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I ministri degli esteri svizzero, Didier Burkhalter, e italiano, Paolo Gentiloni, si sono accordati oggi per una più stretta cooperazione tra i due Paesi riguardo alle questioni frontaliere. Gentiloni ha confermato il sostegno di Roma a Berna in vista di un'intesa con l'UE su una clausola di salvaguardia in materia di immigrazione.

In visita ufficiale in Svizzera, il ministro italiano degli esteri Paolo Gentiloni oggi è ricevuto a Neuchâtel dall'omologo elvetico Didier Burkhalter. Migrazione e lavoratori frontalieri italiani in Svizzera sono il piatto forte dei colloqui.

(AFP)

Se la Confederazione introducesse unilateralmente una quota annuale massima di lavoratori provenienti dall’Unione europea, "ciò avrebbe conseguenze negative per l’economia italiana e per quella svizzera", aveva avvertito Gentiloni, in un’intervista pubblicata stamane dalla Neue Zürcher Zeitung (NZZ).

Il capo della diplomazia italiana si era dichiarato fiducioso sulla possibilità che Berna e Bruxelles trovino una soluzione per l’attuazione dell’iniziativa popolare "Contro l’immigrazione di massa", approvata in votazione federale il 9 febbraio 2014. Aveva però puntualizzato che questa deve essere concertata nel rispetto dei principi fondamentali di entrambe le parti.

E nella sua visita ufficiale in Svizzera, questo pomeriggio a Neuchâtel, Didier Burkhalter gli ha illustrato la soluzione proposta dalla Confederazione. Il ministro elvetico "ha sottolineato che il governo svizzero si sforza di trovare un accordo con l'UE su una clausola di salvaguardia consensuale, fondata sull'accordo sulla libera circolazione. Il ministro italiano degli affari esteri ha confermato il sostegno dell'Italia a questo processo", scrive il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) in una nota.

Nell'intervista al quotidiano zurighese, Paolo Gentiloni aveva già rilevato che per l'Italia è molto importante che Berna e Bruxelles trovino una soluzione amichevole. Se Berna scegliesse la via solitaria, secondo il ministro italiano "sarebbe anche un cattivo segnale per il futuro dell’Europa dal profilo politico culturale. Abbiamo troppi interessi comuni, perciò si devono soppesare molto bene i rischi di misure unilaterali", aveva osservato, segnalando che ci sarebbero ripercussioni negative per le economie italiana e svizzera.

Relazioni bilaterali "eccellenti"

Riguardo alle relazioni bilaterali tra Svizzera e Italia, che entrambi hanno definito "eccellenti", i due ministri hanno ribadito la comune volontà di rafforzare ulteriormente la collaborazione tra i due Paesi sulle questioni frontaliere e la cooperazione in settori strategici come l'energia ed i trasporti, anche in vista dell'inaugurazione della galleria di base del San Gottardo prevista per il prossimo giugno, informa il DFAE.

Burkhalter e Gentiloni hanno preso atto delle consultazioni in corso per rafforzare la collaborazione di polizia e la lotta alla criminalità transfrontaliera, si legge ancora nella nota.

Circa il nuovo accordo sulla tassazione dei frontalieri italiani in Ticino, parafato lo scorso dicembre dai due Paesi, Paolo Gentiloni aveva precisato nell'intervista alla NZZ che "la firma definitiva è legata al progresso dei negoziati tra l’UE e la Svizzera, come pure all’eliminazione della discriminazione dei lavoratori frontalieri italiani" da e aggiunge di essere ottimista sul superamento di questo scoglio alla luce della "prudenza" di Didier Burkhalter e del "suo modo di risolvere i problemi". Riguardo alle rivendicazioni ticinesi, il ministro italiano rileva che Roma rispetta il federalismo elvetico, ma che negozia con Berna.

Chiusura delle frontiere, un atto suicidario

I due ministri hanno avuto anche uno scambio di vedute sulla gestione dell'emergenza migratoria. Burkhalter "ha sottolineato che i paesi d'origine, di transito e di destinazione dei rifugiati collaborano strettamente e assumono tutte le loro responsabilità, al fine di risolvere la crisi", scrive il DFAE.

In proposito, il capo della diplomazia italiana nell'intervista alla NZZ aveva sottolineato l’importanza della cooperazione e il fatto che la problematica dei profughi non può essere risolta in poche settimane. "E di certo non con la chiusura delle frontiere. Già solo per la libera circolazione delle persone, ciò sarebbe una sorte di suicidio per l’UE, che costituisce un grande progetto politico a lungo termine".

L'incontro odierno a Neuchâtel, segue quello che i due ministri degli esteri avevano avuto poche settimane fa a margine del Forum economico mondiale (WEF) di Davos.

Il DFAE ricorda che tra la Svizzera e l'Italia vi sono strette relazioni. Nel 2015 il volume degli scambi commerciali tra i due Paesi è ammontato a 34 miliardi di franchi. In Svizzera risiedono 310'000 italiani e altri 70'000 loro connazionali lavorano quotidianamente nella Confederazione. In Italia vivono circa 50'000 svizzeri. 

swissinfo.ch

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