Democrazia diretta digitale Presenti su Twitter, i politici svizzeri sfuggono però il dialogo




Il mondo intero ha gli occhi puntati su Twitter – grazie ai continui e spesso controversi messaggi pubblicati da Donald Trump. Anche in Svizzera, molti politici apprezzano il sito di microblogging, ma lo considerano spesso uno strumento di comunicazione a senso unico. Tra i politici elvetici, chi l’utilizza davvero per ascoltare i cittadini?

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump utilizza Twitter per raccontare la sua vita, spiegare i punti principali del suo programma e a volte per attaccare i propri avversari o la giustizia. 

Oggi anche molti politici svizzeri sono presenti su Twitter. Non è raro che dei consiglieri nazionali si servano di questo canale per fare annunci importanti, promuovere una campagna o sfogarsi, come nel caso del deputato socialista Eric NussbaumerLink esterno.

“Qualcuno può spiegare ai profeti del blackout dell’@axpo (azienda elettrica che gestisce due centrali nucleari, ndr), che la Svizzera potrebbe anche sviluppare per il semestre d’inverno una strategia per gli impianti di cogenerazione di energia elettrica e termica” 

I politici svizzeri fanno sentire la loro voce su Twitter soprattutto durante le sessioni parlamentari, che si svolgono quattro volte l’anno per tre settimane. I temi in agenda sono commentati utilizzando l’hashtag #parlCH, diventato ormai indispensabile per chi segue la politica federale. A volte i politici danno libero sfogo alla collera, in particolare quando non riescono a vincere una votazione alle Camere. Oppure fotografano gesti o azioni dei loro avversari politici, per poi pubblicarle su Twitter. Durante la sessione d’inverno 2016, ad esempio, la deputata socialista Jaqueline BadranLink esterno ha diffuso sulle reti sociali l’azione di protesta dell’Unione democratica di centro (Udc, destra conservatrice), contraria alle legge d’applicazione dell’iniziativa “Contro l’immigrazione di massa”.

Se Twitter è diventato molto popolare tra i parlamentari, è anche perché garantisce un accesso privilegiato ai media. «È una potente ‘rete moltiplicatrice’, sulla quale sono presenti anche molti giornalisti», spiega l’esperta in comunicazione Marie-Christine Schindler.

Fino al burn-out

Come tutte le reti sociali, anche la piattaforma di microblogging ha un potenziale additivo. La consigliera nazionale Udc Natalie Rickli è stata vittima di un burn-out nel 2012. «Lavoro, politica, Facebook e Twitter – Ero sempre sul chi vive. I momenti di svago erano un’eccezione», aveva scritto su Facebook prima di ritirarsi per un po’ di tempo dai “social”. Oggi Natalie Rickli è tornata ad esprimersi in rete e figura al quinto posto tra i deputati più “influenti”.

Da notare che in questo contesto essere "influenti" non significa avere il potere o la capacità d’imporre la propria idea durante i dibattiti politici. La controversa classifica «einflussreich.chLink esterno» - stilata dall’agenzia Kublé – misura l’influenza dei consiglieri nazionali sul popolo di Internet.

Tuttavia, né questo "Klout-Score", né altri strumenti di misurazione utilizzati dai media (come il numero di abbonati a un conto Twitter), permettono di capire chi è davvero in grado di utilizzare le reti sociali.

Twitter e Facebook sono canali di dialogo e non di monologo. «Dal mio punto di vista, molti politici hanno una comprensione sbagliata dei media sociali. Li utilizzano come strumenti di comunicazione, al pari dei media tradizionali», spiega Christian Schenkel, responsabile della sezione comunicazione digitale alla scuola di giornalismo di Lucerna (MAZ). Secondo lui, i follower non vogliono essere unicamente dei destinatari, ma partecipare al dibattito.

Tweet a senso unico o dibattito aperto?

Dieci anni dopo la nascita di Twitter, molti politici continuano ad utilizzare lo schema di comunicazione classico, basato sulla logica della trasmissione di un messaggio, mentre sulle reti sociali la comunicazione dovrebbe essere all’insegna dell’intercambio.

swissinfo.ch ha cercato di capire quanto i deputati svizzeri siano aperti al dialogo sui “social”. Per farlo, ha analizzato i profili Twitter dei 50 deputati che figurano in cima alla classifica Klout-Score.

