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Operazione seduzione Porte aperte alla nuova moschea di Wil

È stata all’origine dell’iniziativa anti minareti. Oggi, otto anni dopo il voto popolare, la moschea del comune sangallese di Wil ha aperto le sue porte. L’imam Bekin Alimi ha dato prova di diplomazia, mentre i visitatori oscillavano tra timidezza e curiosità, in uno spirito di tolleranza.

In occasione delle porte aperte, alla moschea di Wil sono arrivate oltre 6'500 persone, tra fedeli e semplici curiosi. 

In occasione delle porte aperte, alla moschea di Wil sono arrivate oltre 6'500 persone, tra fedeli e semplici curiosi. 

(swissinfo.ch)

«Prima bisogna lavarsi le mani, poi sciacquarsi la bocca, il naso e infine il viso. Il tutto per tre volte», spiega Latife Abasi. La giovane non porta il velo, ma prega tutti i giorni, dopo aver praticato le rituali abluzioni. Cinque volte al giorno.

Qui alla moschea di Will tutto profuma e luccica di nuovo. Una lunga coda si è formata davanti alla porta. I visitatori devono togliersi le scarpe prima di entrare, senza eccezione. Oggi però le porte sono aperte per tutti, uomini e donne, anche se di solito pregano separatamente.

Il primo piano dell’edificio a cupola è riservato alla agli uomini: 260 metri quadrati e un Mihrab, la nicchia che indica la direzione della Mecca. «Ci aspettavamo circa 1'500 visitatori», afferma l’imam Bekin Alimi. A 6'500 abbiamo però smesso di contare, racconta un giovane con un badge dello “staff”. E questo per la sola domenica, la giornata delle porte aperte. L’inaugurazione solenne e pacifica, svoltasi al sabato, ha radunato una folla altrettanto numerosa.

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Giochi di bambini

Oggi il Mihrab, così come il Minbar (il pulpito) e il Kursi (trono), sono nelle mani dei bambini. Un gruppo di adolescenti scatta una foto e dice qualche parola al microfono. Altri cercano di ritagliarsi un po’ di spazio per giocare ad acchiappino. Una ragazza fa la ruota, incitata dal pavimento morbido.

Normalmente ogni fedele porta nella moschea il proprio tappeto di preghiera.  «Qui è diverso», afferma Semire Ibrahimi. Il suolo è ricoperto di tappeti, diviso in luoghi di preghiera da ricami bianchi, fatti a mano. Semire Ibrahimi fa parte delle tante ragazze dello staff, che si sono messe a disposizione per fare da guida ai visitatori della moschea. Oorta il velo, ma soltanto nel luogo di culto. È cittadina svizzera, di Wil, con origini albanesi.

Luoghi d’incontro

La sala per le preghiere si trova su tre piani. Vi sono inoltre due gallerie: la prima serve da spazio di preghiera per le donne e l’altra da tribuna per i visitatori di tutte le nazioni e le religioni. “Per noi è importante creare un centro di incontro”, sottolinea l’Imam. Ognuno può venire, farsi una propria idea della moschea e discutere con gli altri.

La moschea ha suscitato soprattutto reazioni positive e molto interesse, ma non sono mancate neppure le voci critiche. Alcuni si chiedono se non servirà da centro di attrazione per i musulmani più radicali. “Siamo contenti di ricevere queste reazioni, in quanto solo così possiamo aprire un dibattito. È una buona cosa”, afferma Alimi.

Il minareto? Solo un simbolo

Un giovane uomo, che fa parte a sua volta dello “staff”, risponde diligentemente alle domande. Dichiara di essere contento di avere una moschea come questa e di non essere dispiaciuto per la mancanza di un minareto, dato che si tratta solo di un simbolo. Un’opinione, quest’ultima, già espressa da Reinhard Schulze, studioso di Islam, in un’intervista concessa nel 2009 al giornale tedesco “Die Welt”, dopo l’approvazione dell’iniziativa popolare sul divieto di costruzione di nuovi minareti. Secondo l’esperto, una moschea non ha bisogno dal profilo teologico né di un minareto, né di muri: una moschea può essere ovunque.

Inizialmente la moschea di Wil era stata progettata con un minareto. Ne era così sorta una forte opposizione, sfociata poi nell’iniziativa contraria a nuovi minareti. Le discussioni di quei tempi hanno contribuito ad un’apertura verso l’esterno, rileva Alimi.

“Dio sia lodato, niente minareti”, dichiara un padre di famiglia. La sua famiglia, svizzera, non abita molto distante dalla moschea e non avrebbe apprezzato di dover sentire ogni giorno il richiamo alla preghiera. Ma così, a suo avviso, non vi sono problemi. “La moschea è ormai in piedi e, quindi, tanto vale venire a dare un’occhiata”. Da parte sua, Sabine Bruni, pure di Wil, si dice contenta del fatto che i praticanti abbiano trovato un posto per la loro moschea.

Un uomo comincia a cantare: è il momento della preghiera. Dalla galleria per gli ospiti si può vedere come la sala si riempie sempre più di uomini. “Canta veramente bene”, dice una donna anziana. I visitatori si sporgono dalle gallerie per assistere alla preghiera. “Di per sé le donne non potrebbero osservare gli uomini durante la preghiera. Dovrebbero guardare per terra”, fa notare Semire Ibrahimi. Oggi possono invece guardare. Una scena che non si ripeterà più per qualche tempo.


Traduzione dal tedesco

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