Rilanciata dallo svedese Persson la questione dei bilaterali bis tra UE e Svizzera

Il presidente del consiglio svedese, Göran Persson (a sinistra), ha incontrato, lo scorso 12 febbraio a Stoccolma, il presidente della Confederazione, Moritz Leuenberger Keystone Archive

L'Unione europea ribadisce l'interesse di un rapido accordo sulla frode doganale e la fiscalità del risparmio, ma è anche «pronta» ad intavolare negoziati per l'adesione della Svizzera ai trattati di Schengen e Dublino. Da Berna, dove finora si aspettava «un segnale chiaro» in questo senso, giunge una reazione positiva.

Questo contenuto è stato pubblicato il 05 marzo 2001 - 19:09

Gli intendimenti europei sono contenuti nella lettera trasmessa lunedì al presidente della Confederazione, Moritz Leuenberger, dal Presidente del Consiglio dei ministri dell'UE, il premier svedese Göran Persson.

Il più alto rappresentante della presidenza di turno dell'UE spiega dapprima che sia l'UE sia la Confederazione hanno un grande interesse a che le relazioni bilaterali siano consolidate: «penso che siamo assolutamente d'accordo sul fatto che l'Unione europea e la Svizzera hanno un reciproco interesse ad allargare e ad approfondire le loro relazioni. Ora si tratta di cominciare ad esplorare e, eventualmente, negoziare nuovi ambiti di cooperazione».

Persson ricorda l'interesse comunitario di un rapido avvio di discussioni formali su una rafforzata cooperazione nella lotta alla frode, come pure ad »un'urgente ripresa» dei negoziati sulla fiscalità del risparmio. Il consigliere federale Kaspar Villiger ha del resto già ricevuto un invito in questo senso.

«L'UE, dal canto suo, è pronta ad intraprendere con la Svizzera discussioni chiarificatorie sui trattati di Schengen e di Dublino, per determinare le condizioni che permettano un miglioramento della cooperazione», scrive Persson. Vista la rilevanza, per entrambe le parti, dei temi dei due accordi, anche in questi ambiti (giustizia, polizia, asilo e migrazioni) le relazioni vanno approfondite rapidamente, aggiunge il primo ministro svedese. Si tratta di procedere «in modo da soddisfare entrambi» i partner e considerando ogni tema «secondo le proprie condizioni».

Persson menziona anche altri settori per cui Berna ha manifestato il desiderio di progredire nelle discussioni, in particolare ambiti legati ai sette accordi settoriali accettati l'anno scorso dal popolo, quali la statistica o i prodotti agricoli.

Lo scritto del primo ministro svedese potrebbe soddisfare l'esigenza svizzera di «un segnale chiaro», ha affermato Ruedi Christen, portavoce del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE). Con la lettera, «il presupposto di avviare rapidamente discussioni esplorative» sembra acquisito, ha detto Christen, secondo il quale il testo è «molto rallegrante» e segnala la disponibilità europea ad affrontare tutte le questioni, anche quelle sollevate dalla Svizzera.

Nella lettera non vi è più menzione della ratifica dei sette accordi bilaterali. Inoltre il portavoce del commissario europeo degli affari esteri, Chris Patten, ha affermato che la Commissione non vuole porre nessuna «connessione» tra la ratifica dei bilaterali e le nuove discussioni tra UE e Confederazione.

Secondo il portavoce, a un passaggio di una lettera di Patten al Consiglio federale del 21 febbraio era stata attribuita troppa importanza. Era sembrato che un ritardo della Svizzera nell'apertura di negoziati sulla frode e la fiscalità del risparmio avrebbe rischiato di comportare seri effetti negativi sulle prospettive di sviluppo delle relazioni.

Per chiarire le questioni tecniche relative alla partecipazione di Berna ai trattati di Schengen e Dublino, esperti europei e svizzeri si incontreranno giovedì a Bruxelles. Ulteriori trattative sono previste il 16 marzo.

swissinfo e agenzie

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