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Un no incerto

La politica d'asilo divide la Svizzera

(swissinfo.ch)

Una situazione quasi inedita nella storia politica svizzera: l'iniziativa sull'asilo dell'Udc è stata respinta con appena 3422 voti di scarto, su un totale di circa 2'240'000 votanti.

Ma sono dati provvisori. Il risultato potrebbe ancora cambiare.

Tra risultati provvisori e risultati definitivi vi può sempre essere una differenza. Una differenza che secondo la Cancelleria federale oscilla generalmente tra i 2000 e i 10'000 voti.

Errori si possono verificare nella comunicazione telefonica dei risultati il giorno delle votazioni. Di solito, il risultato definitivo è reso noto dopo 6 settimane.

Come spiega la cancelliera federale Annemarie Huber-Hotz, "prima i risultati vanno pubblicati, poi bisogna attendere eventuali ricorsi. I governi dei cantoni devono quindi prendere posizione e infine, come ultima istanza, si pronuncia il Consiglio federale."

No del popolo, sì dei cantoni

Per una prima analisi del voto, bisogna dunque basarsi su dati provvisori, che sono i seguenti: con un'affluenza alle urne del 47% diritto, l'iniziativa è stata respinta dalla maggioranza dei votanti, con uno scarto di appena 3422 voti.

L'iniziativa ha invece ottenuto la maggioranza dei cantoni: la popolazione di 10 cantoni e 5 semicantoni (12,5 cantoni) si è espressa in maggioranza a favore della proposta dell'Udc, mentre in altri 10 cantoni e un semicantone (10,5 cantoni) l'iniziativa è stata respinta.

Una situazione anomala

"Non ho mai visto una cosa del genere", ha esclamato il politologo Claude Longchamp, commentando i risultati alla radio della Svizzera tedesca.

In effetti, anche se il complesso e discusso meccanismo di equilibri fra democrazia diretta e federalismo in Svizzera prevede che una sola maggioranza (quella del popolo o quella dei cantoni) non basti a far approvare un'iniziativa popolare (che comporta una modifica costituzionale), raramente le due maggioranze si contraddicono.

È successo solo altre dieci volte, e solo in due occasioni, nel 1910 e nel 1957, la maggioranza della popolazione ha prevalso sulla maggioranza dei cantoni. E mai, dall'introduzione del diritto d'iniziativa nel 1891, lo scarto fra sì e no era stato tanto esiguo.

Un voto paradossale che divide la Svizzera

Ma la sorpresa non risiede solo nella maggioranza risicata. Longchamps osserva che il voto rispecchia una specie di paradosso. La resistenza all'iniziativa è stata più marcata in cantoni che ospitano molti richiedenti l'asilo. I sì sono venuti piuttosto da regioni dove il numero di profughi è più limitato.

In generale si può dire che l'iniziativa è stata approvata nelle aree di radicamento dell'Udc e del Partito liberale radicale e nelle regioni rurali, mentre è stata respinta nelle aree urbane.

Dal punto di vista della distribuzione geografica, una linea netta di demarcazione sembra passare tra la Svizzera latina, che ha votato compatta contro l'iniziativa (compreso il canton Ticino), e la Svizzera centrale e orientale, che si è espressa per un inasprimento della politica d'asilo.

È certo però che una mappa del voto comune per comune indicherebbe una situazione più complessa e non riconducibile alla sola frontiera linguistica.

Una tradizione sotto pressione

Se approvata, l'iniziativa "contro gli abusi in materia d'asilo" dell'Udc avrebbe introdotto nella costituzione federale, tra l'altro, la cosiddetta regola dello stato terzo.

In virtù di questa regola, i profughi giunti in Svizzera passando per uno stato sicuro - vale a dire quel 95% di profughi che arriva nel nostro paese via terra - non potrebbero depositare una domanda d'asilo e sarebbero respinti verso il paese di transito.

Una regola irrealizzabile, hanno fatto notare gli oppositori, perché gli stati vicini difficilmente accetterebbero di prendersi carico dei profughi respinti dalla Svizzera. E inoltre una norma che metterebbe fine, di fatto, alla tradizione d'asilo svizzera.

Lo stesso alto commissario per i rifugiati dell'Onu, Ruud Lubbers, aveva osservato prima della votazione che l'iniziativa dell'Udc avrebbe reso il diritto d'asilo svizzero il più restrittivo fra i paesi industrializzati.

Evidentemente, il voto di domenica, sempre se sarà confermato, è stato accolto con un certo sollievo negli uffici ginevrini dell'Alto commissariato (Unhcr).

"Ma lo scarto minimo con cui l'iniziativa è stata respinta dimostra che gli svizzeri sono preoccupati per gli abusi nell'ambito dell'asilo", dice sobriamente il portavoce dell'Unhcr Cris Janovski.

La partita non è chiusa

È in effetti scontato che, al di là di un eventuale rettifica del risultato, la discussione sulla politica d'asilo in Svizzera è tutt'altro che chiusa.

L'Udc, per bocca del suo presidente Ueli Maurer, ha già fatto sapere che il suo partito intende valutare "i rappresentanti del Partito liberale radicale, del Partito popolare democratico e del Partito socialista dal modo con cui faranno procedere la revisione della legge sull'asilo."

Il progetto governativo per la revisione, ricordiamo, recepisce già alcune istanze dell'iniziativa Udc, tra cui la stessa regola dello stato terzo, sebbene in una variante che mette in primo piano la disponibilità dei paesi vicini a riprendersi i profughi respinti dalla Svizzera.

Andrea Tognina, swissinfo

Fatti e cifre

3422 i voti di scarto tra sì e no
12,5 cantoni favorevoli, 10,5 cantoni contrari
Il risultato più risicato dall'introduzione del diritto d'iniziativa nel 1891

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