Il crash del coronavirus dà nuovo slancio a una vecchia idea

Per rilanciare la crescita, alcune banche centrali hanno iniettato enormi quantità di denaro nell'economia attraverso le banche commerciali. © Keystone / Ennio Leanza

Gli acquisti di titoli da parte delle banche centrali hanno continuamente portato negli ultimi anni a nuovi record in borsa. Dopo il crash di fine febbraio, dovuto al coronavirus, rinomati economisti temono una nuova crisi finanziaria. Un'idea degli anni '60 ritorna di attualità.

Questo contenuto è stato pubblicato il 06 marzo 2020 - 08:55
Fabio Canetg

Entriamo in un solaio. Tra la polvere e oggetti del passato, conservati per il momento giusto, troviamo un vecchio libro dalla carta ingiallita. L'autore – premio Nobel di economia – è morto da tempo. Apriamo una pagina e leggiamo la parola "elicottero monetario".

Questo termine economico, spiega il testo, indica delle banconote lanciate da un elicottero in volo alla popolazione. Un modo per descrivere gli interventi delle banche centrali, quando immettono grandi quantità di valuta nell’economia. Il testo è stato pubblicato nel 1969, anno dello sbarco sulla luna. A lato della pagina c'è un grande punto di domanda, che avevo scarabocchiato anni fa, leggendo il libro.

Gli eventi dei giorni scorsi rendono di nuovo attuale questo concetto. "Una crisi di nuove dimensioni è possibile", avverte Otmar Issing, ex capo economista della Banca centrale europea, nella Frankfurter Allgemeine Zeitung. "Il più grande crollo di tutti i tempi" si avvicina, scrive l'autore di un bestseller pubblicato in Germania. Il coronavirus ha portato "panico a Wall Street", osserva il giornale "Blick".

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In realtà, responsabili dell'instabilità dei mercati finanziari sono le stesse banche centrali. La loro politica monetaria "estremamente espansiva" è pericolosa, ha dichiarato un professore di economia dell'Università di Berna alla Neue Zürcher Zeitung. Come è giunto a questa conclusione?

Corsa alle azioni

Per capirlo, dobbiamo tornare un po' indietro nel tempo. Durante la crisi finanziaria del 2008/2009, le banche centrali si sono rese conto che i tagli dei tassi di interesse non erano sufficienti a stabilizzare la situazione economica. Hanno quindi dato inizio al cosiddetto “quantitative easing” (QE), ossia l’acquisto di titoli su grande scala.

Nuovo denaro per un valore di migliaia di miliardi di franchi è affluito alle banche commerciali in tutto il mondo. Queste ultime hanno così cominciato a giocare un nuovo gioco: accaparrarsi gli investimenti più interessanti. Ciò ha fatto aumentare la domanda di azioni e obbligazioni - e quindi i loro prezzi.

Ne hanno beneficiato coloro che possedevano azioni e obbligazioni. Non ne facevo parte.

Grandi rischi

Un gioco rischioso. Se una banca crolla, l'intero sistema bancario si ritrova potenzialmente sull'orlo del collasso. Questo pericolo è particolarmente grande quando i prezzi dei titoli si correggono fortemente al ribasso.

Le banche centrali possono fare qualcosa per far fronte a questa corsa sfrenata ai rendimenti? L'autore del libro dalle pagine ingiallite aveva un’idea a questo proposito. Si chiedeva se fosse imperativo che il denaro venisse messo in circolazione attraverso le banche. La risposta è no.

Dopotutto, il denaro appena creato può anche essere distribuito direttamente alla gente. Come regalo, perché non tutti hanno qualcosa da vendere alle banche centrali – la Banca nazionale svizzera non è certo interessata al mio ferro da stiro. Se l’istituto di emissione elvetico avesse distribuito il denaro che ha creato dal 2008 in modo uniforme tra gli abitanti della Svizzera, saremmo tutti incredibilmente più ricchi di 62'000 franchi (!). L'economista britannica Frances Coppola lo definisce quindi un QE per la gente.

In Svizzera, un QE popolare avrebbe permesso di distribuire 62'000 franchi ad ogni cittadino dal 2008 ad oggi. © Keystone / Ennio Leanza

Svariate possibilità

Non mancano proposte pratiche per attuare questo QE popolare. In Svizzera, ad esempio, il denaro di nuova creazione potrebbe essere distribuito, riducendo i premi dell'assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie. In alternativa, questi soldi potrebbero anche confluire nelle casse federali. I parlamentari potrebbero poi decidere chi dovrebbe beneficiarne. Il QE per la gente potrebbe essere implementato anche negli USA e in Giappone esattamente allo stesso modo.

Troppo bello per essere vero? Forse alcuni nomi noti vi aiuteranno a mettere la proposta in prospettiva. L'impulso di questa riflessione proviene dal premio Nobel Milton Friedman, l'autore del libro ritrovato in solaio. I promotori del progetto, per lo più della sinistra politica, hanno inoltre chiesto alla BNS la distribuzione di un "dividendo cittadino". La proposta è sostenuta anche da ex dirigenti di banche centrali, come Philipp Hildebrand (BNS) e Stanley Fischer (US Federal Reserve).

Denaro alla gente invece di denaro alle banche: con un QE popolare non ci sarebbero più una sfrenata corsa ai rendimenti da parte delle banche. Invece di una forte richiesta di azioni e obbligazioni, aumenterebbe la domanda di aspirapolveri e biciclette. Non sarebbe più necessario sostenere il mercato azionario, come avvenuto nelle ultime settimane.

Ho preso il libro dal solaio e l’ho portato nella mia camera. Forse è giunto il momento di trasformare in realtà l'esperimento mentale di Milton Friedman, l’"elicottero monetario". Per non dimenticare il significato della parola, annoto a margine: "Piazza federale invece di Paradeplatz!”

Fabio Canetg è esperto di macroeconomia dell'Università di Berna. Per questo articolo si è avvalso della collaborazione di Fabio Nay e Selina Schmid

Altre letture: Friedman, Milton (1969), The Optimum Quantity of Money, London, MacMillan.

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