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Osservatori elettorali


"La democrazia diretta svizzera è difficilmente esportabile"







Negli ultimi 20 anni, l'OSCE ha inviato degli osservatori elettorali in più di 30 paesi, tra cui il Kosovo. (Keystone)

Negli ultimi 20 anni, l'OSCE ha inviato degli osservatori elettorali in più di 30 paesi, tra cui il Kosovo.

(Keystone)

Parlamentare socialista, Margret Kiener Nellen osserva le elezioni che si svolgono all’estero nell’ambito delle missioni OSCE. Dal suo punto di vista, una base costituzionale solida è indispensabile per garantire i diritti fondamentali dei cittadini e delle minoranze. Dubita però che la democrazia diretta in stile svizzero possa essere applicata in altri paesi.

“Un sistema come quello svizzero potrebbe funzionare al meglio in una società moderna e in un piccolo paese. Ma questa democrazia ha un prezzo”.

La storia ha dimostrato come questo modello sia servito alla Svizzera nella buona e nella cattiva sorte e come abbia contribuito a integrare le minoranze, siano esse linguistiche, religiose o sociali, prosegue Kiener Nellen.

“Certo, ci è voluto del tempo per sviluppare la democrazia diretta e il sistema deve rimanere flessibile per riuscire a far fronte a nuove sfide”.

Avvocata e traduttrice, con alle spalle anni d’esperienza come politica a livello locale e nazionale, Kiener Nellen ha lavorato come osservatrice elettorale per l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), il cui compito include la promozione di elezioni regolari. 

Dal 2013, Margret Kiener Nellen fa parte della delegazione svizzera di osservatori OSCE. (Kienernellen.ch)

Dal 2013, Margret Kiener Nellen fa parte della delegazione svizzera di osservatori OSCE.

(Kienernellen.ch)

In qualità di membro del parlamento per il Partito socialista, tre anni fa Kiener Nellen si è unita alla squadra di osservatori svizzeri e ha partecipato a sette missioni, in particolare nei paesi dell’ex blocco sovietico e in Turchia. Ciò fa di lei il membro più attivo della delegazione elvetica. 

Svizzera esemplare?

“Le missioni di osservazione non sono un’occasione per elogiare la Svizzera come esempio di partecipazione dei cittadini alla vita politica. È però vero che il nostro paese gode di una buona reputazione”, commenta Kiener Nellen.

“Ciò non significa tuttavia che non siamo rimessi in questione. In Turchia, ad esempio, abbiamo ricevuto delle critiche da parte dei funzionari elettorali, per quanto riguarda la politica svizzera sui diritti umani e la libertà d’espressione in Svizzera, in relazione soprattutto al caso Perinçek”.

Il controverso politico turco è stato infatti condannato dai tribunali svizzeri per discriminazione razziale, dopo aver negato pubblicamente il genocidio armeno. Nell’ottobre 2015, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha però accolto il ricorso di Perinçek, condannando a sua volta la Svizzera per violazione della libertà d’espressione. 

“Il nostro lavoro come osservatori è mantenere un occhio vigile, in modo da poter individuare ogni irregolarità e informare immediatamente la nostra sede. Non è il momento per dare lezioni di democrazia svizzera”.

Oltre alla Turchia, dal 2013 Kiener Nellen ha partecipato alle missioni OSCE in Tajikistan, Turkmenistan, Moldavia e Ungheria. Tempo permettendo, quest’anno vorrebbe viaggiare in Russia e negli Stati Uniti, nell’ambito del suo mandato come osservatrice parlamentare. Sul lungo termine, auspica invece di diventare coordinatrice di una missione OSCE per poter visionare l’intero processo.

“Ho lavorato nel campo dei diritti umani per molto tempo. Una missione è l’opportunità perfetta per conoscere il sistema politico di un paese e verificare in che modo viene applicata concretamente la legge elettorale”.

Osservatori in Svizzera

L’OSCE non è l’unica organizzazione che invia osservatori elettorali. Anche il Consiglio d’Europa, l’UE, l’Organizzazione degli Stati americani (OSA), l’Unione africana, così come i gruppi di difesa dei diritti umani sono attivi in questo campo.

Nell’ambito di una visita privata, un alto funzionario di un tribunale elettorale brasiliano è venuto in Svizzera lo scorso anno per raccogliere informazioni di prima mano, prima e durante le elezioni federali di ottobre.

Diogo Cruvinel durante una visita nella sala del Parlamento federale a Berna. (swissinfo.ch)

Diogo Cruvinel durante una visita nella sala del Parlamento federale a Berna.

(swissinfo.ch)

In un’intervista a swissinfo.ch, Diogo Cruvinel sottolineava: “Tutte le relazioni tra persone sono fondate sulla fiducia, anche nella vita quotidiana. Il sistema elettorale e politico ne è il riflesso. In Svizzera si dà molta fiducia agli elettori, ai candidati e ai partiti. In Brasile abbiamo un sistema molto più restrittivo, proprio per rispondere ai problemi che esistono nella società”.

L’unico punto critico sollevato da questo professore di diritto all’università di Belo Horizonte è il finanziamento delle campagne elettorali: “È molto difficile per qualcuno che viene da fuori criticare la democrazia svizzera, ma c’è una cosa che ha ritenuto la mia attenzione: il fatto che il finanziamento delle campagne elettorali è mantenuto segreto e non esiste alcuna trasparenza su questo tema”.


Gli osservatori svizzeri

L’OSCE organizza missioni internazionali di osservazione dal 1996, nell’ambito dell’Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani (ODIHR). Ogni missione conta da 100 a diverse migliaia di osservatori, impiegati per un breve periodo.

Di solito arrivano qualche giorno prima del voto, vengono informati sul loro ruolo e le loro responsabilità. Divisi in piccoli gruppi, visitano fino a 20 seggi al giorno all’interno di una regione delimitata.

Negli ultimi 20 anni, sono state organizzate oltre 300 missioni nell’area dell’OSCE, che comprende l’Europa, gli Stati Uniti e l’ex Unione sovietica.

Circa 780 parlamentari degli Stati membri dell’OSCE e dei paesi partner hanno preso parte a 22 operazioni tra il 2013 e il 2015. 


(Traduzione dall'inglese, Stefania Summermatter)

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