Samuel Schmid nell'occhio del ciclone

«Sapevo, ma ho dimenticato»: il ministro della difesa Samuel Schmid ha ammesso giovedì di essere stato informato già nel novembre 2006 in merito all'inchiesta penale nei confronti del brigadiere Roland Nef, poi nominato capo dell'esercito.

Questo contenuto è stato pubblicato il 04 settembre 2008 - 18:28

Schmid ha precisato in un'intervista alla radio svizzerotedesca che all'epoca non era ancora il superiore diretto del brigadiere Nef e che, di conseguenza, l'informazione ricevuta dall'uditore in capo dell'esercito non era di sua competenza.

Soltanto alcuni mesi dopo, Nef - indagato per coazione nei confronti dell'ex compagna - è entrato nella lista dei papabili per la carica di capo dell'esercito. Il ministro ho inoltre aggiunto che «un procedimento penale non è ancora una sentenza, visto che vale la presunzione d'innocenza». A suo avviso, anche l'archiviazione del caso dopo il pagamento di un indennizzo non costituisce un'ammissione di colpa.

La stampa elvetica ha duramente criticato il consigliere federale, invocandone le dimissioni. Aspri rimproveri sono giunti anche dai partiti politici: l'Unione democratica di centro ha invitato gli altri schieramenti a esprimersi chiaramente, mentre i socialisti hanno parlato di «situazione insostenibile».

Il ministro della difesa ha detto di capire le critiche, ammettendo di aver fatto alcuni errori. Tuttavia non pensa ancora alle dimissioni: «In caso di bufera, bisogna riflettere bene», ha osservato Schmid, difendendo pure l'operato dell'esercito negli ultimi anni.

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