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Un'America tutta da pedalare



Di Andrea Clementi




Questa volta "Mandu" spera di portare la bandiera svizzera fino al traguardo ()

Questa volta "Mandu" spera di portare la bandiera svizzera fino al traguardo

Lo svizzero Hermann Bachmann – classe 1952 – proverà per la seconda volta a coronare un sogno: concludere la Race Across America, una gara ciclistica di 5'000 km da Oceanside in California fino ad Annapolis, nel Maryland.

Poche cifre bastano a rendere l'idea: per coprire la distanza che separa la partenza – il 15 giugno – dall'arrivo si possono impiegare al massimo dodici giorni, attraversando sette Stati con temperature che oscillano tra 2 gradi sottozero e 45 gradi. Il dislivello complessivo è di circa 30'000 metri.

Per il corpo si tratta di un esercizio ai limiti del possibile. Oltre alle pochissime ore di sonno, quotidianamente vengono bruciate circa 14'000 calorie e persi fino a 30 litri di liquidi. Non per caso, soltanto il 40% dei 20-25 partecipanti alla corsa riesce a terminare l'avventura.

Hermann Bachmann ne è ben cosciente: nel 2009 ha infatti dovuto abbandonare la competizione dopo aver percorso più della metà del tracciato, a causa di un serio problema fisico al collo. L'esperienza è stata comunque indimenticabile e quest'anno ha deciso di ritentarla per arrivare fino in fondo.

La Race Across America – considerata la gara sportiva in assoluto più dura del pianeta – gli è entrata nel cuore alcuni anni or sono, dopo aver accompagnato un altro atleta svizzero. «Da quel momento ho vissuto per coronare questo sogno e spingermi fino ai miei limiti».

La bici per volare via

Per Hermann "Mandu" Bachmann, lo sport – in particolare la bicicletta – ha costituito una vera ancora di salvezza. La sua infanzia e l'adolescenza sono infatti difficili: a causa del divorzio dei genitori cresce in un istituto per minori e durante il giorno lavora in una fattoria. Un periodo duro, caratterizzato da strutture gerarchiche e regole ferree, «in cui ho però imparato l'importanza e il valore del lavoro», dice.

In questo contesto, «la bicicletta mi ha regalato un po' di libertà: era l'unica possibilità che avevo la domenica per allontanarmi dall'ambiente in cui vivevo e scoprire qualcosa di diverso. Pedalando si può continuare fino a quando si vuole, finché il corpo ci sorregge, senza dipendere dalla presenza di stazioni di benzina».

La passione per le due ruote accompagna Bachmann anche durante il servizio militare: «Ho svolto la scuola reclute unicamente perché mi hanno arruolato nelle truppe in bicicletta. Invece gli ordini e le regole dell'esercito non mi affascinavano molto…».

Scuola di vita

In generale, «grazie allo sport ho potuto restare sulla retta via e canalizzare l'aggressività. Mi ha insegnato a organizzarmi, a lottare per raggiungere un obiettivo e a rendermi conto che ne vale la pena. Questa è però una consapevolezza che si deve sperimentare sulla propria pelle, affinché praticare l'attività fisica diventi davvero una gioia e non un'imposizione», precisa Bachmann, che ha pure corso decine di maratone e ultramaratone.

E lo sport è appunto parte integrante della vita di Hermann Bachmann, di professione massaggiatore e preparatore mentale. Nell'ambito del suo mestiere ha tra l'altro lavorato con le squadre di hockey di Berna, Langnau e Basilea, contribuendo alla vittoria di quattro campionati svizzeri e a una promozione in serie A.

Un sogno costoso

Chiediamo a Hermann Bachmann quale sia la difficoltà maggiore nella preparazione alla Race Across America. La risposta è lapidaria: «Trovare gli sponsor per garantire il finanziamento necessario».

Partecipare alla corsa implica infatti una spesa circa 70'000 franchi, comprendente i voli per la squadra che accompagna ogni concorrente (medico, massaggiatori, meccanico, autisti), i pernottamenti, il noleggio di uno o più veicoli, l'equipaggiamento e la quota d'iscrizione di 3'000 franchi.

«Svegliarmi presto alla mattina, allenarmi parecchie ore durante il giorno e ancora in serata non mi crea alcun problema, in quanto la motivazione non mi manca. D'altronde già le qualificazioni – 720 km in meno di 30 ore – sono molto impegnative, quindi sono preparato. Ben diverso è il discorso finanziario: oltre ai miei sacrifici personali [ad esempio ha venduto la motocicletta], per ogni franco devo bussare alla porta di potenziali sostenitori. Purtroppo dovrò probabilmente chiedere un prestito bancario», constata Mandu.

Lunghe giornate

Per Hermann Bachmann cimentarsi con la Race Across America implica anche uno sforzo organizzativo: «È necessario scegliere gli 8-10 membri della squadra che mi accompagna e formare la giusta alchimia affinché tutto funzioni al meglio. Io mi occupo della parte "fisica", ma anche il sostegno psicologico e logistico sono fondamentali».

Comunque vada, Mandu non pensa di ritentare l'impresa un'altra volta. «Correre la Race Across America significa investire moltissime energie: io ho una relazione a cui tengo e alla quale rubo tempo, ragion per cui sarò anche contento di lasciarmi tutto alle spalle».

Ora, però, lo sguardo è rivolto solo alla partenza: «Prevedo di pedalare per 20 ore, di dormire per 2 e di riservarmi altre 2 ore per soste varie. Sarà un periodo durissimo, ma anche unico, affascinante: vedere i tramonti e le albe nella Monument Valley, vivere giorno e notte sulla bici in modo indimenticabile». In bocca al lupo!

Race Across America

La RAAM è stata organizzata per la prima volta nel 1982 con il nome di Great American Bike Race; vi parteciparono quattro concorrenti.

Per vincere la competizione è necessario percorrere i circa 5'000 km da Oceanside (California) a Annapolis (Maryland) nel minor tempo possibile. Il limite massimo è 12 giorni e 5 ore. Nel 2009, lo svizzero Dani Wyss se l'è aggiudicata in 8 giorni e 5 ore.

La RAAM non è una corsa a tappe: lungo il percorso vi sono unicamente una cinquantina di punti di controllo. Ogni ciclista decide quando, quanto e dove effettuare le proprie pause per dormire e rifocillarsi.

Per avere il diritto di partecipare alla RAAM è necessario partecipare alle gare di qualificazione, che consistono in tratte di 700-1'500 chilometri da percorrere entro un determinato limite di tempo.

Soltanto il 40% dei 20-25 partecipanti termina la RAAM: tra i motivi di abbandono più frequenti figurano: problemi alle articolazioni, al fondoschiena, alla nuca, dolori muscolari, febbre, diarrea ed esaurimento psichico.

swissinfo.ch



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