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Stop alle esportazioni d'armi in Pakistan

Le forze di polizie pachistane hanno accerchiato la residenza di Benazir Bhutto

(Keystone)

Il governo svizzero ha deciso mercoledì di sospendere fino a nuovo avviso la vendita di sistemi di difesa antiarea al Pakistan dopo la promulgazione dello stato d'emergenza ad inizio novembre.

La legge federale sul materiale bellico consente la revoca o la sospensione delle autorizzazioni di esportazione in circostanze eccezionali.

Il Consiglio federale (governo) ha deciso di seguire solo parzialmente le ingiunzioni della sinistra stabilendo una sospensione temporanea dell'esportazione dei sistemi di difesa antiaerea in Pakistan.

Verdi e socialisti avevano sollecitato a più riprese il governo svizzero a non autorizzare la Oerlikon Contraves a fornire 21 batterie antiaeree e relative munizioni all'esercito pachistano. Nel dicembre 2006 il Consiglio federale aveva tuttavia autorizzato l'esportazione dei sistemi di difesa antiaerea verso il Pakistan.

Secondo il deputato ecologista Josep Lang (canton Zugo) questo caso mostra che la legge sulle esportazioni di materiale bellico non è abbastanza restrittiva. Parte della sinistra chiede l'introduzione di un divieto puro e semplice sulle esportazioni di armi fabbricate in Svizzera. Lo scorso mese di settembre, il Gruppo per una Svizzera senza esercito ha depositato un'iniziativa in tal senso.

Esportazioni non sempre permesse

Nondimeno, la Legge federale sul materiale bellico (LMB) vieta l'esportazione in regioni dove vi sono crisi: "L'articolo 22 stabilisce che le esportazioni sono permesse se non violano il diritto internazionale, se non ledono i principi della politica estera svizzera e gli impegni internazionali contratti dalla Confederazione", precisa Joël Lanfranconi, della Segreteria di Stato dell'economia (SECO), l'organismo incaricato assieme al Ministero degli esteri di valutare le domande di esportazione di armi.

Questo principio generale è completato da una serie di criteri, come "il mantenimento della pace e la sicurezza internazionale, la situazione all'interno del paese destinatario, il rispetto o meno dei diritti umani, nonché il comportamento del paese destinatario nei confronti della comunità internazionale", secondo l'articolo 5 dell'Ordinanza sul materiale di guerra

Miglioramenti in corso

"Il modo in cui sono ponderati i differenti criteri può dar adito a interpretazioni molto diverse", ammette Joël Lanfranconi, che aggiunge: "L'esperienza mostra che nei casi politicamente delicati, gli uffici federali possono dare interpretazioni differenti; d'altro canto, i criteri presi in considerazioni possono assumere forme talmente diverse che è arduo definire regole precise, applicabili in tutte le situazioni".

Nel marzo del 2006, il governo ha del resto incaricato un gruppo di lavoro interministeriale di precisare questi criteri e, se dei miglioramenti sono possibili, di modificare la legislazione in vigore. Si attendono ora le conclusioni.

Il Gruppo per una Svizzera senza esercito non crede in possibili miglioramenti.

Una scelta politica

Il parlamentare socialista Andreas Gross è in disaccordo con il gruppo che lui stesso aveva fondato nel 1981 e che aveva poi lasciato nel 1997. Secondo il consigliere nazionale zurighese, l'autorizzazione concessa o meno dal governo è prima di tutto una scelta politica e non solo tecnica. Le norme attuali – afferma Gross – permettono di evitare le esportazioni verso regioni in crisi, a patto che si rispetti lo spirito della legge.

Ciò non è però sempre il caso, secondo diversi esponenti della sinistra, che recentemente hanno puntato il dito contro le esportazioni di armi non solo verso il Pakistan, ma anche verso l'Arabia saudita.

Comunque sia, Andreas Gross stima che le imprese svizzere attive nell'industria bellica – il cui mantenimento costituisce uno degli obiettivi della LMB – dovrebbero riconvertirsi.

"L'economia svizzera non può fare concorrenza a paesi come la Cina, la Francia o gli Stati Uniti. Questo mercato è totalmente falsato", sostiene il parlamentare.

Mercato di punta

Le imprese in causa la vedono ben diversamente: "La maggior parte delle aziende attive in questo settore sono delle subappaltatrici che non lavorano solo per l'armamento", osserva Giovanni Giunta, segretario generale del Gruppo romando per il materiale di difesa e di sicurezza.

"Nel settore della difesa e della sicurezza la ricerca è spesso di punta – conclude. Rimanendo collegati a questo mercato, le nostre imprese restano competitive anche in altri settori".

swissinfo, Frédéric Burnand, Ginevra
(traduzione di Daniele Mariani)

Le esportazioni d'armi nel 2006

Lo scorso anno la Svizzera ha esportato materiale bellico per 397,6 milioni di franchi a destinazione di 62 paesi (2005: 258,7 milioni di franchi). Ciò corrisponde allo 0,21% delle esportazioni totali.

L'aumento nel 2006 è dovuto essenzialemente alla consegna di una sessantina di veicoli blindati per il trasporto delle truppe e di otto veicoli d'esplorazione di un valore di 92 milioni all'esercito danese, nonché di 24 obici blindati per 20 milioni di franchi all'esercito cileno.

Tenendo conto anche dei componenti di un sistema d'armamento, le esportazioni sono ammontate a 1,6 miliardi di franchi.

Se si considerano gli acquisti dell'esercito svizzero, la somma complessiva sale a circa 3 miliardi di franchi.

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Autorizzazioni e divieti

Nel 2006 il governo svizzero ha concesso autorizzazioni per la vendita di 20 sistemi di difesa contraerea e di 106 fucili d'assalto all'esercito saudita, nonché di 21 sistemi di difesa contraerea all'armata dell'aria pachistana (136 milioni di franchi) e di tre ulteriori sistemi di difesa (20 milioni di franchi).

Fino alla sospensione temporanea delle esportazioni sono stati consegnati al Pakistan sei sistemi di difesa antiaerea per un valore di 38 milioni di franchi.

In passato il governo aveva già imposto dei divieti, come ad esempio nel 1995 per degli aerei Pilatus che avrebbero dovuto essere consegnati al Messico.

In altri casi ha optato per una sospensione delle esportazioni, come nel 1998 in seguito ai test nucleari dell'India e del Pakistan. Questa sospensione è stata revocata nel 2005.

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