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Moritz Leuenberger


La fiducia del “vecchio politico” nei nuovi media







L'ex ministro della cultura gestisce un proprio sito internet, ma non ha creato un profilo Facebook o Twitter. (Keystone)

L'ex ministro della cultura gestisce un proprio sito internet, ma non ha creato un profilo Facebook o Twitter.

(Keystone)

Social Media, Community, informazione gratuita: il mondo dei media è in fase di grande trasformazione. Nell’ambito di una serie di eventi organizzati dall'Università di Berna, diversi specialisti dei media e della politica tenteranno di rispondere a importanti interrogativi che riguardano il ruolo e il compito dei mezzi d’informazione nella società moderna. Questi incontri sono stati aperti dall’ex ministro della comunicazione Moritz Leuenberger, le cui riflessioni hanno suscitato una certa sorpresa.

Un panorama dei media variato, indipendente, critico e di qualità viene considerato spesso uno dei pilastri di una democrazia che funziona bene. 

Questo contributo fa parte di #DearDemocracy, la piattaforma di swissinfo.ch sulla democrazia diretta

Queste premesse sono forse ancora più importanti in Svizzera, dove i cittadini sono chiamati regolarmente alle urne per votazioni federali, cantonali e comunali. I media partecipano infatti in modo fondamentale a far conoscere i temi in votazione e a formare le opinioni della popolazione. 

“Le posizioni presentate dai media apportano un contributo essenziale ai dibattiti. Senza di loro il senso di responsabilità dei cittadini viene meno”, ha addirittura dichiarato Moritz Leuenberger nell’ambito della prima conferenza organizzata dal Forum per l’università e la società dell’Università di Berna. 

In Svizzera i media riflettono anche le peculiarità delle diverse culture. Istaurando un dibattito permanente, rafforzano in modo determinante i legami che esistono in un paese eterogeneo. 

Il panorama dei media è però fortemente scosso da alcuni anni. Le testate tradizionali perdono grandi fette di lettori, gli editori licenziano decine di giornalisti, il numero di giornali si riduce. È in gioco anche la molteplicità delle fonti e la credibilità dell’informazione. Nel contempo si moltiplicano gli utenti che si rivolgono all’opinione pubblica attraverso i media sociali. 

Con una serie di eventi, il Forum per l’università e la società intende riunire nei prossimi mesi diversi esperti per riflettere sulle prospettive e il ruolo dei media nel sistema svizzero di democrazia diretta, in particolare di fronte alle sfide costituite dalla digitalizzazione e dalla globalizzazione dell’informazione. 

Il compito di aprire questi incontri è stato affidato a Moritz Leuenberger, che ha presentato la sua visione in una conferenza intitolata “I media fanno le opinioni e fanno lo Stato”. “Questo titolo dice già tutto, non dovrei quasi aggiungere più nulla”, ha dichiarato con tono ironico l’ex ministro della comunicazione, responsabile anche della politica dei media dal 1995 al 2010. 

La conferenza di Moritz Leuenberger (in tedesco).

“I votanti sono la società civile” 

“Nel sistema di democrazia diretta della Svizzera i votanti sono la società civile”, ha affermato Leuenberger, secondo il quale internet e i media sociali potenziano ulteriormente le relazioni tra le culture politiche. E questo mescolamento delle culture politiche ha apportato un cambiamento delle visioni sia da parte dei cittadini che dei politici. 

Il termine “classe politique”, ad esempio, è diventato un concetto affermato nella Svizzera tedesca con una connotazione negativa. Questo termine serve infatti ad evidenziare un contrasto tra i politici e il popolo sovrano: parlando di “classe politique” si vuol far intendere che alcuni politici non fanno parte del popolo. 

L’ex ministro socialista di è detto preoccupato da alcune tendenze che si registrano oggigiorno: la negazione della complessità di alcuni temi politici, il ricorso a soluzioni semplicistiche, plebisciti invece di votazioni razionali, campagne elettorali che servono ad attaccare gli avversari politici invece di presentare i propri programmi. “Un piccolo paese come la Svizzera viene influenzato più fortemente dalla ricezione di altre culture”, ha sottolineato Leuenberger.

Media in mutamento 

Questi i prossimi appuntamenti della serie di conferenze organizzate dal Forum per l’università e la società dell’Università di Berna: 

29 ottobre: "Panorama dei media in mutamento", con la partecipazione, tra gli altri, di Roger de Weck, direttore generale della SRG SSR, e Res Strehle, Presidente della scuola svizzera per giornalisti MAZ. 

12 novembre: "Comunicazione politica nella democrazia", con Adrian Vatter, docente dell’Università di Berna, Patrick Feuz, caporedattore del giornale Der Bund. 

26 novembre: "Di quali media ha bisogno la democazia diretta?”, con Hanspeter Lebrument, presidente onorario dell’Associazione dei media svizzeri, Philipp Metzger, direttore dell’Ufficio federale della comunicazione, e Wolf Linder, Politologo dell’Università di Berna. 

watson.ch … 

A detta dell’ex consigliere federale, la posta in gioco è attualmente molto alta. Sarebbero infatti in gioco la coscienza democratica dei cittadini, il rispetto delle minoranze, la ricerca di soluzioni equilibrate e la responsabilità dei vincitori delle votazioni di tener conto delle motivazioni dei perdenti. “Tutte le minoranze dovrebbero poter identificarsi in sistemi di maggioranza”, ha auspicato Leuenberger. 

L’ex ministro ha tuttavia espresso un certo ottimismo, partendo dalle esperienze raccolte durante la sua carriera politica. Primo: “Nel corso dei miei mandati ho avuto l’occasione di conoscere il senso di consapevolezza dei cittadini”. Secondo: “La Svizzera è ben cementata. Lo so intravede ad esempio dal fatto che molti cittadini sono disposti ad assumere volontariamente delle cariche”. Terzo: “I grandi movimenti di protesta provenienti dagli Stati uniti e dall’Europa si fanno sentire anche in Svizzera. Ma anche nella politica vi sono delle tendenze di moda”. 

Leuenberger si è detto ottimista anche per il fatto che i cambiamenti tecnologici e economici fanno germogliare nuove idee, che vengono concretizzate con nuovi progetti. Ai suoi occhi, i nuovi media “hanno la volontà di apportare un nuovo contributo politico e commerciale”. Tra questi il nuovo portale Watson. “Watson ha una linea politica chiara, ma viene espressa in modo completamente diverso”. 

… e smartvote.ch 

L’ex consigliere federale ha inoltre indicato di apprezzare particolarmente smartvote, una piattaforma internet, che permette ai cittadini di informarsi sul profilo dei politici e quindi di scegliere per chi votare. Perfino le serie televisive rappresentano, a suo avviso, dei motivi di speranza: “Spesso danno un contributo che serve a focalizzare la consapevolezza politica”. 

Tra le fonti di ottimismo vi è inoltre il fatto che neppure le previsioni pessimistiche di grandi pensatori non si sono avverate. “Già Tolstoi aveva detto che i media sono orrendi. Ma viviamo ancora oggi!”.


Traduzione di Armando Mombelli

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