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Maurer alla presidenza «Dobbiamo trovare delle soluzioni e le troveremo»

(swissinfo.ch)

La Svizzera non deve lasciarsi mettere sotto pressione dall'Unione Europea, ma deve mantenere un'ampia libertà di manovra, osserva il presidente della Confederazione Ueli Maurer. «L'UE ha interessi tangibili in Svizzera e viceversa».

C'è chi farebbe follie per una coppa di champagne con caviale. Lui, invece, preferisce un panino e una birra, le feste campestri alle cerimonie ufficiali in giacca e cravatta. Si mantiene in forma con la bicicletta e lo sci di fondo. E non con gli inchini, tiene a sottolineare.

Nato e cresciuto in una famiglia di agricoltori, il 62enne Ueli Maurer ha iniziato la sua carriera politica come segretario dell'Unione dei contadini zurighesi. Nel 1996 è stato eletto presidente dell'Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice) e ha trasformato il partito nella prima forza politica del paese.

Ministro dello sport e della difesa dal 2009, Ueli Maurer è stato nominato presidente della Confederazione per il 2013, un mandato annuale, ricoperto a turno da ogni membro del governo, con compiti essenzialmente di rappresentanza in Svizzera e all'estero.

swissinfo.ch: Con il suo collega di governo e ministro degli esteri Didier Burkhalter avete deciso di suddividervi la responsabilità dei viaggi all'estero. Secondo quali criteri?

Ueli Maurer: Adempirò a tutti gli obblighi professionali che hanno un'importanza particolare per la Svizzera. Nel caso in cui la presenza del ministro Burkhalter o di altri membri del governo sarà ritenuta più efficace, allora saranno loro a partire. Non si tratta della mia persona, ma di difendere al meglio gli interessi della Svizzera. Il paese deve essere rappresentato da coloro che hanno un peso maggiore o sono nella posizione migliore, a seconda dei casi.

Questa ripartizione dei compiti permette inoltre di mantenere una certa continuità. All'estero ci rimproverano spesso per questo.

swissinfo.ch: Tra le sue priorità di politica interna figura il rafforzamento della coesione nazionale. Quali misure pensa di prendere concretamente?

U.M.: Malgrado gli interessi divergenti che esistono in Svizzera,  siamo tutti cittadini dello stesso paese. Dobbiamo rafforzare questo sentimento comune: ci sono molte più cose che ci uniscono di quelle che ci dividono. Spesso vengono messe in evidenza soltanto le divergenze, ma in realtà si potrebbero rilevare anche i punti in comune.

In quanto presidente della Confederazione ho la possibilità di mettere l'accento sugli eventi federatori. I Giochi olimpici invernali, ad esempio, potrebbero essere un grande progetto per la Svizzera, per il quale vale la pena impegnarsi indipendentemente dagli interessi, dall'appartenenza partitica o linguistica.

Bisogna però essere realisti. In un anno da presidente, non si può certo fare dei grandi cambiamenti, né in Svizzera né a livello internazionale. Personalmente non ho molto margine di manovra, la mia agenda è già praticamente piena.

swissinfo.ch: In quanto presidente della Confederazione avrà l'incarico di dirigere le sedute del Consiglio federale. Quale sarà la sua strategia?

U.M.:  Un governo collegiale, incaricato di prendere decisioni politiche sensibili, deve prendersi il tempo necessario per discutere. Bisogna aver cura anche delle diverse personalità e sensibilità, in modo da comprendere le possibili fonti di tensione per i colleghi. Saper spingere un collegio a una decisione condivisa, se possibile da tutti, è una vera e propria arte. Alla fine, comunque, riusciamo sempre a raggiungere un compromesso.

Il nostro è un funzionamento diverso rispetto a quel tipo di leadership dove bisogna solo votare sulle proposte e la scelta è fatta in pochi minuti.

swissinfo.ch: In un suo recente discorso, ha rimesso in questione – seppure indirettamente – gli  accordi bilaterali tra Svizzera e Unione Europea. Quale direzione dovrebbero prendere, secondo lei, le relazioni tra Berna e Bruxelles?

U.M.:  L'unica via percorribile è quella bilaterale. Dobbiamo prendere il tempo necessario, senza farci mettere sotto pressione. Più la relazione con l'Unione europea si fa stretta e più è necessaria prudenza nell'esame degli accordi. Sono dell'opinione che in nessun caso la pressione sia tale da spingerci a prendere decisioni senza riflettere. La cosa più importante è che la Svizzera riesca a mantenere la più ampia libertà di manovra possibile.

In tal senso, non credo di avere una posizione fondamentalmente diversa da quella dei miei colleghi di governo. Nessuno vuole aderire all'UE. Tutti vogliamo raggiungere dei buoni accordi per la Svizzera. Forse la mia opinione è più radicale, ma non c'è una differenza sostanziale rispetto agli altri consiglieri federali o alla maggioranza politica del paese.

swissinfo.ch: L'industria d'esportazione ha un interesse vitale per il mercato unico europeo. Con l'iniziativa popolare "contro l'immigrazione di massa", il suo partito mette in gioco anche la libera circolazione delle persone. Non ha paura di eventuali sanzioni o ripercussioni negative per l'economia svizzera?

U.M.:  No. Nel mondo economico è il più forte a prevalere. L'UE ha interessi tangibili in Svizzera e viceversa. Prendiamo l'ipotesi – puramente teorica – che l'UE decida di limitare l'accesso al suo mercato e che la Svizzera, quale contromisura, imponga restrizioni nel settore dei trasporti. Sarebbe inimmaginabile. Berna e Bruxelles sono strettamente legate  e devono cercare sempre soluzioni comuni. Ed è ciò che faremo.

swissinfo.ch: Poco dopo aver ripreso il dipartimento della difesa, ha dichiarato di voler far dell'esercito svizzero il migliore al mondo. Oggi direbbe ancora la stessa cosa?

