Navigazione

Saltare la navigazione

Funzionalità principali

Calcio Shaqiri, l’incompiuto

Shaqiri sul balcone di casa, con vista sul lago e le montagne.

Sulla strada dei primati elvetici: Xherdan Shaqiri ha giocato 68 partite con la nazionale svizzera di calcio, nelle quali ha segnato 20 reti.

(Keystone)

Il 2018 dovrebbe essere l’anno di Xherdan Shaqiri. A 26 anni, il talentuoso calciatore svizzero non ha ancora soddisfatto appieno le attese, anche se ha già raggiunto molto nel corso della carriera.

La scena si svolge all’inizio di ottobre a Feusisberg, nell’hotel della nazionale svizzera di calcio. Conferenza stampa con i giornalisti dei principali quotidiani elvetici prima delle partite contro Ungheria e Portogallo, incontri decisivi in vista della qualificazione ai mondiali in Russia. Anche Xherdan Shaqiri ha preso posto nell’angusto locale al primo piano interrato dell’albergo.

Da anni Xherdan Shaqiri evita i giornalisti, anche se per lui non è per nulla facile. Oggi però è disposto a rispondere alle domande dei media. E quello che parla è uno Shaqiri cambiato, più maturo e prudente, senza tuttavia aver perso un po’ del suo fare disinvolto e da prima donna. È uno Shaqiri 2.0, una specie di spirito libero tenuto a freno.

Grandi obiettivi

Xherdan Shaqiri è di buon umore e dalla sua teca estrae alcune battute che sono perfette per finire in prima pagina. Per esempio: «La Svizzera ha l’obbligo di qualificarsi ai mondiali in questo gruppo». Pochi giorni dopo, alla netta vittoria di 5 a 2 sull’Ungheria fa seguito una cocente sconfitta di 2 a 0 contro il Portogallo. Anche Shaqiri sparisce dal rettangolo di gioco contro i campioni d’Europa.

In novembre si tiene l’incontro con l’Irlanda del Nord, che la Svizzera vince senza brillare e grazie a un autogoal, qualificandosi per la fase finale dei mondiali in Russia nel 2018. La nazionale elvetica ha così l’occasione di mantenere un’altra promessa fatta dal fantasista rossocrociato: «La squadra è composta di una generazione di giocatori molto forti e può raggiungere importanti traguardi», dice Shaqiri nella sala stampa a Feusisberg. «Da noi ogni giocatore è un fuoriclasse».

Naturalmente è stata una bella sparata. Ma dobbiamo anche capire Xherdan Shaqiri. Nel corso della sua carriera è stato attaccato con tali epiteti che ha dovuto costruirsi una corazza protettiva fatta di affermazioni buone per riempire le prime pagine dei giornali. Infatti, gli era stato chiesto se lui era l’unico giocatore svizzero ad avere le doti del fuoriclasse. Ma nessuno svizzero può fregiarsi di questo titolo: né Shaqiri, né Ricardo Rodriguez, la cui evoluzione sportiva sembra si sia arrestata, né il capitano Stephan Lichtsteiner, né il valido portiere Yann Sommer e nemmeno, almeno per il momento, Granit Xhaka, anche se con l’Arsenal di Londra si sta avvicinando in maniera determinata all’élite mondiale del calcio.

Talenti arenati

Xherdan Shaqiri non gioca in una squadra prestigiosa. Non gioca nemmeno nelle capitali del calcio come lo sono Milano o Monaco. Il suo percorso calcistico lo ha portato dal Bayern all’Inter per approdare infine, tre anni fa, allo Stoke-on-Trent, una città piuttosto bruttina nel Mailands inglese. Lo Stoke City F.C. è una sorta di ricettacolo per i grandi talenti del pallone che non sono riusciti ad affermarsi e a mantenere le promesse. Da questo punto di vista, Xherdan Shaqiri gioca nella squadra giusta, una compagine che occupa i posti di metà classifica nella Premier League.

Lui naturalmente non la vede così. Shaqiri dice che «vuole vincere ancora una volta la Champions League». Con lo Stoke sarà un’impresa piuttosto difficile. E questo lo sa anche lui; per questo motivo aggiunge subito che «la sua carriera non è al tramonto.

Lui si trova nel bel mezzo. E poi, è noto che l’età migliore per un calciatore è tra i 27 e i 30 anni». Shaqiri ha compiuto 26 anni il giorno della sconfitta contro il Portogallo a Lisbona. Negli ultimi quasi dieci anni ha raggiunto innumerevoli traguardi: l’inizio fulminate con il FC Basilea, squadra in cui a 17 anni aveva già un ruolo determinante, la convocazione in nazionale a 18 anni, i 14 titoli (!) con i due FCB, prima con il Basilea poi con il Bayern. Nella squadra tedesca è approdato troppo presto, a soli 20 anni, vincendo però come comprimario la Champions League, ma senza tuttavia riuscire a guadagnarsi un posto da titolare.

La sua parabola discendente, che è passata dall’Inter per finire allo Stoke, è servita da deterrente per i giovani talenti svizzeri. Granit Xhaka ha fatto delle scelte più oculate. Il suo passaggio dal Basilea al Gladbach, in un piccolo club della Bundesliga, è stata una mossa azzeccata. Dopo una fase di adattamento, Xhaka è riuscito ad affermarsi anche in Germania e oggi milita in una squadra prestigiosa.

