Berna vuole favorire la stabilità in Georgia

Micheline Calmy-Rey con il ministro degli esteri georgiano Grigol Vashadze durante la conferenza stampa tenuta a Berna swissinfo.ch

La Svizzera intende contribuire al ritorno della stabilità e della pace in Georgia, ha indicato Micheline Calmy-Rey dopo un incontro con il ministro degli esteri georgiano a Berna. Un anno e mezzo dopo il conflitto in Ossezia, le tensioni tra Mosca e Tbilisi non si sono tuttavia spente.

Questo contenuto è stato pubblicato il 14 dicembre 2009 - 18:03

“La Georgia e la Svizzera hanno molti punti in comune. Siamo entrambi paesi di montagne, possediamo culture antiche, profondamente ancorate in noi, dobbiamo cavarcela senza risorse naturali, viviamo di commercio e siamo territori di transito”, ha ricordato la ministra degli esteri elvetica Micheline Calmy-Rey al termine dell’incontro con il collega georgiano Grigol Vashadze.

Da quest’anno, i due paesi non sono più legati soltanto da affinità geografiche o storiche: dopo il conflitto che aveva opposto la Georgia e la Russia nell’agosto del 2008, la Svizzera ha assunto infatti l'incarico di rappresentare gli interessi georgiani a Mosca e quelli russi a Tbilisi.

“Da allora, gli argomenti di discussione non mancano di certo tra i nostri due paesi”, ha indicato la consigliera federale, precisando che, pur fungendo soprattutto da canale di comunicazione tra la Russia e la Georgia, la diplomazia svizzera intende impegnarsi per favorire il processo di stabilizzazione e di pace nella tormentata regione del Caucaso.

Pace non ancora vicina

Al centro della vertenza tra Mosca e Tbilisi vi sono le due entità territoriali filorusse dell’Ossezia del Sud e dell’Abkazia, che rivendicano la loro indipendenza dalla Georgia dallo scioglimento dell’Unione sovietica nel 1991. Nell'ultimo ventennio, le autorità georgiane hanno fatto ricorso a più riprese alla forza per contrastare le velleità secessioniste delle due province, suscitando pesanti reazioni da parte russa.

Nonostante numerosi accordi siglati in questo periodo dalle due parti, né Mosca né Tbilisi hanno finora dimostrato di voler fare concessioni su questa disputa di stampo nazionalista e territoriale. Le tensioni sono sfociate nuovamente in un conflitto armato nell'agosto dell'anno scorso, che ha provocato la morte di centinaia di persone e la distruzione di numerosi villaggi in territorio osseto e georgiano.

Ancora oggi, un anno e mezzo dopo la fine dei combattimenti, una soluzione di pace appare alquanto lontana, nonostante l’avvio nell’autunno dell’anno scorso di colloqui a Ginevra tra i rappresentanti di Russia e Georgia, sotto l’egida dell’Unione europea, delle Nazioni Unite e dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (Osce).

Contributo elvetico

“Finora non possiamo parlare di veri e propri negoziati di pace, ma soltanto di discussioni che fanno seguito alle condizioni di cessate il fuoco concordate nell’agosto del 2008”, spiega a swissinfo l’ambasciatore Christian Meuwly, capo della divisione politica I del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE).

Discussioni che hanno attualmente come obbiettivo di mantenere la sicurezza nella regione colpita dal conflitto, evitare che altri incidenti possano portare ad una nuova escalation verso la violenza e favorire il ritorno delle persone che hanno dovuto abbandonare le loro case durante i combattimenti.

“La Svizzera non è direttamente coinvolta nei colloqui di Ginevra, ma dal momento che si svolgono sul territorio svizzero siamo chiamati a dare il nostro contributo per agevolare l’accesso e la sicurezza dei partecipanti”, aggiunge Meuwly.

Mandato diplomatico

In qualità di rappresentante degli interessi di Russia e Georgia, la diplomazia elvetica si impegna inoltre attualmente per agevolare i contatti tra Mosca e Tbilisi.

“Si tratta di un classico mandato, previsto dal diritto diplomatico: in mancanza di relazioni diplomatiche e consolari tra due paesi, uno Stato terzo viene incaricato di assicurare un servizio minimo di stato civile, di protezione dei cittadini espatriati e salvaguardia degli interessi commerciali”, spiega Christian Meuwly.

Un “servizio minimo” lodato dal ministro degli esteri georgiano Grigol Vashadze, che ha tenuto a ringraziare la Svizzera “per l’assistenza tecnica, amministrativa e umanitaria fornita in questi ultimi mesi”.

Relazioni economiche

Micheline Calmy-Rey e il capo della diplomazia georgiana hanno inoltre annunciato l’intenzione di rafforzare le relazioni economiche bilaterali. Accordi sulla doppia imposizione fiscale e sulla protezione degli investimenti dovrebbero venir siglati dai due paesi già nel corso del 2010.

La Svizzera esporta principalmente macchinari e prodotti chimici, farmaceutici e di meccanica di precisione verso la Georgia, mentre le importazioni concernono più che altro generi agro-alimentari.

Armando Mombelli, swissinfo.ch

Vertenza tra Russia e Georgia

Situata nella regione del Caucaso, l'ex repubblica sovietica della Georgia è ridiventata indipendente nel 1991, in seguito al crollo dell'Unione sovietica.

La rinascita della Georgia è stata però accompagnata da numerosi conflitti interni, legati alle aspirazioni di autonomia e di secessione dei territori dell'Ossezia del Sud e dell'Abkhazia.

L’Ossezia del Sud, che mira a ricongiungersi con l’Ossezia del Nord, appartenente alla Federazione russa, ha proclamato a più riprese la propria indipendenza già dal 1989.

In questi ultimi 20 anni, per tenere sotto controllo i ribelli sudosseti, sostenuti dalla Russia, le autorità della Georgia hanno fatto intervenire a più riprese le forze armate.

Le tensioni si sono nuovamente acuite nel 2006, in seguito ad un referendum tenuto nell’Ossezia del Sud, in cui il 99% della popolazione si era espressa a favore dell’indipendenza dalla Georgia.

Il 7 agosto del 2008, per riprendere il controllo della regione secessionista, il presidente georgiano Mikhail Saakaschvili ha inviato nuovamente l’esercito nell’Ossezia del Sud.

L’intervento delle forze armate russe ha però costretto il governo georgiano a ritirare le proprie truppe dopo pochi giorni di scontri. Il 15 agosto, le autorità di Tbilisi hanno accettato di firmare un accordo di cessate il fuoco elaborato dall’Unione europea.

I due paesi hanno avviato dall’autunno del 2008 primi colloqui per risolvere la lunga vertenza di matrice territoriale e nazionalista, sotto l’egida dell’Ue, delle Nazioni Unite e Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (Osce).

Dal marzo di quest’anno, la Svizzera tutela gli interessi di Mosca in Georgia e quelli di Tbilisi in Russia.

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