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La Svizzera "approfittatrice" inizia a comunicare

Jacques de Watteville, ambasciatore svizzero presso l'Unione europea

Jacques de Watteville, ambasciatore svizzero presso l'Unione europea

(Keystone)

Per contrastare un'immagine negativa della Svizzera, la Confederazione ha sviluppato una nuova strategia di comunicazione a Bruxelles, sede delle istituzioni dell’Unione europea. La svelerà il prossimo 17 giugno.

La Svizzera ne ha manifestamente abbastanza di passare per la “scroccona” di turno, di subire gli epiteti di “partner difficile” e “paradiso fiscale” da parte dei responsabili dell’Unione europea (UE).

Per ridare smalto alla propria immagine, ha optato per una nuova strategia di comunicazione calibrata apposta per Bruxelles, a cui intende associare tutto ciò che la capitale del Belgio e dell’Europa possono vantare grazie a svizzeri illustri.

L’iniziativa sarà presentata il 17 giugno dagli stessi ispiratori: Jacques de Watteville, ambasciatore svizzero presso l’UE, in rappresentanza del Dipartimento federale degli Affari esteri; François Baur, rappresentante a Bruxelles di economiesuisse, la Federazione delle aziende svizzere.

Un appello alla sacra unione

Il Dipartimento degli affari esteri ed economiesuisse, hanno “sviluppato in modo indipendente strategie di comunicazione” che saranno illustrate ai loro ospiti (dirigenti di azienda, rappresentanti di associazioni, avvocati, ecc.) nel corso di una “riunione informale” che si terrà all’ambasciata elvetica.

Occorre “mettere la Svizzera sulla carta dell’Europa”, sottolinea l’invito rivolto in inglese agli invitati. Una “piattaforma destinata a promuovere l’immagine della Svizzera” potrebbe essere creata con il loro aiuto, si legge sempre nell’invito. Quest’appello alla sacra unione si giustifica a causa della gravità della situazione.

Il testo pone l’accento sul seguente aspetto: il livello di conoscenza della Svizzera mostrato dalle istituzioni e dai dirigenti dell’UE, è “relativamente basso”, soprattutto per quanto concerne il suo sistema democratico e le strette relazioni che legano la Confederazione elvetica all’UE nei campi economico, sociale e culturale.

Il burro e i soldi del burro

L’immagine che la Svizzera veicola in questo momento – ossia quella di chi vuole la botte piena e la moglie ubriaca – non le è certamente di aiuto nell’intento di essere ascoltata: in un simile contesto risulta infatti “più difficile contare sulla comprensione per le posizioni elvetiche o difendere al meglio gli interessi svizzeri” nella capitale d’Europa.

Una situazione divenuta ancora più imbarazzante poiché dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, il Parlamento europeo è diventato per Berna un interlocutore obbligato, accanto al Consiglio e alla Commissione dell’UE.

Jacques de Watteville e François Baur precisano che le strategie di comunicazione immaginate, comportano “progetti concreti”, “misure e eventi interessanti”, di cui non svelano proprio nulla. Alcune piste, tuttavia, si delineano.

Ogni anno in settembre, l’ambasciatore svizzero negli Stati Uniti organizza nella capitale americana una “serata svizzera” di gala, divenuta negli anni “un appuntamento irrinunciabile”. Con queste parole François Baur lascia intendere che anche Bruxelles potrebbe prestarsi ad una simile manifestazione.

La Confederazione, inoltre, prevede di nominare un responsabile della comunicazione a Bruxelles; il suo quartier generale dovrebbe trovare posto nell’edificio dell’ambasciata presso l’UE.

Tanguy Verhoosel, swissinfo.ch, Bruxelles
(traduzione dal francese: Françoise Gehring)

Controversia fiscale

Privilegi. Il conflitto tra Berna e Bruxelles si sviluppa attorno ai regimi fiscali di certi cantoni svizzeri. L'UE denuncia i privilegi accordati.

Slealtà. L'UE giudica sleale e contraria all'Accordo di libero scambio del 1972, l'imposizione delle società straniere a Zugo, Svitto e Obwaldo.

Posizione svizzera. Berna ritiene che le procedure di tassazione delle società di amministrazione, di società miste e delle holding esulano dal campo di applicazione dell'Accordo di libero scambio del 1972. Questo accordo concerne solo il commercio di certi beni (prodotti agricoli trasformati e industriali).

OCSE. Dal canto suo, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico non ha nulla da eccepire sui regimi fiscali dei cantoni svizzeri.

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