Zurigo vuole costruire la sua regione metropolitana

Il bacino zurighese: la regione economica numero uno della Svizzera swissinfo.ch

Tra le principali regioni economiche europee, la metropoli zurighese ha sofferto finora per la sua frammentazione politica. Sette cantoni, che fanno capo alla piazza economica zurighese, lanciano ora un progetto di cooperazione regionale.

Questo contenuto è stato pubblicato il 07 maggio 2008 - 16:58

"Uno dei nostri punti deboli è sicuramente quello di aver cominciato piuttosto tardi con questo progetto, con il quale vogliamo rafforzare la cooperazione e superare le barriere cantonali", ammette Markus Notter, presidente del governo cantonale di Zurigo.

Negli ultimi decenni, la metropoli elvetica ha conosciuto un forte sviluppo economico, scientifico e sociale: oggi figura perfino tra i 16 principali "motori europei" nella classifica stilata dai ricercatori dell'Unione europea. Eppure, fino ai nostri giorni, non è riuscita a dotarsi di una vera politica di promozione del proprio spazio metropolitano.

Le ragioni sono da ricercare in parte nell'eredità federale. Nella sua crescita, la piazza economica zurighese si è estesa ben oltre i propri confini, abbracciando una regione che ingloba almeno 6 cantoni circostanti e 1,6 milioni di abitanti. Le autorità di Zurigo sono però competenti soltanto per le decisioni che riguardano il proprio territorio: ogni cantone dispone infatti di piena autonomia.

Battaglia internazionale

Per superare tali divisioni, i rappresentanti dei governi cantonali di Zurigo, Lucerna, San Gallo, Zugo, Sciaffusa, Turgovia e Svitto hanno firmato questa settimana, nell'ambito della terza Conferenza metropolitana della regione zurighese, una Carta in cui vengono definite le basi strategiche del loro progetto di cooperazione.

Tra gli obbiettivi vi è innanzitutto quello di rafforzare la competitività della metropoli zurighese a livello internazionale. Se, fino ad alcuni anni fa, la concorrenza economica si giocava soprattutto tra i cantoni, oggi la battaglia si svolge, perlomeno, tra una metropoli europea e l'altra. La piazza zurighese contende società, contratti e specialisti alle metropoli di Francoforte, Monaco, Lione o Milano.

I 7 cantoni firmatari intendono inoltre potenziare la difesa dei loro interessi a livello nazionale. "Se i cantoni di montagna o le associazioni di contadini hanno le loro lobby a Palazzo federale, non vediamo perché non dovremmo fare altrettanto", dichiara Elmar Ledergerber, sindaco di Zurigo.

La metropoli zurighese dispone di non poche carte per far valere, anche a livello politico, il suo peso economico: questa regione, in cui vive il 26% della popolazione svizzera, realizza il 37% del Prodotto interno lordo e contribuisce in misura del 41% agli introiti dell'Imposta federale diretta.

Qualità della vita

La Conferenza metropolitana ha individuato diversi settori nei quali la cooperazione tra i 7 cantoni potrebbe essere incentivata. In primo piano figura il miglioramento della politica regionale dei trasporti, finora concepita in parte sulla base di priorità cantonali. Ogni giorno, tra l'altro, centinaia di migliaia di pendolari fanno la spola per recarsi al lavoro nella città sulla Limmat o nei comuni vicini.

Per quanto riguarda il mercato del lavoro, la Conferenza propone di sopprimere i contingenti cantonali per l'assunzione di manodopera qualificata europea. Mentre alcuni cantoni non impiegano interamente i loro contingenti, altri non dispongono dell'autorizzazione per ingaggiare un numero maggiore di specialisti.

Un dossier scottante concerne inoltre la fiscalità: il canton Zurigo si assume finora quasi da solo l'onere finanziario necessario per mantenere istituzioni culturali e centri scientifici, di cui approfitta l'intera metropoli. Senza dimenticare inoltre che le aliquote fiscali attrattive per aziende e privati praticate da alcuni cantoni attorno a Zurigo hanno indebolito il gettito fiscale del cantone più ricco della Svizzera.

Una maggiore cooperazione gioverebbe anche in ambito turistico, soprattutto per quanto concerne l'organizzazione di congressi e simposi. "Non vogliamo tuttavia cadere nel gigantismo, come fanno altre metropoli europee. Uno dei punti di forza della metropoli di Zurigo è legato proprio alle sue dimensioni ridotte e alla sua qualità della vita", afferma Elmar Ledergerber.

Banche in crisi

Proprio mentre la metropoli zurighese guarda in modo ambizioso al futuro, le grandi banche, fiore all'occhiello della città sulla Limmat, stanno attraversando probabilmente il peggior momento della loro storia. Credit Suisse e, soprattutto, UBS hanno annunciato negli ultimi mesi pesanti perdite legate alla crisi del mercato immobiliare americano. Su quali altri cavalli di battaglia intendono puntare i responsabili economici zurighesi per far fronte alla concorrenza delle altre metropoli europee?

"Acuni settori industriali tradizionali, come quello dei macchinari, rimangono ancora oggi estremamente competitivi a livello internazionale. Al loro fianco si sono sviluppate negli ultimi anni numerose aziende high-tech estremamente innovative. Per quanto riguarda i servizi, oltre alle banche disponiamo di diversi altri settori di punta, come le spedizioni, le assicurazioni o la consulenza aziendale. Siamo inoltre all'avanguardia sul piano mondiale nell'ambito della ricerca scientifica e nell'economia creativa", risponde Markus Notter.

swissinfo, Armando Mombelli

Metropoli zurighese

Lo spazio metropolitano zurighese include almeno 7 cantoni e quasi 300 comuni. In questa regione risiede il 26% della popolazione complessiva svizzera.

Tra il 1995 e il 2005 il numero di abitanti è cresciuto dell'8%, contro il 6% in media nazionale.

Tra il 2001 e il 2005, il numero dei posti di lavoro è aumentato del 2,8%, contro l'1,4% in media nazionale.

La regione metropolitana zurighese contribuisce in misura del 37% al Prodotto interno lordo svizzero e del 41% al gettito dell'Imposta federale diretta.

Il 67% delle 1000 più grandi aziende svizzere ha sede nello spazio metropolitano zurighese.

La metropoli elvetica figura in 16esima posizione tra i motori economici europei.

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