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Decisione del Tribunale federale Poco spazio di manovra per amnistie fiscali cantonali

L'amnistia fiscale approvata dal popolo ticinese violerebbe l'uguaglianza giuridica e fiscale.

(Ti-Press)

I cantoni tentano periodicamente attraverso delle amnistie fiscali di spingere gli evasori fiscali a dichiarare redditi e capitali in nero. Una sentenza del Tribunale federale relativa a un’amnistia fiscale accolta con voto popolare nel canton Ticino ha però fatto chiarezza: l’amnistia non è conforme alla Costituzione. 

Per anni i politici hanno litigato nel canton TicinoLink esterno sulla forma da dare a un’amnistia fiscale cantonale. Alla fine, per incoraggiare i contribuenti a dichiarare soldi in nero, si sono accordati su una soluzione piuttosto attraente per gli evasori, che avrebbero dovuto pagare solo il 30% delle tasse dovute in origine per gli ultimi 10 anni. Solo l’imposta federale diretta avrebbe dovuto essere versata completamente. 

Autodenuncia esente da pena per evasione fiscale 

Dall’inizio del 2010 in Svizzera si può ricorrere a un’autodenuncia esente da pena in caso di evasione fiscale e di un recupero d’imposta semplificati in casi di eredità. I contribuenti dovrebbero essere così motivati a riportare alla legalità redditi e capitali non dichiarati. Queste misure sono state introdotte dopo un lungo dibattito al posto di un’amnistia generale. L’autodenuncia esente da pena è chiamata anche piccola amnistia fiscale. 

Le autorità fiscali cantonali ricevono le denunce e avviano la procedura di recupero dell’imposta, sempre che le premesse siano rispettate. In caso contrario danno avvio a una procedura penale e di recupero d’imposta. Tutte le autodenunce sono annunciate all’Amministrazione fiscale federale, per garantire che ogni contribuente possa far uso una volta sola dell’autodenuncia esente da pena. 

Se un contribuente autodenuncia la propria evasione, per una volta nella vita non ne paga le conseguenze e deve solo pagare le imposte dovute (fino a dieci anni retroattivi) e gli interessi di mora. L’impunità può esser concessa solo se le autorità fiscali non erano già a conoscenza dell’evasione e il contribuente fa di tutto per collaborare con le autorità fiscali e per pagare il recupero d’imposta.

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Il Partito socialista (PS) si è sempre dichiarato per principio contrario a un’amnistia fiscale. La maggioranza del Gran consiglio (parlamento cantonale) aveva però seguito la raccomandazione del Consiglio di Stato (governo cantonale) e aveva approvato nel 2013 l’amnistia fiscale che concedeva uno sconto del 70% sulle tasse dovute. 

Contro la proposta, il PS ha lanciato con successo un referendum, ma nel maggio del 2014 anche gli elettori ticinesi hanno ratificato l’amnistia con il 52,9% di sì. L’amnistia doveva valere per due anni a partire dal 1° gennaio 2014. Il cantone sperava di incassare circa 35 milioni di franchi in imposte retroattive e interessi di mora. 

Contraria all’uguaglianza giuridica e fiscale 

Ora però è arrivato lo stop del Tribunale federaleLink esterno: la proposta ticinese viola l’uguaglianza giuridica e fiscale. Non è conforme né alla legge federale sull’armonizzazione delle imposte dirette dei cantoni e dei comuni, né alla Costituzione federale, si legge nella sentenza del 30 marzo. Neppure la votazione popolare cambia le cose. I due articoli nella legge fiscale cantonale devono essere stralciati. 

La sentenza fa riferimento in particolare all’autodenuncia esente da pena a livello federaleLink esterno, entrata in vigore il 1° gennaio 2010. La norma prevede che gli evasori possano denunciarsi impunemente una volta nella vita, ma che debbano versare l’intero ammontare non solo dell’imposta federale diretta, ma anche delle imposte cantonali e comunali. 

Il Tribunale federale ha così dato ragione agli esponenti socialisti che hanno fatto ricorso contro l’amnistia. La maggioranza del governo, del parlamento e del popolo è stata invece sconfessata. 

