Reagire alla violenza delle armi

I rappresentanti di una settantina di paesi si sono riuniti a Ginevra per una conferenza sul tema della violenza armata. Scopo dell'incontro: limitare il commercio mondiale delle armi di piccolo calibro.

Questo contenuto è stato pubblicato il 12 settembre 2008 - 18:45

«Non possiamo rimanere muti di fronte alle devastazioni causate dalla violenza armata sullo sviluppo», ha detto Micheline Calmy-Rey a Ginevra, aprendo i lavori della conferenza ministeriale.

Le armi di piccolo calibro provocano la morte di oltre 700'000 persone all'anno, di cui due terzi al di fuori delle zone di guerra. In alcune regioni, come in America latina, pistole e fucili sono tra le prime cause di morte.

«La violenza armata si nutre di disuguaglianze socioeconomiche e di sottosviluppo, con effetti catastrofici sui poveri», ha rilevato Kathleen Cravero, sottosogretaria generale dell'ONU e direttrice del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo.

Secondo Micheline Calmy-Rey, la violenza armata è uno dei principali ostacoli alla realizzazione degli Obiettivi del Millennio dell'ONU. Alla prossima Assemblea generale delle Nazioni Unite, la Svizzera presenterà una risoluzione al fine di sviluppare delle misure concrete per giungere ad una riduzione quantificabile di questo flagello entro il 2015, conformemente alla Dichiarazione di Ginevra (adottata nel 2006 e sottoscritta da 96 paesi).

Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: community-feedback@swissinfo.ch

Condividi questo articolo