Doni di organi Trapianti: la ricetta del successo spagnolo

Un cuore è appena arrivato nella sala operatoria dell’ospedale pediatrico di Zurigo, dicembre 2011.

Un cuore è appena arrivato nella sala operatoria dell’ospedale pediatrico di Zurigo, dicembre 2011.

(Keystone)

In materia di doni d’organi, l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) propugna la diffusione del sistema spagnolo. La chiave del successo di questo sistema risiede nell’organizzazione, spiega Rafael Matesanz, direttore dell’Organizzazione nazionale dei trapianti spagnola.

Da molti anni, la Spagna è al primo posto mondiale per quanto concerne la donazione e il trapianto di organi. Oggi il tasso è di 35 donatori per milione di abitanti, mentre la media dell’Unione Europea è di 19.

swissinfo.ch: Per raggiungere l’autosufficienza, l’OMS ha approvato nel 2010 una strategia basata sul modello spagnolo. Perché questo sistema è così efficace?

Rafael Matesanz: Affinché vi siano donatori, la popolazione deve essere sensibilizzata. Ciò però non basta. Negli ospedali ci vogliono professionisti ben formati, che coordinano i trapianti, e un’organizzazione che permette di risolvere i problemi quotidiani.

Il modello spagnolo è stato introdotto nel 1989. In soli tre anni, la Spagna è diventata il primo paese al mondo per quanto concerne le donazioni di organi e continua a essere in cima alla classifica da 21 anni. Sono cifre spettacolari. Per questa ragione l’OMS raccomanda questo modello.

swissinfo.ch: Quali sono le sue caratteristiche?

R.M.: Non si lascia nulla al caso. Una cosa che abbiamo imparato è che l’organizzazione viene prima di tutto. Sembra molto semplice, ma molti fanno fatica a riconoscerlo, poiché ritengono che il dono d’organi dipenda dal grado di generosità della popolazione. Ma non è così.

La percentuale di persone favorevoli o contrarie al dono d’organi non ha nulla a che vedere il numero effettivo di donatori. La popolazione può essere predisposta a donare i propri organi, però se non c’è un sistema che funziona questa generosità non si concretizza. La parola chiave del modello spagnolo è quindi organizzazione.

swissinfo.ch: Quali sono i paesi che hanno compiuto i progressi maggiori negli ultimi anni?

R.M.: La maggioranza ha ripreso parzialmente il modello spagnolo. Bisogna menzionare il Portogallo, che ha fatto passi in avanti importanti, la Croazia, che ha un modello praticamente identico a quello spagnolo e registra 30 donatori per milione di abitanti, e alcune regioni del nord dell’Italia, come la Toscana, che hanno tassi simili o superiori a quello spagnolo. Progressi sono stati compiuti anche in Francia e in Belgio.

swissinfo.ch: La Spagna applica il sistema del consenso presunto, a differenza del consenso esplicito, utilizzato ad esempio in Svizzera e Germania, dove la volontà di donare deve figurare in un documento. Ritiene opportuno adeguare il quadro giuridico?

R.M.: Non esiste un solo caso al mondo in cui un cambiamento legislativo abbia permesso di aumentare il numero di donatori. In teoria, la legge dice che ogni cittadino è donatore se non ha espresso opinione contraria. In pratica, però, si consulta sempre la famiglia della persona deceduta. In Spagna, tra il 15 e il 20% delle famiglie rifiutano i trapianti. La donazione non è quindi automatica.

Il mio parere è che se nel paese c’è un accordo generale per modificare la legge, allora si può cambiarla. Non bisogna però pensare che sia una pozione magica per aumentare le donazioni. Molti potrebbero percepirlo come un’imposizione e vi è quindi il rischio di ottenere l’effetto contrario.

(OTN)

swissinfo.ch: In Svizzera la fondazione Swisstransplant è contraria al sistema di donazione automatico, mentre il governo sta valutando l’opportunità di introdurre il sistema del consenso presunto…

R.M.: La miglior cosa da fare è rispettare l’opinione maggioritaria tra la popolazione. Queste polemiche non favoriscono per nulla il dono d’organi.

