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Aiuti all'Europa orientale


All’Est, "la Svizzera ha un'immagine migliore dell’UE"


Di Jean-Michel Berthoud


Impianti eolici a Tymien, nel Nord-Ovest della Polonia, finanziati con il contributo elvetico all'allargamento dell'UE (Keystone)

Impianti eolici a Tymien, nel Nord-Ovest della Polonia, finanziati con il contributo elvetico all'allargamento dell'UE

(Keystone)

Con il suo contributo all’allargamento dell’UE, Berna sta realizzando dei progetti di sviluppo economico e sociale nelle regioni più difficili dei paesi est-europei. Questo impegno permette alla Svizzera di rafforzare la sua immagine nell’Europa orientale, rileva un esperto.

Nel 2006 il popolo svizzero aveva approvato la proposta di versare un contributo di 1 miliardo di franchi per sostenere l’allargamento verso Est dell’Unione europea (UE). Scopo di questo contributo, scaglionato su 10 anni, era in particolare di ridurre le disparità e di promuovere lo sviluppo sociale ed economico nei nuovi membri dell’UE.

Cinque anni dopo 210 progetti sono stati approvati, ma solo una piccola parte dei soldi è stata utilizzata: finora sono stati impiegati 160 milioni di franchi. I rimanenti 790 milioni dovrebbero essere versati entro il 2017. La scelta e lo sviluppo dei progetti hanno richiesto più tempo di quanto previsto inizialmente, ammette Hugo Bruggmann, responsabile del programma presso la Segreteria di Stato dell’economia (Seco).

Molti progetti sono stati avviati in un contesto piuttosto difficile, rilevano i responsabili della Confederazione in un rapporto intermedio. Il peggioramento della situazione economica e i cambiamenti di personale presso i partner est-europei hanno inciso negativamente sulla realizzazione dei progetti concordati.

Mercati aperti

“Il contributo all’allargamento può tra l’altro consentire all’economia svizzera di aprire più facilmente le porte dei nuovi mercati dell’Europa orientale. Per le aziende svizzere, vi è inoltre la possibilità di partecipare ai grandi progetti finanziati dall’UE, di dimensioni molto più grandi”, rileva Georg Dobrovolny, direttore dell’associazione Forum Est-Ovest.

Grazie a questo contributo, anche le imprese elvetiche possono infatti prendere parte ai concorsi e agli appalti dei grandi progetti lanciati dall’UE per migliorare l’infrastruttura nei paesi est-europei. Molti di questi progetti rientrano tra l’altro nei settori di attività e di competenza delle piccole e medie aziende svizzere.

Critiche dalla Polonia

Alcuni partner dell’Europa orientale considerano però piuttosto laborioso il modo di procedere della Svizzera nella scelta e nella realizzazione dei progetti. La collaborazione con Berna non è molto facile, ha dichiarato recentemente Malgorzata Wierzbicka, responsabile dei progetti presso il ministero polacco dello sviluppo regionale, alla radio della Svizzera tedesca DRS.

“Non posso condividere molto questa critica, dichiara Georg Dobrovolny, secondo il quale la Confederazione ha fatto bene a concentrarsi soprattutto su piccoli progetti e sulle regioni dei paesi est-europei che conoscono maggiori difficoltà. I problemi di queste regioni non possono essere risolti con grandi progetti, come quelli finanziati dall’UE.

“È chiaro che i burocrati dei paesi est-europei e dell’EU preferirebbero portare avanti soltanto grandi progetti, dal momento che richiedono meno lavoro rispetto ad una moltitudine di piccoli progetti”, osserva l’esperto di relazioni con l’Europa orientale. “Nella Repubblica ceca, dove sono stati scelti progetti considerati in parte troppo grandi, le critiche vanno però nella direzione opposta”.

