Ancora nessun rientro per i due svizzeri trattenuti in Libia

I due cittadini svizzeri trattenuti in Libia non potranno verosimilmente tornare in patria prima di mercoledì, alla fine dei festeggiamenti per i 40 anni dall'ascesa al potere di Gheddafi. Questo è quanto affermato dal viceministro libico degli affari esteri Khaled M. Kaim in un'intervista diffusa lunedì dai telegiornali della Televisione svizzera.

Questo contenuto è stato pubblicato il 31 agosto 2009 - 23:19

Il viceministro libico ha precisato che i due uomini d'affari potrebbero infatti dover essere nuovamente interrogati da un procuratore riguardo alle accuse mosse nei loro confronti, vale a dire irregolarità nel permesso di soggiorno.

Nel suo viaggio a Tripoli il 20 agosto scorso, il presidente della Confederazione Hans-Rudolf Merz aveva detto di aver ottenuto la promessa orale che gli uomini d'affari avrebbero potuto lasciare il paese entro il primo settembre. Venerdì scorso il Dipartimento federale delle finanze (DFF) aveva annunciato di avere ricevuto la promessa scritta da parte libica che il ritorno sarebbe avvenuto prima della fine del mese di agosto.

Kaim ha detto che questa lettera era "sincera", rammentando peraltro che l'accordo fra Tripoli e Berna sul ristabilimento delle relazioni bilaterali non fa però riferimento ai due svizzeri. A quanto sembra vi sono ancora formalità da espletare. Inoltre domani, martedì, in Libia è giorno festivo.

I nuovi ostacoli frapposti al ritorno non fanno piacere in Svizzera. Per bocca di un portavoce, il DFF si è detto "sorpreso" degli ultimi sviluppi, mentre il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) non era stasera in grado di prendere posizione.

swissinfo.ch e agenzie

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