Navigazione

Saltare la navigazione

Sotto-siti

Funzionalità principali

Salari e bonus dei manager Credit Suisse di fronte alla rivolta degli azionisti

La decisione di Credit Suisse di tagliare del 40% i bonus dei manager non è bastata a calmare le acque. Da settimane, gli azionisti criticano apertamente le retribuzioni annunciate dalla seconda banca svizzera. Il presidente del consiglio d’amministrazione Urs Rohner si dice però fiducioso in vista dell’assemblea annuale in calendario il 28 aprile.

Il CEO del Credit Suisse Tidjane Thiam nel mirino delle critiche degli azionisti. 

(Keystone)

La seconda banca svizzera, in piena ristrutturazione, è stata accusata di non aver preso in considerazione il fatto di dover versare 5,3 miliardi di dollari agli Stati Uniti (come previsto dall’accordo concluso in dicembre per chiudere la vertenza sulla crisi dei subprime) al momento di stabilire le remunerazioni dei manager.

Il presidente del consiglio di amministrazione Urs Rohner ha dichiarato al Financial Times di aver sottovalutato quanto sensibile sia il tema delle retribuzioni in Svizzera e altrove. «La reazione è stata più forte di quanto mi aspettassi, in particolare in Gran Bretagna, così come da parte degli investitori professionali e istituzionali, e dei consulenti in materia di voto (proxy advisers)». 

Rohner descrive tuttavia come «ragionevole» il pacchetto di bonusche sarà sottoposto all’assemblea annuale in programma il 28 aprile a Zurigo. “Non credo che dovrò difenderlo. Sono sicuro che spiegando ciò che abbiamo fatto, gli azionisti capiranno perché abbiamo preso queste decisioni».

La polemica è scoppiata dopo l’annuncio da parte della banca di voler versare bonus per 78 milioni di franchi al direttore e ai membri del consiglio di amministrazione e ciò malgrado una perdita annunciata di 2,7 miliardi di franchi lo scorso anno, legata all’accordo con gli Stati Uniti sui subprime. Il gruppo aveva anche annunciato un aumento del 6%, a 3,09 miliardi di franchi, dell’importo complessivo per i bonus di tutti gli impiegati, per evitare che i migliori elementi rivolgessero lo sguardo alla concorrenza.

CreditSuisse ha annunciato mercoledì un ritorno nelle cifre nere, con un utile netto di 596 milioni di franchi nel primo trimestre 2017. Nello stesso periodo dell’anno precedente i conti si erano invece chiusi con una perdita di 302 milioni. Oltre alla diffusione dei dati trimestrali, Credit Suisse ha annunciato un aumento di capitale di circa 4 miliardi di franchi, che – secondo la banca – dovrebbe portare a un rafforzamento patrimoniale e garantire maggiore flessibilità. Credit Suisse ha poi rinunciato a quotare in borsa l’entità svizzera, contrariamente a quanto aveva inizialmente previsto.

Fonte: Agenzia di stampa svizzera (ATS) 

Dopo settimane di polemiche, a metà aprile i membri del consiglio direttivo del Credit Suisse hanno annunciato in tutta fretta un taglio dei premi del 40% per l’anno in corso. «Volevano dare un segnale agli azionisti e al mondo che per loro la cosa più importante è il successo finale e la realizzazione del piano strategico», afferma Rohner.

Questo passo indietro non è però riuscito a soddisfare i consulenti degli investitori, tra cui i fondi americani Institutional Shareholder Services (ISS) e Glass Lewis, così come la svizzera Ethos, Fondazione d’investimenti per lo sviluppo sostenibile, che hanno minacciato di bocciare il rapporto annuale all’assemblea di venerdì.

In un rapporto pubblicato la scorsa settimana, ISS ha affermato che le decisioni della banca «non sembrano riflettere un buon funzionamento del processo remunerativo, in linea con gli interessi degli azionisti». La fondazione Ethos ha aggiunto dal canto suo che continua a considerare troppo alte le remunerazioni variabili decise dal Credit Suisse, tenuto conto della perdita registrata nel 2016.

Continua la controversia sui salari in Svizzera

Le remunerazioni e i bonus accordati ai manager continuano a far discutere in Svizzera. Di recente gli azionisti di Georg Fischer hanno bocciato il rapporto 2016 sulle retribuzioni, obbligando il gruppo industriale a rivedere la sua politica.

Prima di Pasqua, il gruppo elettrotecnico ABB – ben più grande di Georg Fischer – l’ha scampata per un pelo, riuscendo a far approvare il rapporto sulle remunerazioni con una maggioranza risicata del 59%.

Credit Suisse si trova nel mezzo di un piano triennale di ristrutturazione, portato avanti dalla nuova direzione di Tidjane Thiam, CEO del gruppo dal luglio 2015. Il franco-ivoriano sta espandendo le attività della banca, gestendo il patrimonio dei più ricchi al mondo e riducendo nel contempo le attività delle banche d’investimento.

Credit Suisse sostiene che il sistema di remunerazione dei manager è orientato verso l’implementazione di questa strategia. «Se l’obiettivo è quello di misurare le prestazioni dei dirigenti nel 2016, penso che non sia stato sconsiderato ignorare il peso della multa [legata sempre alla vertenza sui subprime, ndr]», ha affermato Rohner.

Rohner ha poi aggiunto che se i dirigenti avessero temuto un impatto della vertenza USA sulle loro remunerazioni, non avrebbero probabilmente agito nel migliore interesse della banca, approvando l’accordo. «Non voglio un team di manager che dica ‘proviamo a rallentare, cerchiamo di guadagnare tempo, perché influenzerà le nostre retribuzioni’». Per poi proseguire: «Gli azionisti si trovano ora davanti a proposte ragionevoli e siamo fiduciosi che capiranno e sosterranno ciò che è stato fatto»

Copyright The Financial Times Limited 2017

subscription form

Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.

Sign up for our free newsletter and get the top stories delivered to your inbox.


Traduzione dall'inglese, Stefania Summermatter

×