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Italia, amarla o lasciarla?

L'ultimo documentario di Gustav Hofer e Luca Ragazzi, "Italy: love it or leave it "è in concorso al Festival del film di Zurigo. italyloveitorleaveit.it

Dopo il successo di "Improvvisamente l'inverno scorso", i registi italiani Luca Ragazzi e Gustav Hofer tornano al Festival del film di Zurigo con il loro secondo documentario. Presentato in prima internazionale, "Italy: love it or leave it" è un film denuncia, ma anche un gesto d'amore per quest'Italia che resiste.

Questo contenuto è stato pubblicato il 28 settembre 2011 - 08:30
swissinfo.ch

Un viaggio dalla Lombardia alla Sicilia, a bordo di una vecchia Cinquecento, per cercare di riconciliarsi con l'Italia oppure scegliere finalmente di abbandonarla al suo destino. Questa è la sfida che Luca e Gustav hanno intrapreso nel loro ultimo documentario, Italy: love it or leave it, vincitore del 16esimo Milano Film Festival.

Gustav vorrebbe lasciarsi alle spalle il precariato e il clientelismo, l'omofobia dilagante e quel rigurgito di fascismo che emerge ad ogni piè sospinto. Molti dei loro amici sono partiti all'estero, stanchi di un paese che da anni ha smesso di puntare sui giovani.

«Ma a Berlino il caffè non lo sanno fare e poi fa freddo…», ribatte depresso Luca, cercando di ricordare al suo compagno il patrimonio culturale e storico di un'Italia da cartolina.

Alle prese con uno sfratto, Gustav e Luca si sono così dati sei mesi di tempo per prendere una decisione: partire o restare?

«È una domanda che si pongono in molti, perché l'Italia non è un paese generoso con i propri giovani», ci spiega Gustav. «Non è facile vivere il presente, ma nemmeno proiettarsi nel futuro e pensare di crescere i propri figli in un contesto così precario».

Durante il loro viaggio, questi giovani registi hanno incontrato gli operai sfruttati della Fiat e quelli della Bialetti in cassa integrazione, gli immigrati di Rosarno o gli organizzatori del festival dell'incompiuto siciliano, simbolo del decadimento del Belpaese. Difficile non lasciarsi trasportare dalle loro storie.

«Di ragioni per lasciare questo paese ce ne sarebbero molte, rincalza Luca. Eppure mentre giravamo l'Italia per presentare il nostro primo documentario, ci siamo resi conto che c'è un popolo nascosto di cui i telegiornali non parlano mai, ma che si impegna silenziosamente per cambiare le cose. Così abbiamo deciso di dar voce anche a questa gente, di rendere loro giustizia. E poi eravamo stufi di sentirci chiedere "ma dove sta andando a finire l'Italia?". Con questo documentario abbiamo cercato di spiegarlo a un pubblico estero, e in fondo anche a noi stessi».

L'Italia dei clichés

A bordo di una Cinquecento multicolore, Luca e Gustav sono così tornati a raccontare l'Italia di oggi, non senza un pizzico di sarcasmo e di ironia.

«Abbiamo scelto di giocare sui cliché perché come spesso avviene hanno un fondo di verità», ci spiega Gustav. «Giochiamo col fatto che agli italiani piace il caffè con la moka, che sono innamorati di Sofia Loren e di Fellini, che vanno in vacanza a Rimini, in vespa e sono tutti latin lover… Per poi renderci conto che ormai il caffè lo fanno in Romania, che la Cinquecento non esiste più e che la Loren vive in Svizzera».

«A quel punto, bisogna ripartire da zero, gli fa eco Gustav, cercando di trovare le ragioni per le quali possiamo innamorarci nuovamente del nostro paese. Perché è questa la chiave del cambiamento: se non amiamo l'Italia come possiamo prendercene cura?».

Luca & Gustav

Nato nel 1976 a Sarentino, in Alto Adige, Gustav Hofer si è laureato in Scienze della comunicazione a Vienna e in cinema a Londra.

Dal 2001 lavora per la televisione franco-tedesca Arte in qualità di corrispondente per la cultura dall'Italia e dal 2005 conduce il programma quotidiano, Journal de la Culture – Arte Kultur.

Nato a Roma nel 1971, Luca Ragazzi, si è  invece laureato in lettere e filosofia all’Università La Sapienza.