L’amnistia cantonale costituisce secondo il Tribunale federale una chiara violazione della Costituzione federale, in relazione al principio di uguaglianza nel diritto fiscale e a quello della tassazione in base alla capacità economica. 

I ricorrenti avevano argomentato che l’amnistia avrebbe privilegiato i contribuenti rei di aver nascosto redditi e capitali rispetto a quelli che si erano comportati correttamente. Il tribunale ha condiviso questa opinione. 

Un precedente 

La sentenza ha ampie conseguenze. «Con questo le amnistie fiscali cantonali sono morte», ritiene Marco Bernasconi, professore di diritto fiscale alla Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (Supsi). Per i cantoni che prevedono amnistie che vanno oltre all’autodenuncia esente da pena e vogliono creare i relativi incentivi, non c’è più spazio di manovra. 

Amnistia fiscale generale del 1969 

L’ultima amnistia fiscale generale in Svizzera per le imposte dovute a Confederazione, cantoni e comuni risale al 1969. All’epoca vennero alla luce 11,5 miliardi di franchi non dichiarati. 

Da allora in parlamento ci sono stati molti tentativi di concedere nuovamente un’amnistia fiscale generale. In questa variante l’evasore deve pagare solo una sorta di tassa amministrativa, mentre nel caso di autodenuncia esente da pena non c’è multa, ma le imposte dovute devono essere pagate interamente. 

Per la disparità che crea tra evasori e contribuenti onesti, l’amnistia generale crea sempre molte polemiche. Per questo il parlamento vi ha rinunciato e ha preferito lo strumento dell’autodenuncia. 

Lo scopo di entrambe le misure, amnistia e autodenuncia, è di legalizzare soldi in nero e rafforzare così in modo durevole il substrato fiscale.

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A Ginevra una perizia giuridica era già arrivata alla stessa conclusione. Il Canton Giura ha comunque varato una propria amnistia fiscale senza che vi siano stati ricorsi. L’amnistia si è conclusa dopo cinque anni alla fine del 2014 e ha permesso di portare alla luce circa 500 milioni di franchi non dichiarati. 

Nel Giura gli evasori pentiti dovevano solo compilare un formulario online e segnalare il capitale non dichiarato. Non dovevano indicare né la provenienza del denaro né il motivo del suo occultamento. 

Il Canton Friburgo mira a una misura analoga. Il relativo progetto dovrebbe essere presentato nell’autunno del 2015. Dopo la sentenza del Tribunale federale Friburgo dovrà però probabilmente rivedere la sua posizione. 

Il successo dell’autodenuncia esente da pena 

Anche senza incentivi cantonali particolari, nei cantoni funziona già lo strumento dell’autodenuncia esente da pena, la piccola amnistia decisa dalla Confederazione. Dal 2010 i cantoni hanno annunciato al Dipartimento delle finanze 15'000 autodenunce evase. 

Solo l’anno scorso 21 cantoni hanno annunciato 7569 autodenunce, un record. Sono così venuti alla luce valori patrimoniali nell’ordine di miliardi. In Ticino nel 2014 si sono autodenunciati 440 contribuenti per un valore patrimoniale totale di 780 milioni di franchi. 

Nel 2013 l’autorità fiscale del Canton Zurigo ha ricevuto ben 1330 autodenunce. In generale la tendenza all’autodenuncia è in crescita, anche perché è prevedibile che il segreto bancario scomparirà anche all’interno della Svizzera. Le banche svizzere si stanno preparando a dover fornire in futuro informazioni anche sui loro clienti svizzeri. 

L’esperto fiscale Marco Bernasconi sostiene proprio per questo motivo l’opportunità di offrire nuovamente un’amnistia fiscale generale. In questo momento storico sarebbe necessario una sorta di atto di grazia. È convinto che anche molti piccoli risparmiatori vorrebbero mettere in regola la propria situazione. «L’evasione fiscale è un fenomeno interclassista».


Traduzione di Andrea Tognina, swissinfo.ch

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