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Cassa malati pubblica Finita una battaglia, nella sanità la lotta delle lobby continua

L'influsso delle lobby della sanità nelle decisioni delle Camere federali  provoca continue polemiche, soprattutto a causa dell'assenza di trasparenza e regole chiare che caratterizza il lobbismo parlamentare svizzero in generale.

(Keystone)

Le discussioni che hanno preceduto la votazione odierna sull’iniziativa “Per una cassa malati pubblica” hanno rilanciato le polemiche sul ruolo delle lobby nella politica sanitaria in Svizzera. Una massiccia presenza dei gruppi d’interesse che acuisce il problema dell’opacità del loro influsso nelle decisioni parlamentari elvetiche.

Il lobbismo fa parte del processo legislativo elvetico e lo si ritrova in tutti i settori. In nessun altro, però, oggi è così forte come nella politica sanitaria, dice a swissinfo.ch Claude LongchampLink esterno, direttore dell’istituto di ricerche gfs.bern. Pazienti, medici, ospedali, cantoni, industria farmaceutica, farmacisti, assicurati, assicurazioni esercitano pressioni per difendere interessi contrastanti.

Votazione federale Nuova disfatta per la cassa malati unica

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L’assicurazione obbligatoria delle cure medico sanitarie in Svizzera resterà nelle mani di istituti privati: la proposta di affidarla a una cassa pubblica è stata nettamente rifiutata nella votazione odierna.

Con il no di quasi il 62% dei votanti e di 22 cantoni su 26, l’iniziativa popolare “Per una cassa malati pubblica” non ha trovato scampo tra l'elettorato elvetico. Solo in quattro cantoni francofoni - Ginevra, Vaud, Neuchâtel e Giura - la proposta della sinistra ha superato l'esame delle urne.

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La bocciatura non è del resto una sorpresa, poiché già nei sondaggi l’iniziativa, che chiedeva di sostituire l’attuale pluralità di casse private con un unico istituto nazionale per gestire l’assicurazione malattie di base, era apparsa condannata.

Pure attesa era la frattura tra i cantoni interamente francofoni e il resto del paese. Meno scontato invece il no del Ticino, dove nei sondaggi i sostenitori della cassa malattia unica e pubblica avevano un leggero vantaggio. Nel cantone italofono, inoltre, l'iniziativa della sinistra aveva anche l'appoggio della Lega dei ticinesi.

Terza sconfitta per la sinistra

L’iniziativa è stata promossa dalla sinistra con il sostegno delle organizzazioni di difesa dei pazienti e dei consumatori, con l’obiettivo di frenare l’incessante lievitazione dei premi, che caratterizza l’assicurazione malattie obbligatoria da quando è stata introdotta, il 1° gennaio 1996.

Secondo i fautori, il cambiamento avrebbe consentito di ridurre notevolmente i costi amministrativi e di eliminare completamente quelli di marketing e di pubblicità, così come quelli legati ai cambiamenti di cassa degli assicurati. Centinaia di milioni di franchi che ogni anno avrebbero potuto essere utilizzati per la prevenzione e la cura delle malattie, sottolineavano i sostenitori della cassa unica pubblica.

I partiti di destra e di centro si sono opposti, argomentando invece che una cassa monopolistica non sarebbe motivata a cercare soluzioni per contenere i costi e dunque i premi. A loro avviso, ciò è possibile solo con una concorrenza tra le casse. Se non vi fosse questa concorrenza, i premi aumenterebbero ancora di più di quanto avviene, affermavano.

E la maggioranza dell'elettorato ha dato ragione agli avversari del cambiamento. La sinistra esce così con le ossa rotte anche al suo terzo tentativo di far passare la Svizzera a un sistema di assicurazione malattie pubblica.

Con le due iniziative precedenti, nel 2003 e nel 2007, la sinistra avrebbe anche voluto introdurre il principio dei premi calcolati in base alla capacità economica degli assicurati. Rinunciare a questa condizione non è però bastato a convincere la maggioranza dell'elettorato, che sembra invece fermamente attaccata allo status quo.

