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Democrazia 2.0


Quando Internet reinventa il forum politico







Il classico foglio di carta dell’iniziativa su cui si appone la firma in una bancarella del mercato farà presto parte dei ricordi? In un primo tempo, i promotori di raccolte firme online prevedono di ottenere direttamente su Internet la metà delle firme necessarie per un’iniziativa o un referendum. (Keystone)

Il classico foglio di carta dell’iniziativa su cui si appone la firma in una bancarella del mercato farà presto parte dei ricordi? In un primo tempo, i promotori di raccolte firme online prevedono di ottenere direttamente su Internet la metà delle firme necessarie per un’iniziativa o un referendum.

(Keystone)

La democrazia diretta è entrata nell’era digitale. Le campagne si svolgono sempre più su Internet e in Svizzera il sito wecollect.ch permette di raccogliere online le firme per iniziative e referendum. Un’evoluzione che rende la vita politica più dinamica, ma che non esclude i rischi legati alla coerenza e alla credibilità del sistema.

Un click per scegliere il proprio oggetto, tre campi da riempire (nome, cognome, e-mail) e riceverete un formulario che basterà stampare, firmare, piegare in due e imbucare senza francobollo. Le spese di spedizione sono a carico del destinatario. In futuro, questo sistema di raccogliere firme per iniziative e referendum, gli strumenti della democrazia diretta, potrebbe prendere il posto delle tradizionali bancarelle al mercato e di altre operazioni porta a porta.

In pochi giorni, wecollect.ch ha già raccolto oltre 27’200 firme per i tre oggetti (presto quattro) che sta promuovendo. Il fatto che si tratta di testi lanciati dal Partito socialista e da altri gruppi di sinistra - visto che è in questo campo che si posiziona il sito - non ha molta importanza. Presto la destra farà altrettanto, magari lanciando la propria piattaforma.

L’impatto digitale

I protagonisti della politica elvetica non hanno d’altronde atteso wecollect per essere presenti sulla rete. E come è successo spesso negli ultimi anni in materia di comunicazione, è stata la destra conservatrice a mostrare la via. «La campagna dell’UDC [Unione democratica di centro o SVP in tedesco] per le elezioni legislative del 2015 ha segnato l’inizio di una rivoluzione nella comunicazione politica in Svizzera, che ora utilizza sistematicamente le reti sociali e Internet come fonti d’informazione e soprattutto di mobilitazione», spiega a swissinfo.ch Lukas Golder, politologo all’Istituto gfs.bern.

«Una start-up senza scopo di lucro»

«Le poche migliaia di franchi necessarie per il lancio di wecollect sono uscite dalle mie tasche», confida Daniel Graf a swissinfo.ch. «Per il momento siamo una start-up e le strutture definitive saranno create soltanto alla fine dell’anno. Lo scopo è comunque quello di rimanere un’associazione, senza scopo di lucro».

Il denaro non è tuttavia un tema tabù per l’attivista zurighese. Anche perché il suo compagno d’avventura si chiama Donat Kaufmann, uno studente che si è fatto conoscere nel 2015 per aver raccolto 140'000 franchi tra i cittadini per offrirsi, sulla prima pagina del quotidiano gratuito 20 Minuti, una pubblicità contro la potente macchina di propaganda dell’UDC.

Il crowdfunding rientra quindi nei progetti di wecollect. L’idea è di mettere gli strumenti della democrazia diretta a disposizione delle piccole associazioni che generalmente non ne hanno i mezzi. «Vogliamo essere dei facilitatori. Siamo soltanto in due e non tocca a noi decidere l’agenda politica», precisa Daniel Graf.

La strategia è stata pagante: nell’ottobre 2015, il partito ha fatto passare la sua deputazione alla camera bassa del parlamento (Consiglio nazionale) da 54 a 65 seggi. A votare UDC sono stati anche i giovani, sedotti in particolare da Welcome to SVP, un video ritmato, in dialetto svizzero tedesco e piuttosto sarcastico, diventato virale con oltre 900'000 visualizzazioni.

Poi, qualche mese dopo, nel febbraio 2016, è stata la volta della campagna condotta da sinistra, destra e società civile contro l’iniziativa di “attuazione” sull’espulsione di stranieri che commettono reati, che è valsa alla stessa UDC una cocente sconfitta. Qui non ci sono stati videoclip all’ultimo grido, ma una mobilitazione e una raccolta fondi sulle reti sociali che gli osservatori hanno definito «senza precedenti».

Eppure, la Svizzera ha già conosciuto campagne politiche molto dinamiche, come nel 1989, quando oltre un terzo dei cittadini aveva votato per l’abolizione dell’esercito, o nel 1992, quando l’elettorato aveva rifiutato per un soffio l’adesione allo Spazio economico europeo (SEE). All’epoca, però, non c’erano né Internet né dispositivi mobili.