Approccio diverso

Accanto agli investimenti miliardari dell’UE, i progetti svizzeri appaiono piuttosto modesti. La Svizzera ha approfittato del fatto di non far parte dell’UE, per sviluppare un approccio diverso, se possibile complementare, che “ci permette di avere un contatto diretto con i paesi interessati", spiega Kurt Kunz, responsabile della cooperazione con l’Europa orientale presso la Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DSC).

Questo approccio rende però più complessa la concretizzazione dei progetti. I membri dell’UE finanziano direttamente e in anticipo i loro programmi, mentre la Svizzera versa dei soldi solo dopo aver ricevuto le fatture dai paesi est-europei. E la sua partecipazione non supera l’85%.

La collaborazione con i paesi interessati e le verifiche dei progetti da parte dei responsabili svizzeri sono giustificate e fondamentali, ritiene Georg Dobrovolny.

Immagine migliore

Durante la campagna politica in vista della votazione federale sul contributo all’allargamento dell’UE, il governo svizzero aveva sottolineato l’importanza di questa partecipazione, quale strumento per rafforzare l’immagine della Svizzera nell’Europa orientale. L’obbiettivo era anche di ridurre le disparità economiche e sociali all’interno dei Ventisette per accrescere gli scambi con i nuovi membri.

Anche per Georg Dobrovolny, la partecipazione al fondo di coesione costituisce uno strumento efficace di politica estera. “La Svizzera si trova al di fuori dell’UE, ma ha tutto l’interesse a dare il suo contributo, approvato anche dalla popolazione".

Con questo contributo, la Svizzera dimostra inoltre di non essere un paese che cerca soltanto di scegliere ciò che gli conviene nei rapporti con i membri dell’UE. Per realizzare i suoi progetti di cooperazione, la Confederazione ha optato per le regioni più difficili dell’Europa orientale e vi sta compiendo grandi sforzi. “Credo che la Svizzera disponga di un’immagine migliore di quella dell’UE in questi paesi”, dichiara l’esperto.

Contributo all’allargamento dell’UE

Nel 2004 dieci paesi hanno aderito all'UE: Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia e Ungheria.

Dal 2007 l'UE versa 33 miliardi di franchi all'anno – tramite i Fondi strutturali e il Fondo di coesione – per ridurre le disparità sociali e sostenere lo sviluppo economico dei suoi nuovi membri est-europei.

L'allargamento ad Est ha permesso di espandere il mercato interno dell’UE, che raggiunge ormai 500 milioni di consumatori. Grazie agli accordi bilaterali conclusi con l'UE anche la Svizzera può approfittare di questo nuovo mercato in piena crescita.

Su richiesta di Bruxelles, le autorità elvetiche hanno quindi accettato nel 2004 di accordare 1 miliardo di franchi quale contributo all'allargamento dell'UE avvenuto nel 2004. La proposta è stata approvata nel 2006 dal popolo svizzero.

Nel 2008, il parlamento svizzero ha deciso di sbloccare un credito supplementare di 257 milioni di franchi per contribuire anche allo sviluppo sociale ed economico della Romania e della Bulgaria, che hanno aderito nel 2007 all'UE. Questo contributo è stato approvato nel 2009 in votazione federale.

Progetti nell’Europa orientale

Fra i maggiori beneficiari del contributo elvetico all’allargamento dell’UE vi sono la Polonia, a cui sono destinati circa 490 milioni di franchi, la Romania (180 milioni), l'Ungheria (130 milioni) e la Repubblica ceca (110 milioni).

I progetti finanziati dalla Svizzera perseguono principalmente i seguenti obbiettivi: riduzione delle disuguaglianze sociali, promozione della crescita economica, miglioramento delle condizioni di lavoro, aumento della previdenza sociale, protezione dell'ambiente, rafforzamento della sicurezza pubblica e della società civile, assistenza tecnica.

Le autorità elvetiche hanno approvato complessivamente 210 progetti che saranno ultimati entro il 2017.


Traduzione di Armando Mombelli, swissinfo.ch



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