di 65 milioni di ettari di organismi geneticamente modificati (Ogm), in 18 paesi nel mondo.
Coltivano Ogm circa 7 milioni di agricoltori.
Un terzo degli Ogm sono prodotti in paesi in via di sviluppo.
Gli Ogm più diffusi : soia, mais, cotone e olio di colza.

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In breve

La Commissione federale d'etica per la biotecnologia nel settore non umano (CENU) è stata istituita nel 1998, con lo scopo di consigliare il governo elvetico ed informare il pubblico sui problemi etici legati agli Ogm.

È composta da 12 membri indipendenti, esperti in vari settori, dalla medicina, alla biologia, alla filosofia.

Riguardo alle colture transgeniche, la Svizzera ha ratificato diversi trattati internazionali e contratto impegni etici precisi nei confronti dei paesi in via di sviluppo.

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