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Punto di vista


L’esistenza degli strumenti è più importante del loro utilizzo



Di Stefan Rey, Istituto di scienze politiche dell'Università di Zurigo




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Di Thomas Brückner

L’iniziativa e il referendum sono gli strumenti principali della democrazia diretta in Svizzera. Per soddisfare il bisogno di democrazia dei cittadini è più importante la loro esistenza che la vera e propria partecipazione. È la conclusione a cui giunge Stefan Rey, studente di scienze politiche all’Università di Zurigo. 

La democrazia diretta, o più precisamente la democrazia semidiretta, è una peculiare forma di partecipazione politica in Svizzera. La democrazia diretta è un tema particolarmente dibattuto, talvolta addirittura glorificato. Ciò nonostante ci sono dei segnali che indicano che il livello di democrazia diretta e la soddisfazione democratica dei cittadini sono correlati. In nessun altro Paese al mondo, i cittadini hanno così tante possibilità di partecipare direttamente agli avvenimenti politici e di esercitare il loro influsso in ambito nazionale.

Anche a livello di Stati membri – in Svizzera sono i cantoni – ci sono pochi Paesi in cui la popolazione ha simili privilegi e la cui ampiezza sia paragonabile. Il tema della democrazia diretta viene spesso magnificato dai partiti. Anche la contrapposizione tra Stato di diritto e democrazia è sfruttata a fini politici e messa alla prova.

Analisi in condizioni di laboratorio eccezionali

È indiscusso che questa forma di partecipazione politica comporta dei vantaggi per la popolazione. Con 26 Stati membri, la Svizzera offre un laboratorio eccezionale per analizzare simili relazioni. 

Ostacoli istituzionali

Sono intesi quegli ostacoli concernenti l’uso degli strumenti di democrazia diretta, ossia l'iniziativa e il referendum. Sono il numero assoluto e relativo di firme necessarie, così come il termine entro cui vanno raccolte le sottoscrizioni popolari. Oltre agli ostacoli sopraccitati, nel caso di un referendum finanziario vanno rispettati anche i costi pro capite per lanciarlo.

Nella ricerca che presento in quest'articolo ho cercato di dare una risposta alla domanda seguente: sono più felici le persone che vivono nei cantoni con più democrazia diretta, con il suo modo di funzionare, che quelle che vivono in cantoni con una democrazia più rappresentativa?

La democrazia diretta dà la possibilità ai cittadini di decidere direttamente su questioni specifiche. Tanto più questi ultimi prendono parte al processo decisionale politico mediante gli strumenti della democrazia diretta, quanto più l’élite politica prenderà in considerazione i loro desideri. I risultati sono a vantaggio della popolazione, creando in essa, così almeno si presuppone, maggiore soddisfazione democratica.

Possiamo distinguere due forme di possibilità di partecipazione legate alla democrazia diretta: da una parte c’è l’opportunità di partecipare ai processi politici, dall’altra l’effettivo uso delle istituzioni. La prima variante serve all’elettorato per controllare l’élite politica. La seconda permette ai cittadini di indicare ai politici eletti quali siano le loro scelte politiche.

Il controllo sui politici serve in primo luogo a evitare che perseguano i loro obiettivi e interessi egoistici. L’informazione che l’elettorato trasmette alle élite attraverso le votazioni lo trasforma in un attore importante che va preso sul serio nell'ambito del dibattito politico. Questi due meccanismi della partecipazione sono stati paragonati nell'attività di ricerca. Il confronto ha esaminato gli ostacoli istituzionali relativi al lancio di iniziative costituzionali o legislative e referendum, nonché l’utilizzo effettivo di questi strumenti della democrazia diretta.

La sola esistenza dell'opportunità di influenzare le decisioni politiche obbliga l'élite a tenere in considerazione le richieste dell'elettorato.

Ci si poteva aspettare che la soddisfazione democratica fosse più alta nei cantoni in cui è offerta più democrazia diretta e dove sono usati maggiormente gli strumenti della partecipazione politica. Come c’era d’attendersi, i riscontri sono di regola tutti positivi. Tuttavia essi perdono la loro importanza statistica se si considerano altri fattori. La lingua, a quanto pare, ha un ruolo significativo per quanto riguarda la soddisfazione democratica. È noto che i cantoni svizzero tedeschi tendono maggiormente alla democrazia diretta, mentre quelli latini propendono piuttosto per una variante di democrazia di tipo rappresentativo. E su questa problematica ci siamo chinati con particolare attenzione, rendendoci conto che non è semplice appurare quali siano i motivi di queste differenze tra regioni linguistiche. Queste diversità sono piuttosto riconducibili a sviluppi storici distinti e meno alla lingua.

Pare che la sola possibilità di partecipazione sia più importante che il suo effettivo utilizzo, almeno per quanto riguarda la soddisfazione democratica. Non è tuttavia ciò che si doveva attendere. Questa conclusione risponde all'interrogativo concernente la possibilità di distinguere i due meccanismi: controllo e informazione. Il meccanismo di controllo dovrebbe essere efficace sia nella mera possibilità di partecipazione sia nel suo effettivo utilizzo. L'informazione dovrebbe dimostrare la sua utilità solo quando viene davvero usata. Il fatto che gli strumenti istituzionali formali abbiano un maggiore influsso – anche se non significativo – indica che il sistema di controllo è più importante dell'informazione.

La possibilità di partecipazione è quindi più importante del suo uso effettivo. La sola presenza dell'opportunità di influenzare le decisioni politiche obbliga l'élite a tenere in considerazione le richieste dell'elettorato. Da ciò si potrebbe dedurre che gli strumenti hanno un effetto indiretto sulle attività parlamentari. La conseguenza è che si ricorre con meno frequenza al diritto di referendum, riducendo così il numero di votazioni nei singoli cantoni. La conclusione di questa ricerca è la seguente: la felicità dei cittadini è favorita più dalla possibilità di prendere parte alle decisioni politiche che dalla vera e propria partecipazione.


Traduzione di Luca Beti

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