Shaqiri no, anche se non manca di ricordare che a lui piace giocare nello Stoke. Non potrebbe dire altrimenti. E di sicuro il favoloso stipendio lordo di 45 milioni, spalmati su cinque anni, contribuisce a indorare la tristezza sportiva nella terra di nessuno del calcio britannico. 

Shaqiri mentre segna una rete con un rovescio spettacolare.

Agli Europei in Francia, agli ottavi contro la Polonia, Shaqiri segna un goal  da leggenda poco prima del fischio finale.

(Keystone)

Momenti magici

Forse si pretende troppo da Xherdan Shaqiri. È sempre stato il protagonista di momenti speciali; è una qualità che è riuscito a conservare. Ci ha regalato spesso degli attimi magici, per esempio ai campionati mondiali del 2014 in Brasile, quando ha segnato i tre goal contro l’Honduras o due anni più tardi in Francia, realizzando su rovesciata, contro la Polonia negli ottavi di finale, una delle più belle reti degli europei. È stata un’opera d’arte di una bellezza straordinaria, un colpo da maestro per i libri di storia del calcio.

Ma negli ultimi anni Shaqiri si è concesso troppe pause. Sul campo da gioco. O a causa degli infortuni. E ciò ha dato vita a delle voci: c’era chi lo accusava di condurre una vita non professionale, di alimentarsi in maniera non sana, di avere una muscolatura troppo fragile. Shaqiri è dotato di polpacci molto possenti, ma anche molto delicati. Le accuse di non dedicare anima e corpo allo sport lo hanno fatto arrabbiare. «Vivo in maniera molto professionale», ha indicato una volta il giocatore, «e anch’io preferirei infortunarmi con meno frequenza».

«Messi delle Alpi»

Il piccolo uomo dalle grandi capacità non sopporta bene le enormi attese che gli amanti del calcio ripongono in lui. L’ex giocatore della nazionale svizzera Stéphane Henchoz ha dichiarato alcuni mesi fa in un’intervista rilasciata al domenicale «SonntagsZeitung»: «Il Barcellona ha Messi, il Real ha Ronaldo e la Svizzera, appunto, Shaqiri». È in grado di decidere una partita con una giocata geniale, un’abilità che solo lui possiede.

È stato un bel complimento, ma che ha anche ricordato allo stesso Shaqiri che non poteva paragonarsi né a Messi né a Ronaldo, la cui classe non riuscirà mai a raggiungere. Ed è per questo motivo che lui non gioca nel Barcellona o nel Real Madrid. Tuttavia si è guadagnato il titolo di «Messi delle Alpi», una definizione che gli fa onore.

Bisogna ricordare però che di «Messi» ce ne sono un po’ ovunque nel mondo, per esempio in Nuova Zelanda, dove troviamo il «Messi dei Kiwi». Con i suoi 169 centimetri di altezza, Shaqiri è basso di statura, ma certo non ha le doti di un Lionel Messi, anche se a volte riesce a dribblare come birilli gli avversari o a fare delle giocate di gran classe. La differenza tra i due è pari alla distanza tra Barcellona e Stoke.

Certo non è facile essere Xherdan Shaqiri. È il giocatore preferito di chi ama il calcio spettacolo, dell’industria pubblicitaria, dei bambini. Ma in fin dei conti lui è rimasto un po’ bambino, anche se non ha più così tanti grilli per la testa. Sui tabloid non ci ha ancora presentato una fidanzata fissa. Shaqiri ci appare come una persona irrequieta. Shaq, così è conosciuto dai suoi fan, è il più grande incompiuto del calcio svizzero.

Shaqiri scende da un'auto nera.

Dove è diretto? Per diventare a un certo punto uno dei migliori calciatori della storia svizzera, Shaqiri dovrà essere più costante.

(swissinfo.ch)

Il palcoscenico russo

E così, ora ci si chiede quale sarà il futuro calcistico di Xherdan Shaqiri. Vuole naturalmente lasciare l’anonimato dello Stoke per ritornare a giocare in una squadra più rinomata. Quest’anno le sue prestazioni sono accettabili, ma nulla di più.

Tra sei mesi, ai campionati mondiali in Russia potrà dimostrare che è destinato a giostrare su campi più prestigiosi di quello nel Mailands inglese. E quando Shaqiri dice che l’amalgama tra giocatori vecchi e giovani nella squadra nazionale è straordinaria, allora ci nasce subito la domanda: lui fa parte della vecchia o della nuova guardia? Shaqiri sorride, riflette, si schiarisce ancora una volta la voce e poi risponde: «Ho appena 26 anni. Ma con la mia esperienza sono naturalmente un leader in squadra». Finora ha disputato 68 partite con la nazionale elvetica di calcio, segnando 20 reti. In ambedue le classifiche può eguagliare o stabilire dei primati (Heinz Hermann con 118 partite con la nazionale, Alex Frei con 42 goal).

Per raggiungere questi risultati, Xherdan Shaqiri, un giocatore straordinario, deve però migliorare la sua costanza per entrare nel novero dei migliori calciatori di sempre in Svizzera. Altrimenti corre il rischio, quando appenderà le scarpe al chiodo, di passare alla storia come quel giocatore che non ha saputo soddisfare le attese, un giocatore incompiuto.



(Traduzione dal tedesco, Luca Beti)

Neuer Inhalt

Horizontal Line


swissinfo IT

Unitevi alla nostra pagina Facebook in italiano

subscription form

Abbonatevi alla nostra newsletter gratuita per ricevere i nostri articoli.