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«Ora siamo a mani nude»

Stretta di mano fra Micheline Calmy-Rey e Catherine Ashton.

(Reuters)

La decisione del governo svizzero di revocare la lista «nera» dei cittadini libici è definita dalla stampa elvetica una concessione all’Unione europea. Il destino di Max Göldi è ancora in mano al colonnello Gheddafi.

«Gli affari sono affari e Berna deve cedere», titola così il suo commento La Regione. «Speriamo che l’Ue sappia ciò fa», le fa eco dalla città sulla Limmat il Tages Anzeiger.

Soltanto il Blick e Le Matin individuano negli ultimi sviluppi della vicenda un segnale della forza svizzera. Il foglio zurighese valuta la mossa sullo scacchiere libico-svizzero «inattesa e intelligente». «La prossima iniziativa spetta infatti ora a Gheddafi» e la decisione del governo svizzero porta alla «liberazione di Göldi».

Il suo omologo francofono elogia invece Micheline Calmy-Rey. «La ministra svizzera ha avuto ragione a cedere un po’ di terreno. Quest’ultima ha spinto la crisi dei visti fin dove era possibile (…) e ha giocato bene le sue carte. Ora bisogna rimanere altrettanto creativi per il seguito».

Il governo svizzero ha dichiarato mercoledì sera di essere disposto a revocare la lista dei cittadini libici, stilata nel novembre 2009 e che comprendeva tra i 150 e i 188 nomi – a seconda delle fonti – di personalità libiche alle quali era negato l’accesso e il transito su suolo elvetico e nell’intero spazio di Schengen.

La decisione del Consiglio federale è stata spiegata dalla ministra elvetica degli affari esteri Micheline Calmy-Rey, a margine di un incontro tenuto a Bruxelles con la responsabile della diplomazia europea Catherine Ashton.

Pressione europea

L’articolista de La Regione si augura che siano gli ottimisti ad aver ragione, secondo i quali la Svizzera a questo punto ha fatto un «passo indietro per farne finalmente due avanti e portare a casa Max Göldi». Il foglio ticinese rimane però pessimista sugli sviluppi del contenzioso fra Berna e Tripoli. Scrive di una Confederazione con «le spalle al muro» sotto la pressione europea e di un governo «a mani nude». Scaglia inoltre una frecciatina verso l’Ue che «purtroppo più dell’etica, più del diritto e più dell’ingiusta prigionia di un povero cristo, contano i pozzi di petrolio. Una Realpolitik senza maschera alcuna».

La Tribune de Genève, coinvolta direttamente nell’«affare Gheddafi» visto che ha pubblicato le foto segnaletiche del figlio del leader libico, disapprova i nuovi sviluppi della vicenda.

Per il quotidiano ginevrino, la Svizzera ha ceduto, e questa volta non alla Libia, bensì alla «pressione dell’Ue», che Berna aveva «abilmente coinvolto nel conflitto che la oppone a Tripoli negando l’accesso in Europa a più di 150 libici».

Il vero volto della solidarietà

Ma la solidarietà fra paesi europei non ha retto alla «controffensiva lanciata da Gheddafi che ha chiuso le frontiere del suo paese a tutti i cittadini europei, quindi anche a tutti gli imprenditori europei attivi in Libia», ricorda ancora la Tribune de Genève.

Dello stesso avviso è anche La Regione che individua nel tempo il nemico della diplomazia elvetica. «Se la crisi fra il nostro paese e la Libia si fosse risolta in tempi brevi, la mossa elvetica avrebbe potuto anche rivelarsi decisiva».

L’editorialista del quotidiano ticinese scrive inoltre di un’Italia che «deve tenersi buono il dittatore» e fa così riferimento al timore di vedere le proprie coste italiane invase da africani scaricati dalle carrette del mare partite dalla Libia.

Mossa intelligente?

A Friburgo, invece, La Liberté, trova che Berna abbia scelto «il male minore». E se la Svizzera ha di nuovo abbassato il capo, non l’ha fatto di fronte all’Ue, ma a Tripoli, privandosi così del «solo strumento di pressione» a sua diposizione.

«Anche se questo gesto non sortirà effetti in Libia, il Consiglio federale si è forse ingraziato Bruxelles. Numerosi paesi europei si sono infatti impegnati affinché le regole dei visti nello spazio Schengen potessero avvantaggiare la Svizzera. E visto che la situazione rischiava di degenerare, entro i due mali, il governo elvetico ha scelto dunque quello minore», sostiene il quotidiano francofono.

Per la Neue Luzerner Zeitung si tratta di un «gioco pericoloso». Il foglio lucernese solleva inoltre dei dubbi sull’ultima mossa del governo elvetico e ricorda come l’unica cosa che conta è «la liberazione di Max Göldi. E quest'ultimo è ancora in mano alla Libia».

Luca Beti, swissinfo.ch

Cronologia di una crisi

15-17 luglio 2008: arresto a Ginevra di Hannibal e Aline Gheddafi in seguito ad una denuncia per maltrattamenti sporta da due domestici.

19/7/08: arresto di Rachid Hamdani e Max Göldi in Libia per violazione delle leggi sull'immigrazione. Altre misure di ritorsione colpiscono aziende elvetiche, che devono chiudere le loro attività in Libia.

26/7/08: la Libia esige delle scuse ufficiali e l'archiviazione del procedimento penale. La Confederazione respinge le richieste.

20/8/09: a Tripoli, il presidente elvetico Merz si scusa per l'arresto di Hannibal Gheddafi. Riceve la promessa che Göldi e Hamdani torneranno in patria in tempi brevi. Firma un accordo per l'istituzione di un tribunale arbitrale e la normalizzazione delle relazioni bilaterali.

4/11/09: il governo elvetico sospende l'accordo con la Libia e inasprisce la politica restrittiva sui visti.

30/11/09: condanna di Göldi e Hamdani a 16 mesi di carcere per violazione delle norme sui visti. Hamdani sarà assolto in appello il 7 febbraio 2010; l'11, la pena di Göldi sarà ridotta a quattro mesi.

14/2/10: la stampa di Tripoli rivela l'esistenza di una lista nera svizzera, in base alla quale 188 personalità libiche, colonnello Gheddafi compreso, non possono ottenere un visto Schengen. Il governo libico sospende i visti per i cittadini dei paesi Schengen. In seguito a ciò, l'Italia e altri paesi del Mediterraneo cominciano ad esercitare pressione sulla Svizzera, colpevole di tenere in ostaggio paesi estranei al contenzioso con la Libia.

18/2/10: la Spagna, presidente di turno dell'UE, invita a Madrid Micheline Calmy-Rey e il suo omologo libico Mousa Kousa.

22/2/10: Max Göldi – fino a quel momento rifugiato nell'ambasciata elvetica di Tripoli – si consegna alle autorità libiche; Rachid Hamdani può lasciare il paese.

25/2/10: Gheddafi invita alla jihad contro la Svizzera e al boicottaggio dei suoi prodotti.

17/3/10: Il governo di Ginevra si dichiara disposto a risarcire Hannibal Gheddafi per la pubblicazione delle foto segnaletiche. Pur avendo lui stesso inoltrato una causa civile con richiesta di risarcimento, Gheddafi respinge la proposta e chiede l'istituzione di un tribunale internazionale per dimostrare la sua innocenza.

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