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Democrazia diretta


Le votazioni popolari la risposta ai problemi dell'Italia?





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La partecipazione dei cittadini vanta una storia illustre in Italia, dove è stato il voto popolare a livello nazionale, nel 1946, a decretare la fine della monarchia e l'instaurazione di una repubblica moderna. Da allora gli italiani hanno potuto esprimere il voto migliaia di volte in elezioni e referendum a tutti i livelli. Tuttavia il Belpaese non è ancora una democrazia stabilmente fondata sulla partecipazione dei cittadini.

Palazzo Montecitorio a Roma il 18 aprile 2016 "apre le porte" alla democrazia diretta e alle nuove forme di partecipazione civica: una conferenza internazionale su questo tema si svolge infatti nella sede della Camera italiana dei deputati. (Umberto Battaglia)

Palazzo Montecitorio a Roma il 18 aprile 2016 "apre le porte" alla democrazia diretta e alle nuove forme di partecipazione civica: una conferenza internazionale su questo tema si svolge infatti nella sede della Camera italiana dei deputati.

(Umberto Battaglia)

Benché il primo ministro italiano Matteo Renzi non abbia fama di avere una particolare predilezione per certi suoi lontani predecessori, la sua enfasi talvolta è molto somigliante. "Ora l'Italia è il paese più stabile in Europa. Si è dimostrato che la democrazia vince e trionfa", ha dichiarato il 12 aprile, commentando il via libera definitivo della Camera dei deputati alla riforma costituzionale che rafforzerà i poteri esecutivi e dirà addio al bicameralismo paritario, a scapito del Senato.

Ma la retorica trionfalista di Renzi appare un po' prematura, poiché dopo il travagliato percorso parlamentare, la parola finale spetta ai cittadini. L'elettorato italiano sarà infatti chiamato a pronunciarsi in un referendum confermativo, che si svolgerà probabilmente in ottobre.

Prima storica

Sarà la seconda volta nel corso del 2016 che gli italiani saranno chiamati alle urne per un referendum nazionale. Già domenica, 17 aprile, avranno la possibilità di plasmare le sorti del Belpaese. In questo caso si tratta però di un referendum abrogativo, per la precisione l'abrogazione della norma che, nelle piattaforme situate entro 12 miglia dalla costa, permetterebbe ai gestori di estrarre idrocarburi in mare fino all'esaurimento del giacimento, invece che fino alla scadenza della concessione. Se al voto del 17 aprile si raggiungesse il quorum (partecipazione della metà degli aventi diritto più uno) e vincesse il sì, il permesso di estrazione resterebbe limitato alla scadenza della concessione come finora.

Il cosiddetto "referendum trivelle" costituisce una prima storica: è infatti la prima volta che in Italia un referendum è stato chiesto dalle Regioni – hanno depositato le firme nove Consiglio regionali – invece che con la classica raccolta delle firme.

La visione di Matteo Renzi sull'uso di questo strumento di democrazia diretta è però molto variabile. Mentre caldeggia il referendum confermativo del prossimo autunno, che vede come un plebiscito per sé stesso, il premier italiano osteggia il referendum abrogativo che si oppone alla sua politica energetica. A tal punto, che ha esortato i cittadini a non votare, suscitando le ire dei fautori della democrazia partecipativa.

Limiti e opportunità

Proprio la partecipazione dei cittadini alle decisioni dello Stato, i suoi limiti e le sue nuove forme nell'era digitale saranno al centro di una conferenza internazionale pubblica, che si terrà all'indomani del "referendum trivelle" a Palazzo Montecitorio a Roma. I dibattiti verteranno sulla situazione in Italia, ma anche altrove.

Benché in Italia mediamente si tenga un numero di votazioni più elevato che nella maggior parte degli altri paesi, i suoi cittadini non hanno realmente voce in capitolo. Secondo esperti, uno dei motivi principali è la lunga tradizione di una politica imposta dall'alto in basso, in un paese con radici gerarchiche e strutture familiari.

Per questo, le leggi elettorali e referendarie non sono realmente "cittadini-compatibili". Solo un esempio: i referendum sulle modifiche costituzionali indetti dalla maggioranza di governo e del parlamento non hanno alcun vincolo di affluenza per essere convalidati, mentre quelli ottenuti dal popolo tramite raccolta delle firme sono validi solo se partecipa almeno il 50% dell'elettorato più uno. Un sistema che trasforma gli astensionisti in votanti per il no e che favorisce il disinteresse per la gestione della cosa pubblica.

Sui siti di swissinfo.ch e people2power domenica 17 aprile e lunedì 18 potete seguire gli sviluppi del voto e di questo dibattito. Potete prendervi parte, inviando i vostri commenti direttamente sui due siti oppure via Twitter o Facebook.

swissinfo.ch/People2Power



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