Diplomazia svizzera nel mirino degli hacker

I sistemi informatici del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) hanno subito un attacco cibernetico la scorsa settimana. Nessuna informazione sensibile è stata trasmessa all'esterno. Il Ministero pubblico della Confederazione ha avviato un'inchiesta preliminare.

Questo contenuto è stato pubblicato il 27 ottobre 2009 - 17:21

I reati ipotizzati vanno dallo spionaggio politico all'acquisizione illecita di dati, ha indicato all'agenzia di stampa ATS una portavoce della Procura federale.

Intanto il DFAE ha ripristinato il traffico di posta elettronica con l'esterno, mentre l'accesso ad internet dovrebbe essere riattivato domani.

L'attacco, scoperto il 22 ottobre da esperti del DFAE e di Microsoft, secondo gli specialisti, è di natura altamente professionale. I pirati informatici hanno impiegato un particolare software - un malware - per accedere alla rete del ministero elvetico e cercare di procurarsi informazioni mirate.

Il malware era molto ben protetto e non ha causato praticamente nessuna interferenza percettibile nella rete.

Il problema ha rilanciato il dibattito sulla sicurezza dei sistemi informatici. Secondo il giornalista specializzato Kurt Haupt, entrare nel sistema di un ufficio federale non è semplice. "Le misure di sicurezza del DFAE sono molto buone: proprio per questo è da ritenere che dietro all'attacco non vi siano dei ragazzini", ha dichiarato all'ATS.

Non serve però necessariamente uno studio in informatica: l'hacker deve trovare una falla, osserva da parte sua Candid Wüest, ricercatore presso la società anti-virus Symantec. Ma a suo avviso non esiste una sicurezza assoluta.

Un'opinione condivisa anche da Thomas Dübendorfer, presidente dell'associazione Information Security Society Switzerland (ISSS). Il DFAE si trova in una situazione difficile, perché deve comunicare con circa 200 sedi estere. La comunicazione esterna non può quindi essere limitata. Spesso secondo gli esperti l'anello debole della catena è il dipendente che apre una e-mail infettata.

swissinfo.ch e agenzie

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