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Commercio mondiale


Strada in salita per il nuovo direttore dell’OMC




Roberto Azevedo, il primo rappresentante dell'America latina alla testa dell'OMC (Keystone)

Roberto Azevedo, il primo rappresentante dell'America latina alla testa dell'OMC

(Keystone)

Roberto Azevedo, candidato designato per assumere la direzione dell’OMC, dovrà affrontare un cammino irto di ostacoli per rilanciare i negoziati internazionali, arenati da anni. Secondo Luzius Wasescha, ex negoziatore svizzero, il diplomatico brasiliano ha le carte in regola.

I membri dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) hanno scelto Roberto Azevedo per assumere l’incarico di direttore generale, dopo la partenza del francese Pascal Lamy. La nomina sarà ufficializzata durante il vertice dell’organizzazione, in programma la settimana prossima.

Si tratta del primo rappresentante dell’America latina e dei cinque grandi paesi emergenti BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) a svolgere questa funzione. Gli osservatori si chiedono ora se Azevedo riuscirà a rilanciare i negoziati multilaterali avviati dall’OMC per introdurre nuove regole al commercio internazionale e ridurre le barriere doganali. In seguito alle vertenze tra paesi industrializzati, paesi emergenti e paesi in via di sviluppo, le trattative sono bloccate già da diversi anni. 

swissinfo.ch: Quali dovrebbero essere, secondo lei, le priorità dell’agenda di Azevedo, in particolare per sbloccare il ciclo di negoziati di Doha?

Luzius Wasescha: I negoziati in seno all’OMC possono esser ispirati dal direttore generale, ma le decisioni vengono prese dai membri. Il cambio alla testa di questa organizzazione non modificherà quindi immediatamente la situazione. Forse Azevedo avrà maggiore potere di convinzione in alcune capitali rispetto al suo predecessore Pascal Lamy e, probabilmente, dispone di una visione più ampia delle esigenze dei paesi emergenti.

La sua più grande sfida sarà di fare il suo lavoro di direttore generale in modo oggettivo e di riuscire a convincere i mercati emergenti e i paesi industrializzati ad essere più flessibili su determinate questioni.

Se si guarda più a fondo agli aspetti tecnici, si denota che oggi non è più una vertenza Nord-Sud, ma una vertenza transatlantica. L'Unione Europea ha il suo sistema di norme, gli Stati Uniti hanno il loro, ed è quasi impossibile costruire dei ponti se le due parti non mostrano maggiore flessibilità. Lo stesso vale per le agevolazioni commerciali, in quanto le procedure doganali negli Stati Uniti e nell’Unione europea sono diversi ed è quindi difficile progredire.

Biografia

Nato il 3 ottobre 1957 a Salvador de Bahia, Roberto Azevedo si è laureato in ingegneria presso l'Università di Brasilia, prima di diventare diplomatico.

Dopo aver debuttato la sua carriera diplomatica nel 1984, nel 2001 ha partecipato alla creazione del Coordinamento generale dei contenziosi presso il ministero brasiliano degli affari esteri, un servizio che ha diretto in seguito per quattro anni.

Nel 2005 è diventato capo del dipartimento economico del ministero mentre tra il 2006-2008 è stato vice segretario generale per gli affari economici. Dal 2008, Azevedo ha assunto il mandato di rappresentante permanente del Brasile presso l'OMC.

Roberto Azevedo è considerato un esperto di problemi tecnici all’interno dell’OMC. Ha risolto diverse vertenze commerciali in favore del Brasile, in particolare nel caso dei sussidi americani per la produzione di cotone e delle sovvenzioni all'esportazione di zucchero concessi dall’Unione europea.

Roberto Azevedo è stato designato direttore generale, imponendosi di fronte ad altri nove candidati al termine di una gara lanciata lo scorso gennaio.

swissinfo.ch: Azevedo è l'uomo giusto per assumere questo compito difficile? Quali competenze particolari apporta per svolgere il suo incarico?