Dominio pubblicitario degli oppositori

Si è giocata anche in termini di annunci pubblicitari sulla stampa la lotta tra sostenitori e oppositori all'iniziativa "Per una cassa malati pubblica". Questi ultimi hanno piazzato dieci volte più inserzioni che i fautori.

Secondo un'analisi del progetto "Année politique suisse" (APS) dell'università di Berna, sulle 616 inserzioni pubblicate, 560 erano degli oppositori e solo 56 dei fautori.

(Fonte: Ats)

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I socialisti non si arrendono

Ciò nonostante, secondo la deputata socialista Jacqueline Fehr, l'idea di una cassa malattia unica non è definitivamente sepolta. La si potrebbe accantonare del tutto solamente se "i vincitori mantenessero le loro promesse". Le assicurazioni dovranno ad esempio smetterla di andare a caccia di clienti sani, ha dichiarato all'agenzia stampa Ats.

D’altra parte, in una votazione caratterizzata da un fossato tra francofoni e tedescofoni, per il “ministro” della sanità vodese Pierre-Yves Maillard, i voti favorevoli provenienti dai cantoni romandi "non possono essere ignorati": "Siamo in una regione della Svizzera che manifesta la sua sfiducia nei confronti del sistema. Questo ci dà legittimità per cercare strade che permettano di regolare l'annoso problema dell'aumento dei premi", ha dichiarato alla radiotelevisione svizzera di lingua francese.

Il socialista ha tuttavia ammesso che l'idea di creare delle casse pubbliche cantonali non avrebbe grandi probabilità di successo, perché occorrerebbe comunque una modifica della legge federale. Per questo si dovrebbe dapprima "porre termine al lobbismo osceno che regna in parlamento", ha affermato Maillard.

In un comunicato, il Partito socialista svizzero precisa che considera “come un incoraggiamento a puntare l’indice sulle casse”, il fatto che quattro votanti su dieci si siano espressi per un “cambiamento fondamentale del sistema di assicurazione malattie”.

Per i vincitori, un'idea definitivamente sepolta

Di tenore ovviamente opposte le reazioni dei vincitori. Secondo il parlamentare democentrista Guy Parmelin, rilanciare una proposta simile a livello di cantoni latini sarebbe un "rifiuto della democrazia". Certo, il sistema elvetico deve evolvere in modo da limitare l'esplosione dei costi, ma non è necessario buttare al vento tutti i lati positivi, ha dichiarato il vodese all’Ats.

Sulla stessa lunghezza d’onda il senatore liberale radicale Felix Gutzwiller, per il quale il voto odierno ha dimostrato chiaramente come la pensa il popolo: "bisogna partire dal presupposto che, dopo il terzo 'no' dei cittadini, l'idea di una cassa malattia pubblica sia definitivamente archiviata", ha detto all’Ats.

Secondo il senatore popolare democratico Urs Schwaller, con il risultato odierno gli svizzeri hanno mostrato il loro attaccamento alla libera scelta in materia di sanità, ma anche i loro timori di fronte ad una statalizzazione del sistema. Adesso è ora di smetterla con le discussioni e di passare all'azione, vale a dire occuparsi dei costi che spingono i premi al rialzo, ha detto il friburghese all'Ats.

Questo è il problema che occorre affrontare anche secondo l’organizzazione ombrello delle casse malattia Santésuisse – chiaramente esultante per il risultato, che interpreta come la dimostrazione della soddisfazione della popolazione verso gli assicuratori. Per la direttrice di Santésuisse Verena Nold, è importante che vengano autorizzati solo cure e medicinali convenienti, efficaci e appropriati. Inoltre bisogna sviluppare indicatori per la qualità delle prestazioni che vanno resi accessibili alla popolazione, ha detto all’Ats.

