Socialisti: libertà di voto sull'esercito

La presidente del PS Christiane Brunner discute con il segretario centrale Reto Gamma e il presidente dell'Unione sindacale svizzera Paul Rechsteiner Keystone

Il partito socialista ha optato, seppur a stretta maggioranza, per la libertà di voto in vista dello scrutinio sull'iniziativa popolare che chiede l'abolizione dell'esercito.

Questo contenuto è stato pubblicato il 06 ottobre 2001 - 18:46

Riuniti a congresso a Friburgo per prendere posizione sui cinque oggetti in votazione il prossimo 2 dicembre, i delegati del PS hanno deciso per 80 voti a 71 di raccomandare libertà di voto nei confronti dell'iniziativa popolare lanciata dal Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSsE), promotore di una proposta di uguale tenore bocciata 12 anni fa.

Su questo tema la base socialista ha di nuovo sconfessato la direzione che aveva deciso, pure di misura (8 voti a 6), di invitare i delegati a raccomandare un sì. Nel 1989 i vertici del PS avevano invece sollecitato un rifiuto. Ma lo scollamento tra vertice e i 186 delegati presenti è emerso su altre questioni.

"Dopo gli attentati dell'11 settembre una politica di sicurezza che non tiene in considerazione i problemi di squilibrio sociale e che punta su un controllo militare dei conflitti non ha alcun senso", ha sottolineato la deputata zurighese e vicepresidente del partito Christine Goll invitando a sostenere la proposta antimilitarista. Una posizione condivisa in particolare dai rappresentanti romandi.

I fautori della libertà di voto hanno invece fatto appello alla credibilità del partito. "Una linea politica zigzagante è dannosa", ha risposto l'altro vice-presidente del PS, Mario Fehr. Il partito, ha ricordato il consigliere nazionale sciaffusano, ha lanciato un'iniziativa per diminuire le spese del settore militare proponendo modelli alternativi. Ha inoltre sostenuto la proposta, approvata in giugno dalla popolazione, di inviare soldati armati all'estero in missioni di pace.

"Non siamo il partito dell'abolizione, ma del ridimensionamento dell'esercito", ha detto Fehr riuscendo a convincere la maggioranza dei delegati. Che hanno poi approvato all'unanimità, seguendo la direzione, il "sì" per la seconda iniziativa del GSsE concernente l'introduzione di un servizio civile volontario quale possibile alternativa al servizio di leva.

Anche su un paio di altri temi importanti la maggioranza dei rappresentanti delle sezioni cantonali non ha voluto seguire i consigli suggeriti dall'alto. Contro la proposta della direzione, che raccomandava libertà di voto, i delegati hanno deciso a chiara maggioranza di appoggiare l'iniziativa popolare dei verdi. Gli ecologisti chiedono di tassare le energie non rinnovabili, ma anche la corrente idroelettrica prodotta dalle grosse centrali, allo scopo di finanziare l'AVS.

Pure riguardo alla legge sul mercato dell'elettricità, sulla quale si dovrà votare l'anno prossimo in seguito al referendum lanciato dagli ambienti sindacali, i vertici del partito sono usciti perdenti. Per 123 voti a 60 i delegati hanno bocciato la presa di posizione della direzione in favore di una variante che difenda in modo più esplicito il servizio pubblico. La direzione voleva riservarsi un giudizio sulla questione dopo aver esaminato il progetto di ordinanza d'applicazione alla legge elaborato dal governo. I delegati hanno voluto mettere in chiaro già fin d'ora che il PS sosterrà la legge soltanto se l'ordinanza fornirà garanzie sufficienti per un approvvigionamento sicuro ed eviterà che la privatizzazione delle strutture attualmente di proprietà pubblica.

D'accordo con i vertici hanno infine raccomandato l'approvazione dell'iniziativa popolare per l'imposizione dei guadagni in borsa, iniziativa lanciata dai sindacati, e il rifiuto della nuova norma costituzionale che intende introdurre un meccanismo automatico per il contenimento delle spese dello Stato.

Luca Hoderas

Questo articolo è stato importato automaticamente dal vecchio sito in quello nuovo. In caso di problemi nella visualizzazione, vi preghiamo di scusarci e di indicarci il problema al seguente indirizzo: community-feedback@swissinfo.ch

Condividi questo articolo