U.M.:  Certamente. Abbiamo bisogno del miglior esercito al mondo, perché quando è chiamato a intervenire, deve essere il migliore.

swissinfo.ch: Vorrebbe un esercito diverso?

U.M.: Nel sistema svizzero di milizia, l'esercito è parte della politica di sicurezza. E per funzionare ha bisogno del sostegno della popolazione.

A livello di risorse siamo limitati e davanti all'opinione pubblica dobbiamo continuamente lottare per salvaguardare la reputazione dell'esercito. Fino a quando la tendenza sarà questa, non avremo raggiunto l'obiettivo di avere il miglior esercito del mondo.

Se scompaiono due fucili oppure un soldato beve una birra di troppo, il giorno dopo tutti i media ne parlano e si ha l'impressione che l'esercito sia in uno stato miserabile. A volte c'è chi prende di mira l'esercito per attaccarmi. Ma qui si tratta di 150'000 soldati che ogni anno svolgono un compito esemplare. A volte vivo male questa situazione.

swissinfo.ch: Oggi la Svizzera non deve più far fronte a grandi minacce esterne. L'esercito svizzero non ha un problema di legittimità?

U.M.: L'esercito è come un premio d'assicurazione in caso di scenari difficili e la sua esistenza è quindi legittima. Senza contare che i suoi costi sono minimi, inferiori ad esempio a tutte le assicurazioni responsabilità civile per i veicoli a motore.

L'esercito non problemi di legittimità, perché è responsabile della sicurezza del paese. Se la Svizzera è uno dei paesi più ricchi al mondo, è grazie alla sua sicurezza. A lungo andare, uno smantellamento dell'esercito avrebbe ripercussioni gravi sulla sicurezza del paese e di conseguenza anche sulla nostra prosperità. Inoltre, non si può pensare di poter ricostruire un esercito in pochi anni in caso di necessità.

swissinfo.ch: L'acquisto dei nuovi aerei da combattimento Gripen è contestato anche tra le file dei conservatori e dovrà con ogni probabilità superare lo scoglio di un referendum popolare. In che modo pensa di far fronte a questo ostacolo?

U.M.: Sarà una votazione difficile per l'esercito svizzero. La questione della legittimità sarà al centro del dibattito. Abbiamo delle chance di vincere se spieghiamo alla popolazione in modo aperto e trasparente qual è la posta in gioco. Spiegheremo ai cittadini svizzeri che non c'è prosperità senza sicurezza.

swissinfo.ch: Gli svizzeri all'estero si sentono spesso trascurati dalla loro madre patria. Come pensa di avvicinarli in questo anno presidenziale?

U.M.: Sfortunatamente non posso far nulla di concreto per gli svizzeri all'estero. Sono piuttosto realista. Quando è possibile, cerco di sostenere il contatto con gli espatriati. Il voto elettronico potrebbe essere una soluzione, ma anche per questo c'è bisogno di tempo.

Se la mia agenda me lo permetterà, parteciperò al congresso degli svizzeri all'estero. Ma non mi piace fare promesse che alla fine non posso mantenere.

Biografia

Ueli Maurer è nato il 1° dicembre 1950 a Wetzikon, nel cantone di Zurigo.

Dopo un apprendistato commerciale, ottiene il diploma di contabile e diventa responsabile della cooperativa agricola Hinwil-Bauma. Nel 1994, è nominato direttore dell'Associazione zurighese dei contadini.

La sua carriera politica inizia nel 1978, nel consiglio comunale di Hinwil (cantone di Zurigo).

Cinque anni più tardi, Maurer viene eletto nel parlamento cantonale, di cui è presidente nel 1990/1991.

Nel 1991 entra in Consiglio nazionale (Camera del popolo) e nel 1996 è eletto presidente dell'Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice).


Nel 2008, Ueli Maurer lascia la carica di presidente dell'UDC nazionale per poi riprendere, a sorpresa, quella di responsabile della sezione zurighese. In 12 anni alla testa dell'UDC, ha visto nascere 12 nuove sezioni cantonali e 600 locali.

La sua carriera politica è stata segnata anche da sconfitte: nel 1991, Maurer non è riuscito ad entrare nel governo zurighese, battuto dall'ex consigliere federale Moritz Leuenberger. Nel 2007, la verde liberale Verena Diener lo ha battuto nell'elezione al Consiglio degli Stati (Camera dei Cantoni).

Dal 2009 siede nel Consiglio federale per l'UDC, a capo del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport.

Nell'esercito ha il grado di maggiore.

Ueli Maurer è sposato e padre di sei figli.

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Presidenti della Confederazione

2013 Ueli Maurer (Unione democratica di centro UDC)

2012 Eveline Widmer-Schlumpf (Partito borghese democratico PBD)
2011 Micheline Calmy-Rey (Partito socialista PS)
2010 Doris Leuthard (Partito popolare democratico PPD)
2009 Hans-Rudolf Merz (Partito liberale radicale PLR)
2008 Pascal Couchepin (PLR)
2007 Micheline Calmy-Rey (PS)
2006 Moritz Leuenberger (PS)
2005 Samuel Schmid (UDC)
2004 Joseph Deiss (PPD)
2003 Pascal Couchepin (PLR)
2002 Kaspar Villiger (PLR)
2001 Moritz Leuenberger (PS)
2000 Adolf Ogi (UDC)
1999 Ruth Dreifuss (PS)

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(Traduzione dal tedesco, Stefania Summermatter), swissinfo.ch


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