(swissinfo.ch)

Il consigliere nazionale più influente secondo «einflussreich.chLink esterno» è anche quello più aperto al dibattito politico: si tratta di Philippe NantermodLink esterno, 32 anni e vicepresidente del Partito liberale radicale (PLR). Il 59% dei suoi tweet sono interazioni con gli altri utenti.

Philippe Nantermod si rallegra del risultato e sottolinea che la presenza sui “social” deve essere accompagnata da una certa reattività. Dal suo punto di vista discutere con la gente è essenziale e forse rappresenta il «principio stesso della politica»: «Quando qualcuno vi saluta o vi fa una domanda per strada, non ve ne andate senza rispondere. Perché comportarsi diversamente sulle reti sociali?».

I parlamentari che figurano subito dopo Philippe Nantermod nella nostra classifica non sono però gli stessi che occupano i primi posti su «einflussreich.chLink esterno». In altre parole, i politici di maggior successo secondo Klout-Score non sono necessariamente quelli che dialogano di più.

Ad esempio, la deputata socialista Min Li MartiLink esterno è al secondo posto nella nostra classifica (54% di interazioni), ma solo al settimo in quella dell’agenzia Kublé. Editrice e caporedattrice di un giornale di sinistra, ritiene che i social media non abbiano alcun senso se non c’è dialogo, ma sottolinea di ignorare gli insulti e i troll.

Altri parlamentari si mostrano invece meno inclini a conversare su Twitter, in particolare il deputato socialista Matthias AebischerLink esterno e il popolare-democratico Martin CandinasLink esterno, che occupano l’ultimo posto nella classifica di swissinfo.ch. 

L'autrice

Ex responsabile della redazione social media alla NZZ, Adrienne Fichter lavora come giornalista indipendente. Si occupa di democrazia diretta digitale per il dossier #DearDemocracyLink esterno de swissinfo.ch.

Matthias Aebischer spiega di aver sempre adottato questa strategia sulle reti sociali. «Se qualcuno mi contatta rispondo per e-mail. L’unica eccezione è quando sono di fronte a un errore. Se qualcuno pretende che sono un sostenitore dell’UE, reagisco. La maggior parte delle volte, tuttavia, ci hanno già pensato altri a rispondere».

Anche Martin CandinasLink esterno ha rinunciato in modo consapevole a discutere con gli internauti. «Se si comincia a rispondere a qualcuno, poi tutti si aspettano una risposta. E io non ho abbastanza tempo per questo».

La mancanza di tempo è una delle ragioni principali per le quali alcuni deputati rinunciano a rispondere agli utenti. Tuttavia, sul lungo termine, questa strategia può anche avere un effetto negativo sulla reputazione di un politico, indica Christian Schenkel.

L’esperta in comunicazione Marie-Christine Schindler ritiene invece legittimo rinunciare alle reti sociali, se si tratta di una strategia consapevole. Il limite di 140 caratteri imposto da Twitter può ad esempio rappresentare un ostacolo se si vuole veicolare un messaggio politico. «Twitter e la politica non vanno sempre a braccetto. Molti temi sono troppo complessi per essere trattati in così pochi caratteri e i troll non facilitano la vita».

Non la pensa così Matthias Aebischer: «I 140 caratteri mi corrispondono. Mi piace andare diritto al punto».

Metodologia

swissinfo.ch ha analizzato le conversazioni su Twitter di 50 consiglieri nazionali dal 1° giugno 2016 al 17 gennaio 2017. Sono stati presi in considerazione unicamente i deputati ritenuti più influenti sulle reti sociali, secondo la classifica stilata dal sito «einflussreich.chLink esterno».

Il punteggio Klout permette di misurare l’attività e l’influenza di un individuo sulle reti sociali, prendendo anche in considerazione l’interazione generata dai tweet di una persona. La metodologia utilizzata dall’agenzia Kublé è però controversa: il fatto di registrarsi su klout.com o di integrare altre reti sociali può ad esempio influenzare il risultato, rendendo lo strumento facilmente manipolabile.

Per paragonare l’apertura al dialogo dei politici, swissinfo.ch ha utilizzato lo strumento di analisi «FanpageKarma.net», che permette di misurare la proporzione di risposte ai tweet.



Traduzione dal tedesco, Stefania Summermatter

×