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Anno dedicato a Friedrich Dürrenmatt


Dürrenmatt: scrittore fuori, pittore dentro


Di Isabelle Eichenberger


Freidrich Dürrenmatt nel suo ufficio, 1979. (RDB)

Freidrich Dürrenmatt nel suo ufficio, 1979.

(RDB)

Il 2015 segna i 25 anni dalla morte dello scrittore e i 15 anni del museo dedicato alla sua opera grafica. «Dipingo come un bambino, ma non penso come un bambino. Dipingo per la stessa ragione per cui scrivo: perché penso». È così che Friedrich Dürrenmatt ha descritto la relazione privilegiata tra il suo mestiere e la sua passione.

A Charlotte Kerr, vedova dello scrittore svizzero morto nel 1990, sono voluti dieci anni per far sì che l’importanza dell’opera pittorica di Dürrenmatt fosse riconosciuta. È quindi nel 2000 che è stato inaugurato il Centro Dürrenmatt di Neuchâtel (CDN), in cui sono conservati circa mille disegni, incisioni e dipinti. I manoscritti sono invece custoditi nell’Archivio svizzero di letteratura di Berna.

Dopo essere saliti lungo una strada stretta e tortuosa al di sopra di Neuchâtel, raggiungiamo una costruzione in pietra nera striata di grigio, tipica dell’architetto Mario Botta, che si erige accanto alla casa dell’artista. Dalla terrazza si vede la città e il suo lago, fino alle Alpi in lontananza. È qui che ha vissuto lo scrittore bernese, dal 1952 fino alla sua morte.

L’Anno di Dürrenmatt

Il Centro Dürrenmatt di Neuchâtel (CDN) ha lanciato l’Anno di Dürrenmatt, con numerose manifestazioni, per commemorare il 25º anniversario della morte dello scrittore. Quest’anno si celebra pure il 15º anniversario della creazione del centro da parte della Confederazione. La missione del CDM è riunire, conservare e diffondere l’opera pittorica di Dürrenmatt (che conta un migliaio di opere).

«Dürrenmatt ha sempre definito casa sua ‘un’enclave bernese’», ricorda Madeleine Betschart, direttrice del CDN. «Diceva anche: ‘Alla Germania, paese della mia lingua letteraria, e alla Svizzera tedesca, paese della mia lingua parlata, ho preferito la Svizzera romanda’. Questa scelta gli permetteva un certo distacco».

Esporre un pittore che non è un pittore

Nel seminterrato del museo, l’esposizione permanente occupa un ampio spazio dall’illuminazione raffinata. Un mezzanino consacrato alle grandi date del lavoro letterario di Dürrenmatt crea una sorta di ponte tra lo scrittore e la sua opera grafica.

Mario Botta, che aveva frequentato Dürrenmatt, era già stato incaricato di una retrospettiva al Museo d’arte di Zurigo nel 1991, un anno dopo il suo decesso. L’architetto ticinese ha pure firmato la struttura del CDN e il sistema con cui sono esposti i quadri. «Tutta la difficoltà consisteva nell’installare i dipinti di un autore che non era un pittore», racconta Mario Botta. «Abbiamo così cercato di trasformarli in oggetti che diventano metafore del suo pensiero: i dipinti non hanno una cornice e invece di essere appesi al muro sono attaccati a un supporto sporgente, così da distaccarsene».

C’è però un’eccezione, “L’ultima assemblea generale della Banca federale», un dipinto a olio che illustra un suicidio collettivo di banchieri. «Si tratta di un piccolo dipinto grottesco e ironico per il quale Dürrenmatt aveva previsto una cornice d’oro», spiega Mario Botta. «Abbiamo sottolineato questa cornice simbolica conferendole un aspetto monumentale, per evidenziare l’idea di un testamento politico o ideologico».

Una passione personale

«Dürrenmatt diceva che pensava in immagini, che il disegno e la pittura gli permettevano di esprimere ciò che non riusciva a scrivere», indica Madeleine Betschart. «Si potrebbe dire che è una passione personale. Del resto ha esposto molto poco. Ha sviluppato il suo linguaggio pittorico, anche se ovviamente è stato influenzato. La sua biblioteca, rimasta al suo posto, contiene numerosi libri d’arte che confermano la sua cultura e la sua curiosità».

Per Ulrich Weber, responsabile del fondo letterario Friedrich Dürrenmatt all’Archivio svizzero di letteratura, l’artista era doppiamente solitario. «Innanzitutto era un autodidatta. Poi è rimasto figurativo, lontano dai movimenti contemporanei, soprattutto l’avanguardia. E in ogni caso, detestava l’idea di entrare a far parte di una qualsiasi categoria».

