Il cinema svizzero non si salverà online

Un'immagine del film "My mom, my son and me" di Andrea Štaka. Tre produttori svizzeri hanno voluto permettere a 80 cineasti di proporre la loro visione della pandemia e del confinamento. Trentatré progetti sono stati realizzati e sono stati riuniti nella collezione Lockdown. ldd

Le piatteforme che propongono i film svizzeri hanno conosciuto una rapida crescita durante il semi confinamento, dando visibilità a opere che non potevano più essere viste al cinema. Tuttavia, ciò non basterà per salvare il cinema d'autore elvetico, prevedono alcuni specialisti del settore. La sala svolge un ruolo primordiale.

Questo contenuto è stato pubblicato il 07 agosto 2020 - 15:00

Sale cinematografiche chiuse, riprese sospese, festival del film annullati. Per quasi due mesi, il semi confinamento imposto in Svizzera per limitare la diffusione del coronavirus ha messo in pausa l'industria cinematografica.

Per ammazzare il tempo o per soddisfare la propria passione per il cinema, i confinati di tutto il mondo hanno optato per lo streaming o i video su richiesta (VOD). Il consumo di film ha raggiunto livelli record. Netflix, leader del settore, ha registrato la crescita più forte della sua storia. Sulle piatteforme dei giganti americani, le piccole produzioni svizzere sono però invisibili.

Il cinema elvetico è messo in evidenza su portali locali quali Cinefile, Filmingo o Artfilm, i quali sono anch'essi cresciuti rapidamente all'apice della pandemia di Covid-19. Filmingo ha visto quadruplicare i suoi utenti e le visualizzazioni su Cinefile sono state il quintuplo rispetto all'intero 2019. Sulla piccola piattaforma Artfilm, dedicata esclusivamente alle produzioni svizzere, il traffico è stato venti volte superiore alla norma. Malgrado la sua progressione significativa, lo streaming non rappresenta tuttavia l'ancora di salvezza del cinema svizzero, ritengono gli esperti del settore.

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Al cinema il 50% delle entrate di un film

Laurent Dutoit, direttore della società di distribuzione Agora Films e gestore di numerosi cinema indipendenti a Ginevra, ritiene che i portali locali abbiano permesso "di mantenere i contatti con la clientela e di preservare l'aspetto culturale".

"Tuttavia, l'aumento del numero di utenti è assolutamente insignificante rispetto al numero di spettatori che si è perso nelle sale", afferma.

"Da solo, il cinema svizzero non ce la farà".

Barbara Miller, Associazione svizzera dei cineasti

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Una settimana prima del semi confinamento, Agora Films aveva fatto uscire il documentario 'Citoyen Nobel', realizzato dal losannese Stéphane Goël sul Premio Nobel per la chimica 2017 Jacques Dubochet. "Abbiamo tentato di rimetterlo in cartellone in occasione della riapertura, ma era troppo tardi. Abbiamo perso 10'000 entrate al cinema soltanto per questo film, ovvero una perdita maggiore alla somma delle visualizzazioni di tutti i film svizzeri in streaming durante questo periodo", rileva.

Sebbene lo streaming seduca un numero crescente di spettatori, il fatturato continua a essere realizzato nelle sale cinematografiche. Laurent Dutoit sostiene che la sala rappresenta oltre il 50% delle entrate di un film, mentre lo streaming raggiunge al massimo il 20%. "Sulle grandi piattaforme, che funzionano meglio, siamo confrontati ancor di più con la concorrenza dei film americani", sottolinea.

Salvare le sale per salvare il cinema svizzero

In Svizzera, il servizio VOD cha raccoglie maggior successo è quello del principale operatore di telefonia, Swisscom TV. "La gente guarda però i film che sono evidenziati sulla pagina iniziale, ovvero quelli che hanno il potenziale commerciale più grande", osserva Laurent Dutoit. I film svizzeri, che rientrano nella categoria del cinema d'autore, hanno quindi una bassa visibilità. "Da solo, il cinema svizzero non ce la farà. Per salvarlo, bisogna garantire la sopravvivenza delle sale cinematografiche e dei distributori indipendenti", sostiene il direttore di Agora Films.

Scoprire una pellicola sul grande schermo, seduti su una poltroncina e mangiando popcorn, è inoltre parte di un'esperienza collettiva. La realizzatrice e presidente dell'Associazione svizzera dei cineasti Barbara Miller sottolinea la necessità di preservare il cinema in quanto luogo d'incontro e di scambio con il pubblico, in particolare durante i festival.

"Lo streaming è una realtà e assumerà un ruolo sempre più grande. Spero però che non prenderà il sopravvento sul resto. Sarebbe un vero impoverimento per il nostro settore", commenta Miller.

>> 'Platzspitzbaby' di Pierre Monnard è stato il film che stava raccogliendo maggior successo al momento della chiusura dei cinema.

Raggio di speranza

La realizzatrice teme un'americanizzazione della settima arte. Per lottare contro questo fenomeno, l'industria cinematografica svizzera ripone le proprie speranze nella modifica della legge sul cinema, in discussione in parlamento.

Il nuovo testo prevede un'estensione ai fornitori online dell'obbligo di investire nel cinema svizzero almeno il 4% delle loro entrate lorde, oppure di pagare una tassa corrispondente. Queste piattaforme dovranno anche proporre nel loro catalogo il 30% di produzioni europee diffuse a livello nazionale. "Ciò permetterà di garantire la diffusione di produzioni indipendenti affinché la nostra cultura non scompaia. Questo tipo di misura funziona già molto bene in altri Paesi europei", afferma Barbara Miller.

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