Avanti con le riforme

Vincitore della votazione odierna è anche il governo svizzero che raccomandava di respingere l’iniziativa. Esprimendo soddisfazione, il ministro della sanità Alain Berset ha interpretato il risultato come la conferma del sostegno della popolazione alla sua politica di riforme. Il socialista – che opponendosi all’iniziativa si è ritrovato in contrasto con il proprio partito – non ha però mancato di lanciare anche un monito agli assicuratori, sottolineando che occorre vigilare affinché la concorrenza si focalizzi sulla qualità e sull’innovazione, non sulla caccia ai buoni rischi, ossia agli assicurati giovani e in buona salute. È inoltre necessario separare chiaramente assicurazione di base e complementari

Il ministro ha ricordato che in materia di sorveglianza ora Berna dispone di un nuovo strumento: la nuova Legge sulla vigilanza sull’assicurazione malattie, varata venerdì dal parlamento. Benché il legislativo abbia attenuato diverse disposizioni, secondo Berset si tratta di un importante passo in avanti.

E il prossimo passo in materia di riforme nel settore sanitario deve essere il coordinamento delle cure, cosa che comporterebbe una riduzione dei costi e un miglioramento della qualità, ha osservato il ministro.

“Il mercato svizzero della sanità rappresenta oltre 60 miliardi di franchi all’anno, di cui la metà è influenzata dalle decisioni politiche. Con un tale impatto dello Stato sulla distribuzione dei mezzi finanziari è logico che ci sia un lobbismo molto intenso”, afferma il politologo, che impartisce corsi alle università di Berna, Zurigo e San Gallo.

Rispetto agli altri settori, nella sanità “la penetrazione dei gruppi d’interesse in parlamentoLink esterno è più profonda e più ramificata tra i partiti”, aggiunge Claude Longchamp.

In massa nelle commissioni

Un parere condiviso da Sarah BütikoferLink esterno, ricercatrice dell’Istituto di scienze politiche dell’università di Zurigo, la quale osserva che questa infiltrazione è chiaramente visibile nella composizione delle commissioni della sicurezza sociale e della sanità (CSSS) delle due Camere federali, ossia laddove vengono elaborate le proposte da sottoporre al plenum.

“Nella CSSS del Consiglio nazionale 21 membri su 25 hanno legami diretti con società o organizzazioni del settore della sanità, in quella del Consiglio degli Stati 10 membri su 13”, precisa a swissinfo.ch l’autrice di una tesi di dottorato sul parlamento svizzero. In altri termini, “quasi tutti i membri delle due CSSS sono rappresentanti di un gruppo d’interesse del settore della sanità”, sintetizza Claude Longchamp. Un fenomeno che non si riscontra in nessun’altra commissione parlamentare, puntualizzano i due politologi.

Le commissioni, e dunque i loro membri, hanno un ruolo chiave nelle decisioni parlamentari. Cosicché la folta presenza nelle due CSSS di membri o persino presidenti di direzioni e di consigli d’amministrazione di società e organizzazioni direttamente interessate dalle decisioni parlamentari è fonte di polemiche.

Indipendenza contestata

Sistematicamente, i deputati e i senatori in questione vengono accusati di essere pagati per fare loro stessi lobbying. Cosa vietata: i lobbisti non fanno parte delle Camere e non possono partecipare ai dibattiti, si legge sul sito del parlamentoLink esterno.

Altrettanto sistematicamente, i diretti interessati refutano le accuse e replicano di essere esattamente come tutti gli altri parlamentari elvetici. Vale a dire dei parlamentari di milizia che, parallelamente al loro mandato politico a tempo parziale, esercitano attività professionali e altri mandati (economici, sociali, ecc.). Assicurano che le loro decisioni sono prese in modo indipendente, in base alle loro convinzioni, in alcun modo dettate dalla società o dall’organizzazione da cui sono rimunerati.

“Sarebbe interessante analizzare in dettaglio i lavori delle commissioni, cioè tutte le proposte che sono state avanzate, per sapere chi ne è l’autore, in che contesto sono state presentate e rilevare le posizioni di ogni singolo membro”, osserva Sarah Bütikofer.

Ma solo i dibattiti nelle Camere federale sono pubblici. Le discussioni all’interno delle commissioni sono confidenziali. I ricercatori hanno la possibilità di consultare i verbali, ma non possono citare pubblicamente le discussioni.

