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Intervista a Claude Longchamp


La voce del popolo conta già prima del voto







Il coinvolgimento preventivo della potenziale opposizione, prima che il popolo sia chiamato alle urne, è il pregio per antonomasia della democrazia diretta svizzera, secondo il politologo Claude Longchamp. Dopo 30 anni di analisi e commenti sulla politica elvetica, il fondatore e direttore dell'Istituto di ricerca gfs.bern ha deciso di passare il testimone.

"Anche in Svizzera si è dovuto lottare per la democrazia", sottolinea Claude Longchamp. (swissinfo.ch)

"Anche in Svizzera si è dovuto lottare per la democrazia", sottolinea Claude Longchamp.

(swissinfo.ch)

swissinfo.ch: Attualmente le democrazie nel mondo sono sempre più percepite da gran parte dei cittadini come un problema e non più come una soluzione o un cammino verso la soluzione. Cosa è che non va?

Claude Longchamp: La democrazia è sinonimo della più grande promessa: quella di essere la migliore garante di uno sviluppo economico positivo. Dal 19° secolo questo non è solo un concetto politico, ma anche un fattore di mobilitazione congiunta di cittadini, imprese e interessi, a favore di un tutto migliore.

Questa correlazione oggi non è più così evidente. I tassi di crescita più elevati per esempio si registrano in Cina, che non è una democrazia. Al contrario, molti stati democratici si sono preparati a doversi accontentare di una bassa crescita economica anche nei prossimi tempi. Questo favorisce un clima in cui si rafforzano accuse secondo cui la politica non tiene più conto delle preoccupazioni dei cittadini comuni.

D'altra parte si rimprovera ad organizzazioni internazionali di non essere democratiche. Così la democrazia, che è legata a stati nazionali, è passata sulla difensiva. Ma nonostante lo scetticismo, che si fa sentire anche tra politologi, non c'è in vista che potrebbe sostituire la democrazia sul lungo termine.

swissinfo.ch: Un contro-esempio è offerto dalla nuova galleria ferroviaria del San Gottardo. Questo progetto del secolo è stato esplicitamente celebrato dalla stampa elvetica ed estera come un successo della democrazia diretta svizzera. La nuova trasversale alpina del San Gottardo potrebbe essere una lezione di democrazia diretta?

C. L.: Effettivamente, storicamente c'è una stretta correlazione: la trasformazione della democrazia rappresentativa in quella diretta è avvenuta alla fine del 19° secolo e questa evoluzione è stata parallela alla questione della nazionalizzazione delle ferrovie private in Svizzera. C'erano forti timori che non avrebbe funzionato, se il popolo avesse potuto votare sulla questione.

È invece successo il contrario: la Svizzera ha ottenuto le sue FFS e da allora ha votato più volte sull'ampliamento dell'infrastruttura ferroviaria. E ha sempre detto di sì. Ma si è anche imparato a non semplicemente presentare una misura di pianificazione, bensì a coinvolgere tempestivamente i diretti interessati.

Un esempio tipico: alla fine del 19° secolo, l'avvocato degli oppositori delle ferrovie è stato eletto consigliere federale e come tale ha ricevuto il Dipartimento delle infrastrutture. Così, l'opposizione è stata integrata nel governo. Questa è precisamente la ricetta del successo della democrazia diretta: integra preventivamente la potenziale opposizione e con questo meccanismo evita il possibile blocco di grandi progetti. Ed è esattamente ciò che ci mostra il recente esempio del San Gottardo.

swissinfo.ch: L'Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice), che dal 1999 è il più grande partito del paese, vuole che la volontà popolare sia assoluta. Il "sovrano" ha guadagnato potere con la scalata dell'UDC?

