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Per la sovranità… di un'agricoltura del passato

Il rischio reale dell'iniziativa "per la sovranità alimentare", al di là delle buone intenzioni: l'opinione del giornalista Albert Tille, editorialista della rivista online svizzero-francese Domaine public.

Questo contenuto è stato pubblicato il 14 settembre 2018 - 14:00
Albert Tille, Domaine Public


L'iniziativa popolare "per la sovranità alimentare" è stata lanciata dal sindacato dei contadini Uniterre, minoritario all'interno del mondo agricolo. Seguendo le raccomandazioni del Consiglio federale, il parlamento – dove la lobby degli agricoltori è molto influente – ha respinto la proposta a larga maggioranza, senza contrapporvi un controprogetto. L'iniziativa ha raccolto solo 23 voti a favore in Consiglio nazionale e uno al Consiglio degli Stati.

Schierato a difesa dei piccoli contadini, il sindacato Uniterre ha una strategia vigorosa. Domanda di aumentare il numero di lavoratori nell'agricoltura. Vuole sviluppare la produzione indigena regolando le importazioni attraverso un aumento dei dazi doganali. I generi alimentari provenienti dall'estero che non sono conformi alle norme svizzere sulla produzione agricola sarebbero soggetti a dazi più elevati o sarebbero vietati (per esempio alimenti che contengono uova non provenienti da un allevamento al suolo).

Manifesto del caricaturista Noël Fontanet in favore del cosiddetto piano Wahlen, il piano per l'aumento della produzione agricola adottato dalla Svizzera durante la seconda guerra mondiale. Museum für Gestaltung Zürich

L'importo corretto dei prezzi alla produzione e quindi del reddito degli agricoltori sarà determinato dallo Stato. Il modello di economia agricola dell'iniziativa di Uniterre è vicino a quello dell'economia di guerra adottata tra 1939 e 1945 e sopravvissuta per mezzo secolo.

Ma la Svizzera ha dovuto e saputo adattarsi ai nuovi flussi commerciali internazionali. Negli anni Ottanta, i lunghi negoziati nel quadro del Gatt (sfociato poi nell'Organizzazione mondiale del commercio, OMC) integrarono l'agricoltura nella regolamentazione degli scambi internazionali. La Svizzera si trova di fronte all'alternativa tra una riforma della politica agricola e l'abbandono dei negoziati Gatt.

Berna scoprì allora i pagamenti diretti, introdotti nel 1993. Questo sistema di sostegno ai contadini – l'Unione europea adotterà un sistema analogo dieci anni più tardi – permise alla Svizzera di aprire parzialmente il proprio mercato agricolo alla concorrenza straniera e di firmare nel 1994 gli accordi commerciali che diedero vita all'OMC.

L'astuzia dei pagamenti diretti

Con il nuovo strumento, Berna aiuta gli agricoltori non agendo sul prezzo dei prodotti, ma versando loro direttamente del denaro per le "prestazioni di interesse generale" che offrono alla popolazione: cura del paesaggio culturale, conservazione delle risorse naturali, insediamento decentralizzato sul territorio, metodi di produzione ecologici, allevamento rispettoso degli animali.

Idee della sinistra riformista

Ispirata dai club di riflessione politica nati in Francia all'inizio degli anni Sessanta, la rivista Domaine Public è stata pubblicata per la prima volta nell'ottobre 1963.

Indipendente, la rivista esprime opinioni vicine alla sinistra riformista della Svizzera francese. Dal 2006 Domaine Public è pubblicata esclusivamente online. I suoi articoli sono accessibili gratuitamente.

Il suo consiglio di amministrazione è presieduto dall'ex consigliera federale Ruth Dreifuss.

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Gli accordi Gatt/OMC organizzano gli scambi internazionali regolamentando gli ostacoli doganali creati dai dazi, dalle quote di importazione o dalle norme per la produzione. I pagamenti diretti agli agricoltori non riguardano le merci. L'OMC non li considera un ostacolo al commercio. La Svizzera può così aiutare i suoi contadini senza subire costrizioni internazionali. E fa ampio uso di questo strumento. I pagamenti diretti ammontano a oltre 3 miliardi di franchi l'anno.

In una delle sue circolari, il Sorvegliante dei prezzi ha sottolineato che i dazi doganali sui prodotti agricoli si traducono in un ammontare equivalente pagato dai consumatori svizzeri sotto forma di prezzi maggiorati. Per Mister Prezzi sarebbe sensato sopprimere i dazi doganali per ridurre i prezzi e sostenere invece l'agricoltura aumentando i pagamenti diretti. Aiutare i contadini esclusivamente attraverso le casse federali sarebbe un vantaggio per le persone con un reddito modesto, che pagano poche imposte federali ma non possono ridurre il consumo di prodotti agricoli. Il suggerimento di Mister Prezzi non ha però nessuna possibilità di imporsi.

La politica voluta da Uniterre ignora le virtù dei pagamenti diretti e punta sul rafforzamento dei dazi e sulla limitazione delle importazioni, andando contro l'impegno della Svizzera in seno all'OMC: le misure di ritorsione che sarebbero adottate dai nostri partner commerciali colpirebbero duramente le esportazioni svizzere, comprese quelle del nostro formaggio. Meglio allora mantenere la politica agricola attuale, confermata dal popolo svizzero, che l'anno scorso ha approvato con il 78,7% dei voti il controprogetto all'iniziativa sulla sicurezza alimentare dell'Unione svizzera dei contadini. 

Le opinioni espresse in questo articolo sono dell'autore e non corrispondono necessariamente a quelle di swissinfo.ch.

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