Lobbisti nell’ombra

Ogni membro delle Camere federali può designare due persone che hanno il diritto di accedere alla sede del parlamento come suoi ospiti. Questi possono anche essere rappresentanti di gruppi d’interesse che hanno così l’opportunità svolgere l’attività di lobbying all’interno del Palazzo federale, sede del parlamento elvetico. Le persone accreditate non hanno però l’obbligo di dichiarare i loro mandati. Così, vi sono lobbisti che nelle liste degli accreditamenti del Consiglio nazionale e del Consiglio degli Stati figurano semplicemente come “ospiti” o “collaboratori personali”. D’altra parte vi sono sempre più lobbisti professionisti che indicano la società di pubbliche relazioni per cui lavorano, ma non si sa chi sono i loro mandanti.

Tutti i tentativi di fissare regole chiare e di rendere trasparenti questi legami finora sono falliti.

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Quanto alle retribuzioni che i parlamentari percepiscono per i loro mandati in società o organizzazioni, regna la segretezza. I parlamentari di destra e di centro, lo scorso giugno, non ne hanno voluto nemmeno sapere dell’obbligo di indicare se le attività esercitate sono remunerate o meno, senza dover rivelare l’importo. L’autrice dell’iniziativa parlamentareLink esterno, la deputata liberale radicale Isabelle Moret è stata sconfessata da quasi tutti i suoi colleghi di partito. Ha invece ricevuto il sostegno compatto di Verdi liberali, ecologisti e socialisti, che tuttavia non costituiscono la maggioranza parlamentare.

Niente glasnost per il lobbismo parlamentare

Sarah Bütikofer giudica problematica la mancanza di trasparenza, poiché oggi “non si conoscono tutte le relazioni di dipendenza dei membri del parlamento con le varie organizzazioni d’interesse. Il parlamentare ideale non dovrebbe essere pagato da un’azienda o da un’organizzazione che cerca di influenzare le decisioni del parlamento”.

Il problema della trasparenza sull’esatta natura dei legami dei parlamentari con i gruppi d’interesse è molto sentito nella sanità proprio perché è il settore in cui questi sono più forti.

L’industria farmaceutica e le assicurazioni malattie sono le lobby più potenti del settore sanitario. “Hanno diversi lobbisti accreditati. La loro presenza all’interno del Palazzo federale è importante per tessere le relazioni dirette con i parlamentari e per mantenerle stabili e permanenti. Se si vuole avere un influsso occorre avere una rete di contatti e per averla bisogna lavorarci in continuazione”, dice Sarah Bütikofer.

Per Claude Longchamp, invece, c’è “un certo equilibrio tra i vari gruppi d’interesse della sanità, perché tutti sono ben rappresentati in parlamento”. Ciò ha però “l’effetto di bloccare la politica della sanità, poiché con questo rapporto di forze tra i diversi gruppi d’interesse è difficile trovare un consenso ed effettuare riforme”, sottolinea il politologo.

Inoltre, se un gruppo d’interesse riesce a spuntarla in parlamento, rischia poi di dover fare i conti con la democrazia diretta, poiché ci sono buone probabilità che gli avversari lancino un referendum. E il popolo negli ultimi anni si è sempre mostrato refrattario ai cambiamenti.

Di certo la lotta tra le lobby della sanità proseguirà nei prossimi mesi, perché il parlamento è ancora chiamato a pronunciarsi su importanti riforme. Un esempio è la modifica della Legge sugli agenti terapeuticiLink esterno, nel cui ambito si contrappongono interessi pecuniari ingenti. Basti pensare al mercato svizzero dei medicamenti, che da solo pesa 6 miliardi di franchi all’anno.

I legami in qualche click

Le informazioni, costantemente aggiornate, sui legami d’interesse di tutti i membri delle Camere federali, così come quelli delle persone a cui fanno rilasciare il diritto di accedere alla sede del parlamento, sono ora facilmente accessibili grazie a un gruppo di giornalisti e di informatici che ha creato la “piattaforma per una politica trasparente” LobbyWatchLink esterno.

Il progetto in futuro consentirà anche una rapida visione di questi legami per i membri di ogni commissione parlamentare. Una possibilità che ha cominciato ad offrire per le Commissioni della sanità (CSSSLink esterno).

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