C. L.: Il "sovrano" lo vuole davvero? Alcuni grandi progetti dell'UDC per rafforzare la democrazia diretta sono stati massicciamente bocciati. Per esempio, l'elezione del governo federale da parte del popolo, che abbiamo chiaramente respinto, con il 76% di no. Tre quarti dei votanti hanno detto no anche al referendum obbligatorio sui trattati internazionali. C'è quindi una massiccia contro-pressione. In pratica il popolo afferma: "Con l'attuale democrazia diretta, abbiamo un ottimo sistema che permette di risolvere meglio i problemi che una democrazia rappresentativa. Non abbiamo bisogno di altro".

swissinfo.ch: Quanto è realmente potente l'elettorato svizzero?

C. L.: La sua influenza è realmente elevata: una volta che abbiamo votato, la decisione è vincolante a livello costituzionale. Naturalmente, vi è margine per l'attuazione in una legge. Ma in confronto a democrazie parlamentari classiche, i cittadini hanno una maggiore possibilità di influsso. In singoli casi, ciò è effettivamente un peso per il sistema politico. Nel complesso, però, noi politologi concordiamo che ciò contribuisce alla soddisfazione della Svizzera, come anche alla legittimazione del sistema e delle autorità. Sul piano della fiducia nel proprio governo, la Svizzera ha dei valori nettamente superiori alla maggior parte degli altri paesi.

Ma il punto è un altro: le autorità hanno dovuto imparare ad anticipare la potenziale volontà popolare. Non è dunque la decisione il punto più importante nell'influsso, ma l'ipotetica decisione popolare che sarebbe possibile su un progetto. Ciò garantisce in una certa misura l'influenza dei cittadini a livello astratto. Io considero l'anticipazione della volontà popolare la più grande forza del sistema politico svizzero. È determinante che la volontà del popolo sia presa in considerazione dai politici, ancora prima di poter votare su un oggetto.

swissinfo.ch: Per quanto riguarda gli altri partecipanti al processo decisionale, negli ultimi 30 anni ha osservato spiccati spostamenti di peso?

C. L.: Quando ero un giovane politologo, partivo come tutti gli altri dal presupposto che avessimo un classico sistema di concordanza, con i tre pilastri – federalismo, democrazia diretta e corporativismo liberale –, nel quale i problemi da risolvere erano delegati ai gruppi di interesse. Dalla votazione popolare sul SEE [Spazio economico europeo, Ndr.] nel 1992, vediamo che sono sorti nuovi conflitti, che non possono più essere così facilmente appianati dalle organizzazioni economiche classiche. Perciò la loro influenza è diminuita, mentre altri hanno guadagnato peso: l'amministrazione su questioni europee, i media nell'articolazione della volontà popolare, così come i partiti, soprattutto negli ultimi 15 anni.

swissinfo.ch: Come sono cambiate le campagne dei partiti?

C. L.: Nel classico sistema di concordanza negli anni 1980, la commissione che preparava un oggetto in parlamento, in pratica aveva il compito di formare il comitato di votazione. Questo oggi, 25 anni dopo, è semplicemente inconcepibile, perché la dinamicità della formazione dell'opinione pubblica prima di una votazione è aumentata enormemente. Di questo hanno tratto vantaggio il governo federale, che oggi conduce le campagne per le votazioni, e gruppi di interesse professionisti.

Da tre anni siamo in una fase di cambiamento radicale: il netto sì popolare all'iniziativa "Contro le retribuzioni abusive", in contrasto con il governo, il parlamento e le cerchie economiche, è stato il punto di rottura. È come se vi fosse qualcosa di nuovo, una sorta di movimento di base, che punta fortemente su una comunicazione personalizzata e credibile, soprattutto sui nuovi media. Si potrebbe descriverlo anche come una "rottura digitale": siamo seduti in un aereo che vola attraverso una nuvola; subiamo degli scossoni e non sappiamo esattamente come ne usciremo; ma l'aereo non si schianta.

"L'immagine secondo cui noi possiamo dondolarci in questa culla della democrazia diretta dal 1291 è sbagliata."

swissinfo.ch: Quanto è ancora adeguata l'iniziativa popolare, che è iscritta nella Costituzione da 125 anni – dal 5 luglio 1891, per la precisione? È attrezzata per la digitalizzazione della democrazia diretta, ossia al voto e alla raccolta delle firme per internet?