Da anni esercita la professione di giornalista – critico cinematografico e fotografo.

Ha debuttato alla regia con Improvvisamente l’inverno scorso, che racconta la storia di un'Italia divisa di fronte ai DiCo, un progetto di legge che prevedeva l'unione di fatto anche per le coppie omosessuali.

Italy, love it or leave it è il suo secondo documentario.

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Sognando un calciatore o una velina

A differenza di altri documentari sull'Italia contemporanea, quello di Luca e Gustav non affronta di petto il tema del berlusconismo, ma la sua presenza pesa come un macigno. «Io non volevo nemmeno parlarne, ma francamente era impossibile…», ci dice sorridendo Luca.

«Oggi in Italia un bambino è spinto a diventare calciatore e una bambina a fare la velina seminuda. Nessuno vuole più studiare perché i giovani hanno capito che tanto con la cultura non si mangia... L'Italia è diventato un paese volgare, profondamente ignorante, aggressivo e competitivo. È chiaro che non tutti gli italiani sono così, ma questo è il modello che Berlusconi ha cercato di promuovere e che ha le sue radici più indietro nel tempo»

«Berlusconi era iscritto alla P2, prosegue Luca, una loggia massonica deviata con a capo Licio Gelli. In questi anni di governo, senza che l'Italia se ne sia davvero resa conto, Berlusconi è riuscito a realizzare quasi interamente il Piano di rinascita democratica previsto dalla P2. Ora manca soltanto il presidenzialismo, ma anche su questo ci sta lavorando… A volte l'impressione è che Berlusconi sia soltanto un burattino e che alle sue spalle ci sia un sistema di controllo spaventoso»

"Andarsene sarebbe come disertare"

Tanto vale partire dunque? Andrea Camilleri è convinto del contrario: «Andarsene da un paese che deve essere cambiato equivale a una diserzione», spiega lo scrittore ai due giovani. «Ognuno di noi ha il dovere di restare, di difendere con coerenza le proprie idee e di non mollare mai».

E così è stato anche per Luca e Gustav. Ma restare fa rima con lottare? «Lottare non è la parola giusta, dice Gustav, perché dà l'idea di qualcosa di molto impegnativo. In realtà basta cambiare un pochino l'atteggiamento per contribuire alla causa. Basta imparare a dire di "no" quando non ti fanno uno scontrino in un negozio oppure quando un professore all'università vuol prendersi i meriti di un lavoro che hai fatto tu».

«Il termine esatto non è lotta, ma consapevolezza», ribatte Luca. «È fondamentale che l'Italia torni ad informarsi su ciò che accade, perché diciamolo…. Gli italiani sono un popolo pigro. Sarà perché sono cattolici e alla fine hanno questa idea di un mondo fatalista dove tutto si aggiusterà quando arriverà il padreterno. Dobbiamo apprendere nuovamente cosa significa avere un senso critico, una consapevolezza e un'onestà intellettuale. Il paese sarà forse rappresentato da imbecilli, ma il nostro popolo è diverso e ha ancora tanta voglia di non arrendersi».

Gustav alla regia

- Italy, love it or leave it, 2011

- Improvvisamente l’inverno scorso, 2008: 58a Berlinale menzione speciale Panorama, Nastro d’Argento 2009, 20 premi internazionali, 200 festival

- Uomini per tutte le stagioni, 2005, (50’): per Medici senza Frontiere

Torna a casa, Bush, 2004, (26’)

Il sangue dell’Impero, 2004, (52’)

Korea Prioritaria, 2002, (45’): menzione speciale al Genova Film Festival

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Il festival in cifre

La 7a edizione del Festival del film di Zurigo si tiene dal 22 settembre al 2 ottobre.

In cartellone ci sono 96 film, 25 in più rispetto al 2010.

13 lungometraggi sono in gara per il Golden Auge, tra cui la coproduzione RSI Corpo celeste, dell'italiana Alice Rohrwacher.

Sul tappeto rosso quest'anno sfileranno l'attore e regista Sean Penn, a Zurigo per ritirare il Golden Icon Award, il messicano Alejandro Gonzalez (Career Achievement Award), il britannico Paul Haggis e il franco-polacco Roman Polanski.

Il budget, finanziato per l'85% da enti privati, è passato da 4,1 a 4,9 milioni di franchi.

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