L.W.: Penso che sia l'uomo giusto non a causa della sua origine, ma a causa della sua personalità. Mi è capitato di assistere a due occasioni in cui ha dimostrato di essere un ottimo mediatore. Quando abbiamo preparato l'ultimo incontro ministeriale con il linguaggio molto pessimista di Doha, Azevedo è stato l'architetto di questo linguaggio. E durante la riunione ministeriale dello scorso anno a Doha, alle 3 del mattino si è distaccato dalle rivendicazioni dei paesi in via di sviluppo per mettersi dalla parte dei paesi industrializzati non appartenenti all’Unione europea. Siamo così giunti molto rapidamente a un accordo. Ha quindi veramente dimostrato di essere in grado di svolgere il suo mandato di negoziatore e sono sicuro che ci riuscirà anche come responsabile dell'OMC.

swissinfo.ch: Taluni dicono che l'OMC rischia di diventare "irrilevante". Condivide questa valutazione e cosa pensa che si possa fare per invertire questa tendenza? La nomina di Azevedo sarà sufficiente per trasformare profondamente l'organizzazione?

L. W.: Il rischio certamente esiste, ma ci sono molti elementi con cui lo si può impedire. E sono sicuro che Azevedo farà tutto quello che può. Personalmente direi che la cosa più importante è di sbarazzarsi dei dibattiti teologici, tutte le discussioni generali sullo sviluppo. Non portano risultati perché nella negoziazione ci sono sempre almeno due tendenze tra i paesi in via di sviluppo: quelli che sono competitivi sono a favore di una soluzione liberale, quelli che non sono competitivi no. Quindi i criteri non sono se un paese è sviluppato o no, ma se è competitivo o no.

In questi negoziati abbiamo creato nuovi gruppi di piccole economie vulnerabili, dove la situazione è completamente diversa da quella in Brasile, India e Cina. Ci sono paesi che perdono immediatamente i loro mercati di esportazione, se gli esportatori competitivi hano un migliore accesso al mercato. E occorre trovare una soluzione alla domanda: cosa dovrebbero fare questi piccoli produttori in futuro? Producono caffè, banane, cotone, tutte cose che i brasiliani producono loro stessi. E tutto questo in modo più competitivo degli stati dei Caraibi, per esempio.

Azevedo dovrà essere consigliato da persone di tutte le sensibilità in seno all'OMC e spero che non si confini in un apparato in cui sono rappresentati solo i grandi attori. Perché in una negoziazione, si deve avere intorno al tavolo un certo numero di persone in grado di fare proposte per colmare il divario. Se ci sono solo gli attori principali, l'unico che può fare proposte per colmare il divario è il direttore generale. Ma una volta che lui ha giocato le sue carte senza successo, si è bloccati. È ciò che è successo con i colloqui del Doha round.

swissinfo.ch: Quali sarebbero le conseguenze per la Svizzera se l'influenza dell'OMC e le trattative commerciali non potessero essere rilanciate sotto la guida di Azevedo?

L. W.: L'economia svizzera è molto ben posizionata per far fronte alle nuove regole del commercio mondiale, graie alle sue catene di fornitura e alla cooperazione tra le piccole e medie imprese e grandi attori. Qui, la Svizzera ha sicuramente in mano delle buone carte.

Sul piano politico, ha delle carte meno buone, perché qualunque sia la decisione che prendiamo in Svizzera, non possiamo dimenticare che in Europa e al di fuori siamo percepiti come un paese europeo. Solitamente, nella prima mezz'ora di contatto con un partner al di fuori dell'Europa dobbiamo spiegare che non siamo nell'UE e perché non lo siamo. È una sorta di doppia emarginazione: siamo emarginati in Europa, perché non siamo membri dell'UE e l'Europa stessa è emarginata in questa nuovo mondo emergente, il cui centro è piuttosto in Asia o Asia-Pacifico.

Svizzera dovrebbe essere più proattiva. Quello che noto ora è che i miei successori sono molto prudenti, ma con la prudenza non possiamo sopravvivere.


Traduzione di Sonia Fenazzi e Armando Mombelli, swissinfo.ch



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