«Per lo SEE, più del 10% dei votanti avevano anche partecipato di persona a un evento della campagna», rammenta Lukas Golder. «È un record che non è mai stato uguagliato, che ha fatto sì che la mobilitazione fosse molto visibile anche per le strade. A quell’epoca, il mezzo di comunicazione di massa per eccellenza era la televisione. Oggi la tv rimane molto presente, ma sta lentamente perdendo la sua importanza».

Il suo posto è preso dalla reti sociali, che si stanno affermando quale nuovo mass media. Un mezzo di comunicazione di massa paradossalmente molto individuale siccome ognuno può rinchiudersi nella sua “bolla” d’informazione, in cui vedrà soltanto i contenuti che gli interessano e leggerà le opinioni di gente che la pensa come lui, rileva il politologo.

Non troppo in fretta!

In questo contesto di «tutto su Internet», l’arrivo di wecollect appare come un seguito logico. Daniel Graf, il suo ideatore, è stato segretario dei Verdi zurighesi e portavoce di Amnesty International. Oggi partecipa alla campagna in favore di un reddito di base incondizionato. Con la sua piattaforma intende costituire una forza d’urto «rapida, efficace e virale», contando sulle liste di contatti dei partiti di sinistra e di alcune ong. «Chi può contare su una comunità viva, che si può attivare per e-mail, possiede un vero e proprio tesoro», ha affermato di recente Daniel Graf sulla stampa domenicale.

A prima vista, tutto questo sembra positivo per la democrazia diretta. Facilitando l’accesso ai suoi strumenti, Internet non può che renderla più dinamica e vivace. Ci sono però dei rischi, che Lukas Golder intravvede nel contesto più ampio dell’accelerazione dei processi politici.

«Abbiamo già assistito a quest’evoluzione negli anni in cui dominava la televisione: più i mezzi di comunicazione diventano rapidi, più la politica deve reagire in fretta. Solitamente, però, la politica in Svizzera non ha una grande velocità di reazione. Vive piuttosto della ricerca del compromesso, che può durare anni», annota il politologo.

«Con uno strumento come wecollect entriamo in una nuova dimensione siccome diventa molto facile e poco costoso raccogliere firme», aggiunge Lukas Golder. «Assisteremo a una nuova accelerazione, con il rischio di trovarci con temi di poco conto oppure testi troppo elaborati, per i quali non avremo il tempo di pensare a tutte le eventualità». Senza contare che troppe iniziative rischierebbero di rendere la politica illeggibile, sia per i cittadini sia per i mass media, il cui ruolo esplicativo e di messa in prospettiva rimane, nonostante tutto, centrale.

L’esperienza è soltanto all’inizio e Lukas Golder è comunque impaziente di seguirne l’evoluzione. «È innanzitutto uno strumento per accrescere l’interesse per la politica. E con il sistema di milizia che abbiamo, soprattutto a livello comunale, che è il più vicino al cittadino, sarà un’evoluzione molto importante per il nostro paese».

Meno di un franco per firma grazie a Internet

«Nessuno osa davvero parlare del prezzo di un’iniziativa», afferma con rammarico Lukas Golder. A questo proposito, è interessante notare che il primo testo per il quale è stata lanciata una raccolta firme online è appunto l’iniziativa socialista sulla trasparenza. La Svizzera è l’unico paese in Europa che non dispone di alcuna regolamentazione sul finanziamento dei partiti e delle campagne.

Tradizionalmente, la raccolta firme è spesso portata avanti da militanti che dedicano il loro tempo alla causa. Esistono però anche dei cacciatori di firme, pagati per ogni nome raccolto. C’è poi tutto il lavoro prima e dopo, dalla stampa dei fogli alla loro consegna alla Cancelleria federale.

Sulla base della sua esperienza, il politologo Lukas Golder stima che raccogliere (in 18 mesi) le 100'000 firme necessarie per un’iniziativa può facilmente costare tra i 500'000 e il milione di franchi. Quindi da 5 a 10 franchi a firma.

Wecollect promette quindi di abbassare drasticamente i prezzi. Il foglio delle firme che esce dalla stampante porta un francobollo, venduto a 53 centesimi a partire di un determinata quantità e pagato dai promotori dell’iniziativa. Non si può però per questo dire che la raccolta di 100'000 firme costerà al massimo 53'000 franchi. Anche qui ci sono infatti delle spese annesse. Daniel Graf è comunque convinto che si potrà far scendere il costo di una firma al di sotto di un franco.


Traduzione dal francese di Luigi Jorio, swissinfo.ch

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