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Costo della vita


Stato o mercato: quale soluzione per ridurre i prezzi in Svizzera?




Alcuni negozi svizzeri hanno saldato la merce per far fronte all'apprezzamento del franco.  (Keystone)

Alcuni negozi svizzeri hanno saldato la merce per far fronte all'apprezzamento del franco. 

(Keystone)

In Svizzera una bottiglia di Coca Cola costa il 40% in più che in Germania. E per un prosciutto di Parma i buongustai devono essere disposti a sborsare cinque volte di più che nell’eurozona. La Confederazione dovrebbe intervenire per ridurre i prezzi oppure deve prevalere il libero mercato? 

Stando a una stima della Fondazione per la protezione dei consumatori (SKS), gli svizzeri pagano attualmente 15 miliardi l’anno in più per la spesa rispetto ai loro vicini d’oltreconfine e questo perché le ditte applicano prezzi più alti sugli stessi prodotti.

Una situazione ritenuta insostenibile dalle associazioni a difesa dei consumatori,  che unitamente ad alcune piccole e medie imprese e ad albergatori e ristoratori stanno studiando la possibilità di lanciare un’iniziativa popolare per facilitare le importazioni parallele e combattere i prezzi eccessivi praticati in Svizzera. Questo se il Parlamento non riuscirà a correggere la legge sui cartelli, come proposto da un’iniziativa parlamentare.

Il dibattito sui prezzi alti praticati in Svizzera non è nuovo. Ma è tornato improvvisamente d’attualità dopo il 15 gennaio 2015, quando la Banca nazionale ha deciso di abolire il tasso minimo di cambio euro-franchi. Una decisione che si è tradotta in un ulteriore aumento dei prezzi in Svizzera rispetto ai paesi vicini.

L’aumento del potere d’acquisto di consumatori e imprese svizzeri dovrebbe compensare almeno in parte le conseguenze dei prezzi più alti per l’industria d’esportazione e quella alberghiera. Ma da tempo ormai i fornitori della zona euro hanno preso la precauzione di fatturare di più agli svizzeri relativamente ricchi. 

Già nel 2004 il governo aveva affermato che le ditte elvetiche potrebbero risparmiare 65 miliardi l’anno se avessero accesso alle merci allo stesso prezzo delle ditte europee.

«Quando le società svizzere vanno in Germania a comprare pezzi di macchine o strumenti sanno che i fornitori fattureranno loro prezzi più alti», afferma Peter Dietrich, direttore generale di Swissmem, l’associazione ombrello dei settori dell’industria meccanica, elettrotecnica e metallurgica. «Finiamo sempre per recitare la parte dei capri espiatori che devono pagare di più».

Due iniziative per combattere i prezzi alti

Casimir Platzer teme che questo problema non farà che peggiorare dopo l’apprezzamento del franco nei confronti dell’euro. Il presidente di Gastrosuisse, la  federazione svizzera degli esercenti e degli albergatori, ha dunque evocato l’idea di un’iniziativa popolare per ridurre i prezzi all’importazione e combattere gli effetti del franco forte.

«Non è giusto, ad esempio, che il prosciutto di Parma costi 10 euro (poco più di dieci franchi) al chilo nell’eurozona e 50 franchi in Svizzera», ha affermato in un’intervista al quotidiano svizzero-tedesco Tages-Azeiger. Le leggi svizzere contro i cartelli non sono abbastanza incisive per impedire ai fornitori stranieri di applicare prezzi irragionevoli in Svizzera, secondo Casimir Platzer.

Al momento contenuto e tempistica dell’iniziativa non sono ancora chiari, ma Casimir Platzer sottolinea che un numero crescente di settori dell’industria hanno già mostrato un certo interesse.

Lo scorso autunno, la revisione della legge sui cartelli – che avrebbe dovuto lottare proprio contro i prezzi alti – è stata affossata in parlamento, con una sempre meno insolita alleanza tra destra e sinistra. Il tema è però stato ripreso dall’imprenditore e senatore liberale-radicale Hans Altherr che ha depositato un’iniziativa parlamentare. Il testo – al vaglio del parlamento – chiede di abolire l’obbligo d’acquisto effettivo in Svizzera, ossia permettere di acquistare merce senza passare dagli importatori ufficiali, accusati di avere una posizione di monopolio.

La federazione delle imprese svizzere, economiesuisse, non sembra però convinta da questa proposta. «La differenziazione dei prezzi è un elemento fondamentale di qualsiasi economia di mercato. Qualsiasi intervento da parte dello Stato nella determinazione dei prezzi sarebbe controproducente sul lungo termine», afferma Thomas Pletscher, responsabile del dipartimento concorrenza e regolamentazione. Economiesuisse sottolinea inoltre la difficoltà di definire con precisione quali società sarebbero sottoposte alla nuova legge.

Le regole esistenti sono sufficienti

La Commissione della concorrenza ha già abbastanza potere per stroncare sul nascere qualsiasi pratica di monopolio, aggiunge Thomas Pletscher. 

Nel 2009, il produttore di dentifricio Gaba International è stato multato per aver impedito a un cliente australiano di rivendere i suoi prodotti in Svizzera. Due anni dopo, la Nikon è stata bacchettata per aver cercato di impedire le importazioni parallele e nel 2012 è stato il turno della BMW. Altri casi sono attualmente al vaglio della commissione.

Come economiesuisse, anche l’Unione svizzera delle arti e mestieri, che raggruppa le PMI, guarda con scetticismo all’iniziativa di Hans Altherr. Mentre Peter Dietrich, di Swissmem, afferma di non essere «convinto» che l’introduzione di nuove regolamentazioni sia il modo migliore per lottare contro i prezzi alti.

C’è da dire che dalla decisione della Banca nazionale svizzera, i prezzi al consumo sono leggermente diminuiti. Nelle ultime settimane, i grandi distributori svizzeri hanno ridotto i prezzi di alcuni prodotti e diversi negozi hanno già saldato la merce primaverile, utilizzando come slogan proprio il cambio euro-franco.

Queste iniziative sono state prese anche per contrastare il cosiddetto turismo degli acquisti, che potrebbe costare ai negozi elvetici miliardi di franchi.

Per i detrattori delle due iniziative, questa mossa è un chiaro segno del buon funzionamento del libero mercato.

Inoltre, alcune PMI svizzere non accettano i prezzi elevati imposti dai fornitori stranieri come una fatalità. E per avere una margine di negoziazione più alto, acquistano i prodotti in gruppo. Vi sono perfino esempi di PMI che hanno creato delle società all’interno della zona euro in modo da spacciarsi per acquirenti locali o per lo meno comunitari.

Mister Prezzi chiede un intervento statale

Ciononostante, il sorvegliante federale dei prezzi Stefan Meierhans è convinto che si debba fare di più per evitare che i fornitori e gli intermediari manipolino i prezzi.

«La via della regolamentazione è l’unica percorribile per risolvere la questione dei prezzi esorbitanti praticati in Svizzera. È necessario l’intervento dello Stato per garantire che non vi siano distorsioni della concorrenza sul mercato».

Per Mister Prezzi, «siamo di fronte a una distorsione della concorrenza quando un editore svizzero ha solo poche chance di rivaleggiare con un editore tedesco perché i prezzi della carta sono dal 20 al 40% superiori. I fornitori stranieri si suddividono il mercato e così facendo impongono prezzi più alti sui prodotti per gli acquirenti elvetici».


(Traduzione dall'inglese, Stefania Summermatter), swissinfo.ch

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