Ulrich Weber ritiene che in Dürrenmatt l’arte sia complementare alla scrittura per ragioni biografiche. Prima di tutto, fino all’età di 25 anni, Dürrenmatt ha esitato tra l’arte e la letteratura, prima di scegliere quest’ultima. «In seguito, in quanto scrittore e soprattutto drammaturgo, è stato confrontato con le reazioni a volte violente del pubblico e dei critici. Era più vulnerabile di quello che voleva mostrare. Era quindi importante che si ritagliasse un settore in cui poteva esprimersi in assoluta libertà. La pittura era una ricreazione».

Per Ulrich Weber, «chi vuole capire gli scritti di Dürrenmatt deve anche conoscere i disegni. All’opposto, nella sua pittura c’è una grande forza che merita di essere (ri)conosciuta. Del resto, è stato lui stesso a lanciare l’idea di una fondazione artistica nel suo testamento».

Temi eterni nella modernità

I disegni, e soprattutto le caricature, spesso impietose, occupano buona parte della collezione del CDN. Ci sono poi alcune tele a olio, numerosi gouache e delle litografie risalenti agli ultimi anni della sua carriera.

Il teologo Pierre Bühler ha dedicato numerosi studi a Dürrenmatt, di cui uno sulla figura di Don Chisciotte, «cavaliere della speranza e della fede, nell’opera scritta e disegnata» (2011). Pierre Bühler incontrò l’artista quando era professore all’Università di Neuchâtel (ora insegna a Zurigo). «Dürrenmatt ha sempre ribadito che non aveva una formazione di pittore. Eppure i suoi lavori sono impressionanti. Non è un caso se lavorava sugli stessi soggetti scrivendo e disegnando: come lui stesso ammise, ‘le immagini sono i suoi campi di battaglia’ sui quali combatte con i suoi temi letterari e, forse, con sé stesso. È quindi un lavoro parallelo, come un respiro quando è in difficoltà nel suo lavoro di scrittore».

I temi ricorrenti della Bibbia e della mitologia greca, prosegue Pierre Bühler, «sono sempre legati a un confronto dell’essere umano con il fallimento, il crollo, la solitudine, la morte, l’assoluto. Il Minotauro nel suo labirinto evoca così questa posizione fondamentale dell’uomo. Nei suoi temi biblici, i credenti non hanno uno statuto particolare: combattono e falliscono come gli altri».

«Dürrenmatt, figlio di un pastore protestante, poteva parlare di sé stesso giocando con le parole: ‘Sono protestante e protesto’. Si era confrontato con la fede cristiana dei suoi genitori, ma sempre in modo critico. Al termine della sua vita si è definito ateo, probabilmente in seguito a una radicalizzazione della sua protesta contro i sistemi, l’ideologia e il fanatismo».

Un artista ambiguo

Dottoranda all’Università di Neuchâtel, Myriam Minder sta redigendo la sua tesi sull’artista, catapultandolo di fatto, per la prima volta, nel campo della storia dell’arte. «Rispetto al mondo della creazione artistica della sua epoca, Dürrenmatt non rientra in alcuna categoria. Interpreta dei soggetti noti, ma in maniera distorta: si crede di riconoscere qualcosa e ci si rende conto che lui l’ha interpretata. Ad esempio rappresenta le Nozze di Cana come un baccanale impudico. Sorprende sempre».

Myriam Minder s’interessa anche agli autoritratti. «Utilizza la sua immagine in un modo a volte lusinghiero. La si ritrova spesso nelle sue opere, a volte in maniera un po’ celata. L’autoritratto è molto introspettivo: ci si rappresenta per meglio autoanalizzarsi. È un altro io».

L’esposizione più importante su Dürrenmatt è stata organizzata nel 1985 al Museo di arte e di storia di Neuchâtel. Consultando gli archivi, Myriam Minder ha constatato che altre istituzioni volevano riprenderla. Dürrenmatt ha però rifiutato. «È d’accordo di esporre, ma poi si ritira. Questo atteggiamento evidenzia la stessa ambiguità quando affermava ‘non sono un pittore’, quando invece si ritraeva lui stesso nei panni di un pittore. Ma dopotutto, cos’è un pittore?».

Friedrich Dürrenmatt

Nato in una famiglia di contadini il 5 gennaio 1921 a Konolfingen (Berna), è morto il 14 dicembre 1990 a Neuchâtel.

È lo scrittore e il drammaturgo svizzero più tradotto nel mondo. Diventa famoso con i suoi libri “Visita della vecchia signora” (1956) e “I fisici” (1962), così come tramite adattamenti cinematografici dei suoi romanzi polizieschi quali “Il giudice e il suo boia” (1952) o “La promessa” (1958).

In quanto pittore espone in quattro occasioni: nel 1976 all’Hotel du Rocher di Neuchâtel, nel 1978 alla galleria Keel di Zurigo, nel 1981 alla galleria Loeb a Berna e nel 1985-1986 al Museo di arte e di storia di Neuchâtel. Nel 1991, il Museo d’arte di Zurigo ha organizzato una retrospettiva.


Traduzione dal francese di Luigi Jorio, swissinfo.ch

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