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100 anni di dadaismo


Il movimento artistico che stravolse tutto


Di Christian Raaflaub, Zurigo


È in questo locale di Zurigo, il Cabaret Voltaire, che il 5 febbraio 1916 nacque il dadaismo. (Martin Stollenwerk)

È in questo locale di Zurigo, il Cabaret Voltaire, che il 5 febbraio 1916 nacque il dadaismo.

(Martin Stollenwerk)

Zurigo festeggia il dadaismo. È l’unico movimento culturale che cento anni fa, partendo dalla Svizzera, conquistò il mondo. Tutto ebbe inizio nel Cabaret Voltaire. Quest’ultimo e molte altre istituzioni hanno organizzato un programma fitto di eventi. Ma il dadaismo non è morto da tempo?

L’opera d’arte dadaista più venduta? La banconota da 50 franchi! Su un lato raffigura un’opera dell’artista svizzera Sophie Taeuber-Arp. Il dadaismo è molto più del «Gadji Beri Bimba», la famosa creazione fonica del fondatore Hugo Ball. Il dadaismo non è stato un movimento culturale incentrato soltanto sul nonsenso, ma anche sul caso, sull’happening, sul collage, sulla tipografia ecc. L’importante era uscire dagli schemi, essere anticonformista.

Tutto ebbe inizio alla Spiegelgasse 1 nel centro storico di Zurigo. Lì ritroviamo, dopo lungo letargo, il Cabaret Voltaire. La sala principale pare si sia fermata all’inizio del 20° secolo, quando si parlò per la prima volta di dadaismo. Appesi ovunque ci sono quadri e collage, curriculum vitae di famosi dadaisti e in un angolo un pianoforte e pezzi di manichini.

In questo posto, Hugo Ball e Emmy Hennings diedero vita, il 5 febbraio 1916, nel bel mezzo del caos della Grande guerra, al loro caleidoscopico cabaret. Nacque così il movimento dadaista, anche se il termine «dadaismo» venne usato per la prima volta due mesi più tardi.

«Proposero il loro programma per alcuni mesi, probabilmente fino al 23 giugno, giorno in cui Hugo Ball si presentò con un costume da “vescovo magico” e salmodiò la prima creazione fonica», racconta Adrian Notz, direttore del Cabaret Voltaire.

La maggior parte dei dadaisti erano emigranti che con la fine del conflitto lasciarono la Svizzera. La Spiegelgasse 1 ritornò così ad essere la vinoteca Meierei. Dopo la Prima guerra mondiale, la maggior parte dei dadaisti ritornò nei paesi di origine. Poi, dagli anni Novanta del secolo scorso l’edificio è rimasto perlopiù vuoto.

Occupazione prolifica

Quando l’artista concettuale Mark Divo scoprì che l’ex sede del Cabert Voltaire era inutilizzata, il 2 febbraio la occupò con una dozzina di altre persone. «Con stile, tutte elegantemente vestite», racconta il 50enne in un caffè di Zurigo. «Ci eravamo portati le chitarre e così abbiamo improvvisato un concerto».

«Poi è arrivata la polizia. Abbiamo detto che avevamo ricevuto la casa in eredità. I poliziotti erano contenti e hanno mangiato degli stuzzichini. Nessuno si accorse che l’avevamo occupata in maniera abusiva. Se ne sono resi conto solo il giorno dopo». Oggi, Mark Divo ricorda con piacere questo episodio.

I dadaisti

Il movimento dadaista incarna la volontà di opporsi alla follia e all’assurdità della Prima guerra mondiale, scrive il Museo nazionale. L’irrazionalità di questo conflitto è stata la fonte d’ispirazione degli artisti, la maggior parte proveniente dall’estero.

Oltre ai fondatori tedeschi Hugo Ball e Emmy Hennings, ricordiamo anche il franco-tedesco Hans Arp e la svizzera Sophie Taeuber-Arp, i rumeni Tristan Tzara e Marcel Janco, nonché il tedesco Richard Huelsenbeck.

A New York, Parigi, Berlino, Hannover e Colonia hanno preso vita correnti dadaiste autonome, da cui trassero ispirazione molti artisti. Tra questi ultimi si annoverano il franco-statunitense Marcel Duchamp, la francese Francis Picabia e l’americano Man Ray, a Parigi il francese André Breton, in Germania i tedeschi Kurt Schwitters, Johannes Baader, Max Ernst e Johannes Theodor Baargeld.

Gli storici dell’arte sono concordi: senza il dadaismo molte forme d’arte attuali non esisterebbero. Per esempio, la performance moderna o la ready-made, di cui ricordiamo la famosa «Fontana» di Marcel Duchamp.

Tra gli occupanti c’era anche l’artista zurighese Ajana Calugar. «Le pareti erano piene di immagini, cartoline, testi ed erano tappezzate di mappamondi. Un’istallazione a 360 gradi, in 3 D. Eravamo come in un altro mondo», dice la 36enne. Grazie all’occupazione abusiva è entrata in contatto con questa sottocultura. «Questo incontro ha segnato profondamente la mia vita», sottolinea Ajana Calugar. Due anni dopo, lei e Mark Divo hanno avuto un ruolo importante nel documentario Dada Changed My Life.

Il dadaismo è di tutti

Mark Divo apprezza molto il fatto che il dadaismo fosse un movimento collettivo. «È stata una corrente artistica generata dagli artisti stessi», dice. Per i suoi 100 anni intende organizzare un simposio a Praga, nella sua città. Vuole discutere dell’influsso del dadaismo sui movimenti sovversivi partiti da Zurigo.

