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Scaduto l'ultimatum dei ribelli nelle Filippine

Martedì mattina è scaduto l'ultimatum dei ribelli filippini che da 75 giorni tengono in prigionia tre operatori del Comitato internazionale della Croce rossa, tra cui lo svizzero Andreas Notter. E, mentre sale la tensione per la sorte dei tre ostaggi, si susseguono gli appelli per chiederne la liberazione, tra cui quello del Papa.

I ribelli, legati al gruppo islamico di Abu Sayyaf, hanno ribadito la minaccia di decapitazione, se le truppe del governo filippino non si ritireranno dai 14 villaggi della provincia di Sulu entro il 31 marzo. Una minaccia che suscita grandi timori, anche perché il movimento di Abu Sayyaf aveva già decapitato nel 2001 l'ostaggio americano Guillermo Sobero. Il governo di Manila non sembra però intenzionato o in grado di soddisfare le richieste dei ribelli. Il ministro dell'interno filippino Ronaldo Puno ha dichiarato che "è impossibile completare il ritiro entro la data imposta dai ribelli".

I tre operatori della Croce Rossa - l'italiano Eugenio Vagni, la filippina Jean Mary Lacaba e lo svizzero Andreas Notter - erano stati rapiti il 15 gennaio scorso all'uscita da un edificio carcerario nell'isola di Jolo, dove si erano recati per una visita nell'ambito di un progetto di ristrutturazione della rete idrica. Negli ultimi giorni si sono moltiplicati gli appelli in favore della loro liberazione. "I nostri collaboratori cercavano soltanto di aiutare la popolazione bisognosa nella vostra regione. Nessuna ideologia, nessuna religione può giustificare la loro morte", ha dichiarato il presidente del Comitato internazionale della Croce rossa Jakob Kellenberger. Anche il papa Benedetto XVI ha esortato i ribelli a rilasciare gli ostaggi, chiedendo che "il senso umanitario e la ragione abbiano il sopravvento sulla violenza e l'intimidazione".


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