In Svizzera si sta portando avanti un’esperienza significativa: Ginevra ha adottato un sistema di coordinamento molto simile a quello spagnolo e il tasso di donazioni è sensibilmente superiore a quello del resto del paese. È questa la strada giusta: migliorare l’organizzazione e stabilire un sistema di coordinazione nazionale esteso a tutto il paese.

swissinfo.ch: In Germania il numero di donatori è diminuito in seguito a uno scandalo legato a una manipolazione di dati di pazienti che ricevevano un organo.

R.M.: La Germania ha effettivamente registrato nel 2012 una diminuzione del 15% dei donatori. Sono stati trapiantati organi su certi malati, probabilmente dietro pagamento di una ricompensa. Non si è agito con equità e ciò è molto grave. Affinché un modello funzioni, la fiducia è fondamentale. In Spagna abbiamo per fortuna un sistema trasparente e nel quale la gente ha fiducia.

swissinfo.ch: Ogni anno in Svizzera a causa della mancanza d’organi muoiono circa 100 persone. L’anno scorso 1'116 persone erano in lista di attesa. Qual è la situazione in Spagna?

R.M.: Vi sono circa 5'500 pazienti in lista d’attesa, 4'500 dei quali solo per il trapianto di reni. Negli anni ’90 vi è stata una diminuzione e da allora il numero è rimasto più o meno stabile. La mortalità dei pazienti in attesa di trapianto si situa tra il 5 e il 6%. Ci stiamo avvicinando all’autosufficienza. Copriamo bene le nostre necessità e i tempi di attesa per i pazienti si sono molto ridotti.

swissinfo.ch: Le cifre svizzere, in confronto, sono piuttosto alte…

R.M.: Sono senza dubbio alte, però il concetto di lista d’attesa non è molto significativo. Se un chirurgo sa che potrà trapiantare 50 organi, non inserirà 300 persone nella lista d’attesa con il rischio che 250 muoiano. Le liste d’attesa non riflettono bene le necessità per determinate terapie. Se avessimo il doppio di organi, probabilmente la lista non diminuirebbe, poiché sarebbero inclusi più pazienti. È il grande dramma dei trapianti. Le necessità superano di gran lunga le possibilità.

swissinfo.ch: Quali rimedi consiglierebbe per il caso svizzero?

R.M.: Il problema risiede principalmente nell’atomizzazione del sistema sanitario. Non è un problema esclusivamente svizzero. Quando si cerca di lanciare un programma nazionale in paesi con sistemi sanitari molto decentralizzati come la Svizzera, la Svezia e la Germania, non è facile organizzarlo. Affinché funzioni, tutto il paese deve muoversi nella stessa direzione. Per la Svizzera, bisognerebbe trasporre il sistema ginevrino in altre regioni dove vi sono carenze.

Il modello spagnolo

La Spagna è il primo paese al mondo in materia di doni e di trapianti d’organi. La proporzione di donatori è di 35 per milione di abitanti, fino a punte di 50 in alcune regioni.

Il cosiddetto modello spagnolo è stato instaurato nel 1989 per cercare di risolvere il problema della mancanza di organi. Prima dell’introduzione di questo sistema il tasso era di 14 donatori per milione di abitanti.

I principali pilastri del modello spagnolo sono:

- una rete di coordinatori di trapianti che funge da tramite con le diverse istituzioni statali

- un consiglio interregionale composto dai responsabili di questo settore

- dei coordinatori negli ospedali con formazione medica

- un sistema di vigilanza continua nei reparti di terapie intensive in caso di morti cerebrali

- una legislazione che definisce la morte cerebrale, le condizioni per prelevare gli organi e il divieto di motivazioni economiche

- un servizio centralizzato incaricato della distribuzione e dei trasporti degli organi, delle statistiche e delle liste di attesa.


(traduzione di Daniele Mariani), swissinfo.ch



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