Il 6 febbraio di quest’anno, Calugar presenta nel Cabaret Voltaire un Chaostage, un gioco di parole nato da “palcoscenico” (dall’inglese stage) e da “giorni caotici”. «Presenteremo diverse cose, senza seguire delle direttive: dalla musica alla performance fino al film», spiega. Per Ajana Calugar, il dadaismo è «una frattura giocosa con tutto ciò che viene considerato convenzionale».

Non è facile capire cosa sia il dadaismo. «Cos’è il dadaismo? Non lo sanno nemmeno i dadaisti. Soltanto il capo dei dadaisti lo sa e lui non lo dice a nessuno», scrisse il dadaista Johannes Baader nel 1919.

Juri Steiner è il co-curatore della mostra Dada Universal presso il Museo nazionale ed è il responsabile dell’associazione che si occupa degli eventi intorno all’evento, così come del sito internet sui 100 anni del dadaismo. Steiner ha scoperto il dadaismo durante una sua fase Sturm-und-Drang.

Il dadaismo ti obbliga a «passare attraverso una forma radicale dell’imbarazzo che ti permette di ritrovare te stesso. E dietro alla paura di fallire si cela una nuova libertà creativa che nei dadaisti è sfociata in stupende opere d’arte», spiega Juri Steiner.

Arte senza catene

«È un’eruzione che si percepisce ancora oggi nell’arte», rileva l’ex direttore del Centro Paul Klee a Berna, un esperto del movimento dadaista. Questa corrente ha cambiato completamente l’arte che ne è seguita. Juri Steiner definisce il Cabaret Voltaire come «un monumento dell’avanguardia».

«Il dadaismo è stata la prima forma d’arte transdisciplinare», secondo Adrian Notz. Gli eredi del dadaismo sono i surrealisti, i lettristi, i situazionisti, i fluxus, i punk, la beat-generation, la performance art di oggi. «Marina Abramović si ispira al dadaismo», sostiene Andrian Notz.

«Creare una sorta di momento in cui i limiti tra pubblico passivo e artista attivo si dissolvono: questo è stato uno degli eventi più coinvolgenti del Cabaret Voltaire», racconta Juri Steiner. Il dadaismo, come forma mentis, è sempre ancora «virulento».

La dimensione digitale

Il giubileo non viene festeggiato soltanto nel mondo reale, bensì anche nel cyberspazio. I due maggiori progetti sono Dada Data, un omaggio al dadaismo, una piattaforma quadrilingue e interattiva, a cui partecipa anche la SRG SSR, e Dada Digital, un progetto di digitalizzazione del Kunsthaus di Zurigo.

La responsabile è la curatrice del museo d’arte zurighese Cathérine Hug. Il suo entusiasmo è contagioso. Nel locale per i restauri ci mostra con gli occhi pieni di ammirazione alcune stampe originali del movimento dadaista che attendono di essere digitalizzate.

«Il dadaismo è stato un appello rivolto a tutti: è questo il bello. Ed è molto coinvolgente», dice Cathérine Hug. Il Kunsthaus possiede la più grande raccolta di opere dadaiste in Svizzera. Il grande pubblico conosce i pezzi più pregiati, «ma ci sono innumerevoli documenti e riviste che definiscono il dadaismo e che sonnecchiano negli archivi». Per questo motivo, il museo d’arte di Zurigo ha deciso di rendere accessibili online circa 540 opere. Un’iniziativa che ha offerto l’occasione per lavorare a stretto contatto con l’esperto di dadaismo Raimund Meyer.

«Accettare l’eredità»

Non sorprende che una programmazione tradizionale faccia storcere il naso a qualcuno. Sulla Basler Zeitung, la politologa Regula Stämpfli ha scritto che sul concetto del giubileo «i dadaisti si sbellicherebbero dalle risate».

A questo proposito, Juri Steiner ricorda che una piattaforma che collega i vari eventi non deve essere organizzata secondo i principi del dadaismo. È importante invece che «ci si occupi ancora una volta da un punto di vista storico del movimento dadaista, che si accetti questa eredità e si dica che tutto ciò ci appartiene. Anche se i dadaisti non erano necessariamente svizzeri».

Dada 100: «Fino alla follia»

Nel corso del 2016 verranno organizzati vari eventi in teatri, musei, sale per concerti, festival e in internet, non solo a Zurigo. Il sito web sul giubileo offre una panoramica sulle manifestazioni previste.

Il Cabaret Voltaire festeggia il dadaismo durante 165 giorni e presenta la mostra Obsession Dada. Con le iniziative che accompagneranno l’anno del dadaismo, il Cabert Voltaire vuole «creare attraverso una rappresentazione sfrenata, che superi ogni limite e sfoci nella follia, fino all’incoscienza, uno spazio artistico, in cui l’esperienza sia in primo piano».

Altri momenti centrali nell’ambito dei festeggiamenti sono le esposizioni Dadaglobe Reconstructed al Kunsthaus e Dada Universal al Landesmuseum a Zurigo.

Al giubileo partecipano complessivamente 40 istituzioni culturali locali, nazionali e internazionali. Gli eventi dovrebbero essere «collegati con altre metropoli internazionali del dadaismo come Berlino, Parigi, New York e Mosca», scrivono gli organizzatori.

L’obiettivo è di presentare un caleidoscopico bouquet di eventi che comprende mostre, rappresentazioni teatrali, letture, dibattiti, balli in costume, visite guidate della città, seminari, pubblicazioni, simposi, un documentario, trasmissioni televisive in diretta, progetti web, un manuale sul dadaismo per i principianti e un giornale sul giubileo.

I festeggiamenti sono sostenuti dalla città, dal canton Zurigo e dall’Ufficio federale della cultura.


Traduzione dal tedesco di Luca Beti, swissinfo.ch

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