C. L.: Distinguo due livelli. Il primo non ha nulla a che vedere con la digitalizzazione: riguarda la critica secondo cui l'iniziativa popolare è valida anche se il testo è pieno di errori e dal profilo del contenuto non ha alcun senso. Dobbiamo regolare questo da un punto di vista giuridico, in modo da non sottoporre ai cittadini alcun oggetto che accettano in votazione e che successivamente deve essere dichiarato inapplicabile. È la cosa più stupida che si possa fare. Devono esserci regole preventive che indicano le condizioni in base alle quali un'iniziativa è valida se è approvata.

Il secondo livello ha molto a che fare con la digitalizzazione: concerne la raccolta delle firme. L'informatizzazione conduce ad una controversia, perché vediamo che una raccolta di firme su Internet apre possibilità completamente nuove. Con un buon tema e un buon marketing, è apparentemente possibile raccogliere 10mila firme in un solo giorno. Ciò significa che un'iniziativa popolare potrebbe riuscire nel giro di una quindicina di giorni al massimo. Sarebbe una novità assoluta nel processo di formazione delle opinioni. Ci sarà certamente una discussione a sapere se il sistema di raccolta delle firme, che risale al 19° secolo, deve continuare in questa forma.

swissinfo.ch: La democrazia deve essere costantemente difesa. Quali sono le migliori condizioni affinché una democrazia funzioni bene e sia solida?

C. L.: Si deve continuare a spiegare, anche a un pubblico straniero, che anche in Svizzera si è dovuto lottare per la democrazia. L'immagine secondo cui noi possiamo dondolarci in questa culla della democrazia diretta dal 1291 è sbagliata. In realtà è stata conquistata nel 1830, soprattutto nei cantoni liberali. Con l'introduzione di una democrazia rappresentativa a livello federale nel 1848 abbiamo lanciato una tendenza.

Ci sono da sempre movimenti più importanti e più antichi dei partiti. Hanno combattuto prima dei partiti per la democratizzazione, la liberalizzazione, la giustizia sociale, la protezione ambientale e la parità di diritti per uomini e donne. Tali movimenti credono ancora nelle possibilità della democrazia diretta e nel vantaggio della democratizzazione.

Partiti politici, associazioni e media sono importanti per l'organizzazione e la realizzazione della democrazia diretta. Ma per la nascita della democrazia, la democratizzazione e la consapevolezza al riguardo, i movimenti sociali sono fattori chiave.

Contribuiscono a renderci consapevoli che abbiamo sempre bisogno di rinnovare la nostra comprensione della democrazia. Questo è un processo importante, senza il quale l'insieme non funzionerebbe.

Claude Longchamp, specialista con molti ruoli

Ricercatore: si è specializzato nei processi decisionali in relazione con la democrazia diretta e indiretta, ossia rappresentativa. È inoltre uno dei fondatori della ricerca politica empirica moderna in Svizzera.

Imprenditore: è fondatore e direttore dell'istituto di ricerca gfs.bern , che ha fatto diventare il leader nel settore privato della ricerca politica in Svizzera. Dal 1° maggio 2016 ha ceduto il timone a due suoi collaboratori di lunga data e nuovi proprietari, Urs Bieri e Lukas Golder. Longchamp resterà presidente del consiglio d'amministrazione fino al 2019.

Comunicatore: l' "uomo con il farfallino" da anni commenta e analizza alla televisione pubblica svizzera tutte le votazioni e le elezioni federali.

Guida cittadina: lo storico di formazione, offre a gruppi interessati visite guidate del centro storico di Berna, nel corso delle quali spiega il legame tra sviluppi storici e politica contemporanea.

Blogger: tiene due blog molto seguiti.

Escursionista: da passeggiatore nella sua città, dal 2017 si trasformerà in viaggiatore intorno al mondo.



Quali sono gli aspetti positivi e quali quelli negativi della democrazia diretta svizzera, a vostro avviso? Scriveteci le vostre opinioni!


(Traduzione dal tedesco: Sonia Fenazzi), swissinfo.ch

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